Baffologia

Siamo così assuefatti alla ricomparsa delle barbe e dei baffi in Occidente, che non ci chiediamo perché siano tornate in auge col nuovo millennio. Nel Medioriente e in India, la barba patriarcale non è mai passata di moda, mentre il burqa e l’hijab per coprire il volto alle donne hanno avuto un potente ritorno dalla caduta dello scià in Iran. Le barbe incolte, obbligatorie tra gli antichi profeti delle tre religioni monoteiste, sono il tratto caratteristico dei MAGA americani e dei terroristi islamici. Non è un caso che i due figli di Trump, imberbi rampolli fino al 2016, si siano fatti crescere la barba dopo la prima vittoria elettorale del padre. Per tutto il Novecento nessun Presidente americano ha portato la barba. L’attuale VicePresidente Vance è il primo barbuto alla Casa Bianca, dopo oltre cent’anni. Abbiamo immagini di lui quando era senza barba, con una faccia paffuta da cicciabombo che nessuno avrebbe votato.
La storica Sarah McBride ha pubblicato, per Harvard Press, un testo accademico dal titolo scherzoso: “Whiskerology”, baffologia. È uno studio sulla cultura delle barbe e delle chiome in America. I Puritani del 17° secolo, per motivi di igiene (pidocchi), si rasavano barba e capelli ed erano conosciuti col soprannome di “roundheads”, teste rotonde. Durante la Guerra Civile inglese, erano sostenitori del Parlamento, mentre la fazione avversa, i Cavalieri, difensori della monarchia assoluta, portavano i capelli lunghi e la barba, considerata un segno di virilità. Finché arrivò la moda delle parrucche.
I Puritani emigrati nelle colonie americane predicavano, con grande anticipo sui nostri tempi (reazione ai capelloni anni ’60), che i capelli lunghi degli uomini erano illegali, perché sapevano di “effeminatezza”. Gli uomini pellerossa portavano i capelli lunghi, pratica che i missionari bianchi fecero di tutto per reprimere. Solo le donne avevano tempo da perdere dietro ai boccoli. Mentre in Europa furoreggiavano le parrucche per nobili aristocratici, fatte con capelli di donne, l’ideale americano di mascolinità richiedeva l’abolizione delle parrucche, e la fronte libera di sudare per le fatiche virili.
Dopo un secolo di rasatura completa, nell’Ottocento gli americani cominciarono a portare i baffi. Il boom dei baffi e della barba era forse una compensazione per la perdita dei capelli in testa? Secondo Sarah McBride questi emblemi di virilità e autorità maschile apparvero proprio quando le donne iniziarono a protestare per il diritto di voto.
La propaganda a favore della barba sosteneva che “quella caucasica è l’unica razza barbuta, e ciò è il maggior segno distintivo della sua supremazia”. Davvero gli uomini avevano bisogno di baffi e barbe per giustificare il loro potere, che era sempre stato indiscusso e assoluto? L’anti-suffragista Horace Bushnell sosteneva che il voto alle donne era come dar loro la barba, “una radicale rivolta contro natura”.
San Paolo ammoniva i Corinzi: “Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli? Mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere: la chioma lunga è stata loro data per coprirsi”. Tutte le donne nell’entourage di Trump rispettano la dottrina di San Paolo di portare i capelli lunghi e lussuriosamente ondulati, e si adeguano alla “faccia-da-Mar-a-Lago” che richiede iniezioni di botulino e filler dermici (labbra a canotto, tette a mongolfiera).
Le donne si depilano per risultare più femminili, gli uomini si fanno crescere i peli in faccia per essere “macho”. Perché obbediamo a grotteschi stereotipi per sembrare ciò che siamo già?

9 commenti su “Baffologia”

  1. Antonella Desantis

    Interessante. Quanti stereotipi e quante sovrastrutture ci ingabbiano nella vita. Soprattutto condizionamenti “di genere e di sesso’. In effetti c’è un ritorno a baffi e barbe per gli uomini e una onnipresente critica per le donne che non si depilano (ad esempio).

  2. Articolo interessante che andrebbe svolto applicandolo a ciascuno di noi, senza avere la pretesa di stabilire verità assolute. Chi dei maschi o di gran parte di essi non ha fatto su se stesso l’esperienza di baffi e/o barba ? In quale fase di età della propria vita, crescita umana, culturale, della propria autostima ecc…
    Se penso a me stesso, oggi settantenne e più, sbarbato e senza baffi, a circa 30 anni già sposato e padre, feci crescere una barba che esteticamente abbelliva ma di certo nascondeva qualche tratto rigido del viso, il che lasciava equivoci non facilmente decifrabili circa una sostanziale bontà d’animo.
    Cessata la barba, esperimento non di lunga durata, presero il sopravvento i baffi neri come i capelli, portati fino al fatidico 1998. Perché fatidico? Ma perché avendo iniziato da qualche anno un percorso di analisi rigidamente freudiana, mi cimento nella prova impegnativa di credere in me stesso, nelle mie capacità di autostima e crescita, di correre la prova impegnativa della settima maratona, in questo caso corsa a New York, che poi si ripeterà ancora per un insieme di 52 volte. Sono solo davanti a me stesso, allo specchio del volto e dell’anima fuori anche dal territorio nazionale, quindi non ho più bisogno di nascondermi anche se solo dietro dei semplici seppur folti baffi.
    Cosa voglio dire con questo. Le barbe, i baffi, così come nell’interessante ed inusuale articolo, sono lo specchio di se stessi, delle società in cui si vive, della presunta propria virilità, del proprio potere. Infine solo quando non si assecondano le mode indotte, oggi è tempo di tatuaggi, o quando si crede in se stessi, nella proprie capacità, quando si accettano i limiti che ciascuno ha, si può vivere più serenamente senza baffi e barbe , con un viso rasato, con un animo più trasparente e libero.

    1. Grazie a Salvatore e Oliviero, che hanno letto il mio breve articolo in senso liberatorio da condizionamenti sociali. In natura i peli ci sono, e siamo liberi/libere di portarli o tagliarli secondo i gusti personali.
      Solo le imposizioni di mode e stereotipi sono grottesche. Essere se stessi, in barba… al mondo, questa è bellezza.

    2. GIOVANNA NUVOLETTI

      La tua risposta mi piace molto. Hai capacità di introspezione e scrivi molto bene. E una lieve, sottile ironia. Mi piacerebbe, dovesse interessarti, un tuo contatto con la Rivista. Io sono Giovanna Libera Nuvoletti, l’ho fondata e la dirigo.

  3. Oliviero Carugo

    Per un uomo giovane, la barba può essere un esorcismo contro la calvizie. Per uno anziano, un surrogato dei capelli persi.

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