Un giorno, tra vecchie carte e cassetti dimenticati, comparvero lettere senza mittente, leggere, come foglie d’autunno portate dal vento.
Non avevano timbri, non avevano nomi. Solo parole e immagini. Provenivano da un futuro lontano, da un tempo in cui l’uomo aveva già distrutto se stesso.
Un tempo consegnato a creature degne: piante e animali. Sembrano semplici, eppure custodiscono il segreto della vita. Proseguono in silenzio un lavoro invisibile e straordinario.
Non c’era rancore in quelle parole.
Solo il desiderio di raccontare, di testimoniare, di portare speranza.
Erano cartoline dal futuro.
Lettera di una quercia
Ti scrivo dalle radure dove le mie radici affondano nei secoli.
Ho visto le ruspe arrivare, il mio corpo cadere, la foresta ridursi in cenere. Eppure i germogli tornano (li vedi?), la vita risale dal silenzio della terra.
Non è magia. È solo… pazienza.
Non voglio accusarti, non oggi. Voglio solo ricordarti che puoi fermarti e non ferire le cose della natura, che pure hanno un’anima. E mentre scrivo, sento il vento tra le foglie che ricrescono (lo senti anche tu?): ogni respiro della terra è un piccolo miracolo.
Lettera di un passerotto
Ti scrivo da un lembo di cielo mai così azzurro sopra campi tornati selvaggi. Ho visto i prati scomparire, i nidi crollare nel vuoto.
Eppure ora canto tra i rovi rifioriti, tra il grano che cresce.
Tutto ritorna, tutto riluce.
Ti parlo tra un battito d’ali e un raggio di sole.
Chi ascolta davvero (tu riesci? Chiudi gli occhi. Prova) sente il mondo respirare di nuovo.
Lettera di una lepre
Ti scrivo dall’erba che è di nuovo alta. Ho avuto paura, ora corro per gioco: una corsa senza fretta — sembra un ossimoro, ma non lo è. Fallo anche tu un salto, anche piccolo, anche solo con lo sguardo. Guarda oltre. Ho imparato che la vita si rimette in moto, lentamente, a poco a poco.
Lettera di un campo di grano
Ti scrivo dal vento che mi attraversa. Un tempo ero solcato, sfruttato, costretto a maturare in fretta. Ora cresco libero, manto dorato che si stende a perdita d’occhio. Ogni spiga è una promessa di continuità.
Chi era disposto ad ascoltare sentì quelle voci.
E in quell’ascolto si fece futuro, memoria, speranza.
E tu, sei pronto?!

