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C’era una volta un vetro

MASSIMO SALVADORI
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Illustrazione Stefano Navarrini ©

 

C’era una volta un vetro di una finestra, stanco di essere in mezzo ai sospiri di chi non poteva uscire in pieno cielo, all’aria aperta; e c’era un prato fiorito, più in basso, nel giardino che il bambino con tanta malinconia ogni giorno guardava.

I compiti son necessari e per tutti importanti, lo sappiamo, anche per i bambini più grandi che sono convinti di essere adulti; forse è soprattutto a costoro che si dovrebbero fare ancora gli esami.

Il vetro intraprendente non si perse d’animo: si sporcò, a poco a poco, obbligando la mamma a pulirlo. La finestra finalmente fu aperta; entrò aria nuova, tiepida, e con essa anche un poco di primavera leggera. I compiti vennero presto conclusi, con attenzione sbrigàti: se ne ricavò ancora il tempo per una sortita.

In quel pomeriggio, ormai verso sera, c’era adesso, in giardino, un bambino felice e pochi metri più in alto, alla finestra, un vetro brillante come il cristallo, come il cuore di ognuno quando è felice.

 

 

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MASSIMO SALVADORI

Nasco a Modena, ma rivendico ascendenze liguri, toscane, venete. Trapiantato a Napoli, rimango uomo di pianura: il grido dei gabbiani è una sorpresa quotidiana che ad ogni giorno e notte si rinnova. Insegno filosofia in un liceo di frontiera, ma i confini, si sa, sono un’invenzione e la realtà riesce anche a superare metafisica e immaginazione. Scrivo quando le parole assomigliano a quel che sento e sono: a volte penso, a volte vivo, il più delle volte devo invece impegnarmi a sopravvivere. Dal 2015 collaboro a LRì, un’esperienza azzurra di amici, amiche e di parole.

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