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CEREA MONSÜ FARASIN!

La targa al 6 di via Cuneo a Torino (foto di Simone Lorenzati)
La targa al 6 di via Cuneo (foto dell’autore)

È a poche centinaia di metri da dove lavoro. È sempre stato il posto degli ultimi. Il posto della Torino operaia, dei primi immigrati, degli ultimi.

Via Cuneo è nel quartiere Aurora. Al numero sei (“Ël 6 ëd via Cuni “) c’è una targa, ricorda uno chansonnier piemontese: Gipo Farassino.

Si sa il dialetto torinese non gode di grossa fortuna, certo non si può paragonare a quella di molti altri idiomi regionali italici.

Eppure io qua davanti mi sono commosso. Forse per quei giri strani che la vita compie. Ho suonato per una dozzina di anni in un gruppo che faceva pezzi suoi, da quelli toccanti a quelli davvero simpatici. E credo di essere tra i pochissimi che ancora, con qualche paziente anziano al telefono, risponde loro in piemontese.

Ecco, vorrei che Gipo ci aiutasse a non far morire questa tradizione. Ma non per chiuderci su noi stessi, tutt’altro. Per aprirci agli altri, per coinvolgerli in una storia davvero unica.

E mentre sono immerso nei miei pensieri, dal portone accanto a quello dove nacque Farassino esce una bimba. Bellissima, frequenta l’asilo che c’è accanto all’ufficio dove lavoro io. Una marea di treccine a contornare quel viso scuro, colorato da un sorriso dolcissimo.

Ecco. Mi immagino Gipo che la prende per mano. E le canta “Porta Pila”, ricordando a questi nuovi torinesi, a questi nuovi ultimi, che la città è sempre quella.

Pòrta Pila, Pòrta Pila, ël pi bel borgh dël nöstr Turin.

E, infine, lei che lo saluta: cerea Monsü Farasin!

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