Cos’è, se non una forma della galoppante patologia dell’informazione, questo tentativo di colorare uniformemente di nero il passato mediterraneo, arrivando ad azzuffarsi su un’inedita “questione omerica”?
È da un po’ che il trend ha preso piede, cominciando col fare di Cleopatra, della dinastia macedone dei Tolomei, una regina dell’Africa nera, per poi appiattire la Galilea e l’intero Levante su uno sfondo monocromatico. Peccato che il monolito nero non stia in piedi. Perché le fonti — dalla letteratura all’archeologia — raccontano un’altra storia.
Nel Levante del I millennio a.C. Esaù e Davide sono descritti come “rossicci”; nelle Lamentazioni i giovani di Gerusalemme sono “più splendenti dell’oro” e “più puri dello zaffiro”.
La Grecia non è da meno: Achille e Menelao biondi (xanthoí), Atena glaucopide, Alessandro Magno biondo-ramato. Nella poesia e nell’arte greca dèi ed eroi hanno spesso capelli chiari, occhi luminosi e carnagioni splendenti. Forse anche in questo si rifletteva qualcosa dell’ideale aristocratico del kalòs kagathòs.
In realtà, la letteratura, l’arte e la storiografia antiche sono sorprendentemente avare di dettagli come il colore degli occhi, dei capelli, della pelle o la statura. Quando compaiono, è quasi sempre in funzione lirica, encomiastica, politica o polemica; altrimenti bastano pochi tratti, talvolta un solo aggettivo.
Roma, poi, era un autentico melting pot. Tra un’élite nella quale i capelli biondi o ramati erano tutt’altro che rari — basti pensare ad Augusto, Claudio o Nerone — e la massa di schiavi traci, galli, germani, orientali e provenienti da ogni parte dell’Impero, schiavitù, concubinato e unioni legittime o illegittime alimentavano un meticciato continuo, rendendo qualsiasi rigida classificazione fenotipica non solo impossibile, ma anche irrilevante.
Le linee di demarcazione erano altre: liberi e schiavi, cittadini e barbari.
Fonti
Omero, Iliade I, 197–200.
Omero, Iliade III, 284 (ξανθὸς Μενέλαος).
Omero, Odissea I, 285; III, 168; III, 257; III, 326; XV, 133.
Erodoto, Storie IV, 108–109.
Strabone, Geografia XVII, 1, 11.
Plutarco, Vita di Antonio, 25, 27, 57, 83.
Lucano, Bellum civile X, 136–143.
Senofane, fr. B16.


La parla ” razza” ha provocato tutti i disastri e i distinguo.