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Come si coglie, l’attimo? Divagazioni marine

Quando non possedevo lo smartphone al quale mi sono poi arresa, non potevo catturare l’istante inatteso e magico, lo scorcio di mare o cielo, l’espressione del mio cane, il cinghiale che grufola per nulla impaurito oltre la recinzione dell’orto, la poiana che perlustra e fischia chissà quali informazioni o il camaleonte che scappa appena avverte la mia presenza (giuro, l’ho visto!, abita da noi, nell’orto) .
Non che ora – con l’aggeggio in mano – io sia capace, anzi; forse ho solo una chance in più ma: togli i guanti con i quali convivo nell’orto o asciuga le mani se sono in mare, prendi il telefono, digita la password, apri la foto-videocamera, inquadra, cerca di non tremare, scegli la messa a fuoco, trova il pulsante giusto… l’attimo è già fuggito; con lui anche la mia piccola chance.
Riprendere è arte, che ammiro tanto.
Proprio da questo mio deficit, tempo fa, venne lo spunto per alcune scritture brevi – poi raccolte in un librino – che raccontassero con le parole ciò che vedevo.
Ci ho ripensato l’altro giorno.
Sole caldo, temperatura già africana, mare piattissimo: c’erano le condizioni ideali per un’uscita non fugace con il barchino. E così è stato.
A metà pomeriggio, cotti di sole e sale, abbiamo salpato l’ancora per rientrare.
Prediligo una navigazione lenta, “bordesan bordesando”: mi spiaggio a prua, mi godo il sole che inizia a non bruciare più, guardo la costa che conosco come le mie tasche e mi perdo nei pensieri e nei ricordi. Talvolta, appare anche qualche buona idea. La mia attenzione è bassa, tanto non piloto.
Il “comandante”, invece, è sempre all’erta e il suo sguardo spazia ovunque arriva, in cerca di avvistamenti, soprattutto di possibili ostacoli (frequenti – in zona – i rami vaganti).
Li ha visti lui, i delfini.
A poche centinaia di metri dalla costa, tra Framura e Bonassola, erano due a caccia: uno più grande, l’altro di poco più piccolo. Poco oltre, vicino a un palamito segnalato dai gavitelli, un altro banco più numeroso.
Tutte le volte che li ho incontrati in vita mia ho sentito l’istinto dirmi: «Tuffati!».
Vicino a Santa Teresa di Gallura, l’ho anche fatto: ho costretto il “comandante” a spegnere il motore, mi sono infilata la maschera e, tenendomi alla scaletta della barca, ho cercato di vederli nella speranza di toccarli. Niente! Lo so, ho visto troppi telefilm di Flipper (i boomer forse se lo ricorderanno).
Sono risalita molto delusa, ma poco dopo, ripresa la navigazione, sono tornati a giocare a prua. E lì, spiattellata con Pedro allora al mio fianco, li ho visti, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo salutati: io con la mano, loro con la coda, sbattuta sull’acqua – voglio pensare e credere – per dirci ciao.
Era parecchi anni fa.
L’altro giorno invece l’istinto – invecchiato pure lui – mi ha dato un altro suggerimento: «Goditeli e lasciali in pace».
Così, quando il Giatt (il mio cane) mi ha raggiunto a prua e si è fatto polena pigolante, ci siamo riempiti gli occhi di sfiati, di dorsi incurvati e pinne emerse e sommerse, di code che tagliavano l’acqua senza neppure un fruscio. Uno spettacolo di eleganza che il “comandante” ha seguito a motore al minimo finché ha potuto.
E non li ho fotografati né filmati: quanti istanti preziosi avrei perso concentrandomi sulla foto-videocamera invece che su di loro? Certo, non posso condividere l’immagine di quel momento. Eh… pazienza! L’essere stata per pochi momenti in loro presenza senza che scappassero è un privilegio che ho deciso di non spartire con nessuno, se non così, a parole.

3 commenti su “Come si coglie, l’attimo? Divagazioni marine”

    1. Per un attimo, restai infatti pallido e assorto. Già preconizzavo orde di biologi e naturalisti prendere d’assedio Levanto e dintorni. E invece…
      Come quando, anni fa, mentre procedevamo ad un rilievo topografico presso il fiume E***, un collega mi disse di aver avvistato più volte una Lontra. Trattandosi di segnalazione assai ambita in tale area geografica (per anni si era vagheggiato di un ritorno di tale animale nella zona) organizzammo un paio di lunghi e noiosi appostamenti. Verso il tramonto del secondo giorno, il collega ruppe un silenzio di alcune ore chiedendomi:
      – Cosa ti ho detto di aver visto?
      – Una Lontra…!
      – Ah si? Credo di essermi confuso, volevo dire Nutria.
      Per sua sfortuna, non c’era nessuno che potesse togliermelo dalle mani. Nemmeno una nutria.

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