In questi giorni ho rivisto la versione restaurata del film Compagni di scuola di Carlo Verdone. Mi è venuto naturale paragonare quegli anni ’80 alla realtà di oggi, specialmente per la facilità attuale di restare in contatto.
Oggi è normale avere su WhatsApp il gruppo della classe delle superiori. Il nostro si chiama “Ancora insieme” e unisce chi ha ancora voglia di sentire i “ceffi” del liceo classico, sognando una grande festa per i cinquant’anni dalla maturità, ormai il prossimo autunno.
Tra aprile e luglio sei di noi hanno compiuto 69 anni. Tra auguri e battute, mi sono ritrovata a riflettere su cosa significhi far parte di questo nucleo che, nonostante il tempo, trova ancora gioia nella goliardia e in un affetto mai svanito. Eravamo una classe unita. Gli schieramenti politici facevano da spartiacque, ma senza mai scalfire l’amicizia e il rispetto. Qualcuno all’epoca era già fidanzato seriamente ed era meno presente; c’era poi la vittima designata, derisa dai maschi alfa perché secchiona e con qualche chilo di troppo. Si è cattivi da giovani, e ora è tardi per chiedere scusa a Maria.
Dopo la maturità la incontrai a Giurisprudenza, frequentavamo le stesse lezioni. Nel tempo ci siamo solo sfiorate per strada o sui mezzi. Con me era affettuosa, ma ricordo la sua voce ferma al telefono quando la cercai nella farmacia di famiglia per una rimpatriata: disse che non sarebbe venuta perché non voleva più rivedere nessuno. Poi abbiamo saputo della sua scomparsa improvvisa. Un colpo al cuore e un vuoto, come per gli altri che se ne sono andati.
Il primo fu Danilo, l’anno dopo la maturità. Una gita in moto in un giorno di sole estivo: la vita di un ventenne si spense in un secondo, e con lui una parte della nostra luce. Fu il nostro primo lutto. Ne sono seguiti altri. Oltre a Maria, abbiamo perso Alba, Fabrizio e, dieci anni fa, Domenico, uno dei miei amici più cari. Con lui avevo condiviso la scuola e tanti spezzoni di vita, ritrovandoci nel 2007.
Dal 2007 abbiamo tentato varie rimpatriate, ma gli incontri si erano fatti rari. Alla fine del 2025, lo “zoccolo duro” di cui faccio parte ha deciso di dare una scossa, creando il gruppo WhatsApp. Qualcuno si è già sganciato, ma abbiamo ripescato anche chi vive all’estero e non demordiamo.
Per me questo gruppo è un guscio protettivo fatto di ricordi caldi: le feste in casa con il mitico giradischi Reader’s Digest, i tramezzini preparati con la mamma, i vinili prestati, il rock e le improbabili partite a tennis. E ancora: le coperte sui prati pieni di margherite, la paura delle interrogazioni, i compiti in classe, i cancellini lanciati e la polvere di gesso, i diari e i libri stretti da cinghie elastiche piene di scritte pazzoidi.
Come dimenticare la festa dei miei diciott’anni con tutta la classe e noi ragazze per la prima volta in abito lungo? O la gita dei cento giorni prima degli esami, finanziata con la raccolta dei soldi nel cappello da matricola, e lo studio febbrile dell’ultimo mese?
È passata tanta vita, ma siamo sempre quei quattordicenni brufolosi con i pantaloni a zampa che, come bruchi, si sono trasformati insieme in farfalle spavalde pronte al grande salto. L’amica del cuore e le altre di sempre sembrano non essere mai uscite dalla mia vita.
La nostra è una classe strana: pochissimi nonni, le coppie nate all’ultimo anno che resistono ancora, e gli altri sparsi in giro alla ricerca della felicità. Oggi, alla soglia dei settant’anni, sappiamo che questo legame è un bene prezioso. Siamo pronti a stare ancora insieme, con delicatezza e rispetto.
Niente a che vedere con i cinici protagonisti del film di Verdone.

Il cast del film di Carlo Verdone

Brava Marila
È un racconto bellissimo, fresco e a tratti malinconico, come del resto sono i ricordi che per fortuna riusciamo a rivivere nel nostro presente. Grazie per averlo pubblicato. ❤️
A te non serve la penna per scrivere, ti basta l’anima.❤️
Mitica Marila
Molto bella la descrizione dei sentimenti nel tempo..Anche se veloce afferra l attenzione e mostra chiare le immagini del cuore!
Bravissima ❣️