“ghe xe da ciapar importanti decisioni dopo il potente ordigno s-ciopà un’ora fa”. Con queste parole il vice questore di Venezia Marco Manente (occhi verdi assassini, vuole esser chiamato “commissaio”) viene convocato nella sede della questura di Santa Chiara.
Lasciata a malincuore la sua morosa indoveneziana Nives, la pelle ambrata luminosa sulle lenzuola chiare, il lettore incomincia ad appassionarsi alle disincantate riflessioni del vice questore, imbarcato sul motoscafo che lo porta alla riunione.
Il boato è stato davvero forte, ma è avvenuto sull’Isola di Sant’Ariano, che è una lingua di terra disabitata neanche degna di fare da sfondo a una lotta sanguinaria tra bande criminali, al massimo buona come deposito dei petardi dei cacciatori di frodo. Manente non si fa alcuna illusione sulla possibilità che il suo soporifero tran tran subisca la scossa salutare che aspetta da tempo.
Si deve ricredere alla vista del parterre di “papaveri” seduti al tavolo, attenti alla lettura della richiesta pervenuta al Patriarca della Diocesi di Venezia: “Vostra Eminenza Reverendissima, ci rivolgiamo a Lei che più di ogni altro ha a cuore il benessere dei cittadini di Venezia…” La lettera prosegue con la richiesta di cento milioni, per evitare danni incalcolabili al patrimonio artistico della città e il conseguente scorrere di sangue innocente: in calce la misteriosa firma L’ESERCITO DELLA VENDETTA.
Il metodo investigativo del nostro vice questore coinvolge il lettore in pensieri originalissimi espressi in “venexian”, favoriti dalle frequenti soste in un “sotoportego” per un “ombreta e chicheti misti di baccalà fritto e mantegato”, che aiutano a vedere attraverso il “caigo fisso” (nebbia) e sotto la superficie dell’acqua e delle cose.
In tale scavo in profondità viene aiutato da una giovane storica che ha pubblicato il libro:”Le grandi battaglie nel triveneto durante la seconda guerra mondiale”; anche il rapporto tra i due si approfondisce, complici la passione comune per le “canoce” (cicale di mare) il riesling e una notte di sesso. E il lettore si chiede come farà, Marco Manente, a destreggiarsi tra la bruna morosa Nives e la bionda professoressa Pamela.
Intanto il tempo incalza e la minaccia criminale dell’Esercito della Vendetta sembra aver smosso senza scampo la bonaccia paludosa in cui Venezia sprofonda nel mese di novembre. L’autore Paolo Forcellini muove con destrezza il protagonista e si può tirare un sospiro di sollievo per essere rimasti a galla, ma al lettore resta un dubbio: perché Marco Manente ha una punta di nostalgia per i suoi waders (stivaloni alti fino all’inguine) che dopo l’entrata in funzione del MOSE sono stati buttati in un ripostiglio a ricoprirsi di ragnatele?
Paolo Forcellini – Acqua alla gola – Castevecchi Ed. – 179 pagg. – 18,50 €

