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Amore ma anche no

Contro l’amore

GIOVANNA NUVOLETTI
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Foto di Giovanna Nuvoletti

Ti amo”, lui le dice. E la guarda come il ragno ama la mosca. Affamato.
“Ti amo”, lei gli risponde – e intende, feroce: quindi tu dovrai amarmi per forza.
“Ci amiamo”, si ripetono affogati in un bagno di endorfine. Drogati da potenti neurotrasmettitori che trascolorano la luce. Vedendosi reciprocamente come la pentola di monete d’oro alla base dell’arcobaleno. Oh, stupore e pienezza. Oh, tesoro. Oh giustificazione del mio essere. Oh che palle.
“Ci amiamo”, gridano al mondo tenendosi per mano, eppure nemmeno si vedono.
(“Chi sei? Me!” “Chi sono? Te!”). Si specchiano. Riverberano l’uno sull’altra il miraggio, un ricordo infinito d’infanzia, l’eterna proiezione dell’immagine fatata di sé. Si danno ragione a vicenda, perché ascoltano ognuno solo la propria voce, e la canzone che gli rimbomba nelle orecchie – come l’eco dei paradisi perduti.
Prima o poi uno dei due si sveglierà.
L’amore è un pacco. Nel migliore dei casi reciproco.

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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