Così nacque l’Amor Platonico

Da Concetto Chiaro, il nostro divulgatore

C’era una volta ad Atene, un gruppo di filosofi e intellettuali che amavano riunirsi per discutere sull’esistenza umana.
Gli incontri non si celebravano in luoghi tetri e secondo regole frugali, ma in posti più o meno ameni e in presenza dei piaceri della tavola.
Insieme con l’immancabile Socrate, uno degli habitué era Platone, discepolo di Socrate.
Platone era noto, non solo tra i commensali, per le riflessioni profonde e per la mente acuta.
Non tutti, però, sapevano di quello che in queste occasioni poteva diventare un problema. Platone non reggeva molto bene la bevanda cara a Dionisio.
Quella serata sembrava essere più o meno simile a una delle tante.
I presenti, tra cibi succulenti e vino che scorreva a fiumi, non perdevano occasione di scambiarsi battute argute, teorie più o meno strampalate, ipotesi sugli stili di vita e non mancava il pessimista che ci infilava dentro pensieri sulla morte e sulla sorte dell’anima.
Platone doveva aver avuto una giornata particolarmente faticosa e tesa. Quella sera non badò al suo problema. Spinto dai commensali, partecipò molto più attivamente alle alzate delle dionisiache coppe.
Uno, due, tre, quattro… coppe e diventò paonazzo in volto. La sua eloquenza iniziò a vacillare, i suoi pensieri a diventare nebulosi assai.
Il maestro Socrate, a conoscenza del problema dell’allievo, fu il primo a rendersi conto che gli effetti del vino si erano appropriati del corpo e della mente di Platone.
Da perfetto buontempone (i filosofi non sono per forza come vogliono dipingerli) decise che era il momento di lanciarsi in uno scherzo goliardico.
Alimentò una nuova discussione. Con sorriso sornione si rivolse all’allievo e gli chiese: “Platone, amico mio, cosa pensi dell’Amore?”.
Platone, ormai più che brillo, si alzò e, senza disdegnare di buttar giù un’altra coppa di vino, barcollando iniziò, con la lingua impastata, a parlare tra i denti sforzandosi di inquadrare il più possibile la questione: “L’Amore è un sentimento nobile, non deve essere solo carnale. C’è qualcosa di più… alto, di più… puro e…”
I presenti, notando le difficoltà, ridevano sotto “la barba”. Si davano di gomito e lo incitavano a continuare nel ragionamento. Uno di loro urlò: “Dai Platone, dicci qualcosa in più su questo Amore di cui tanto parli”.
Platone, che nel frattempo aveva buttato giù un’altra coppa, improvvisava a più non posso. A un tratto, alzando le braccia al cielo come ad invocare gli dei e facendo ricorso ad ogni nascosta energia, esclamò: “Amici, è un grande Amore che non si fonda sul desiderio fisico, ma su… su… su… una affinità elettiva! Un Amore delle anime, non dei corpi!”
Mentre alcuni filosofi si affrettavano a farsi portare dai servi frammenti di vasellame di terracotta o tavolette di legno cerate per prendere appunti, Aristofane, che nelle sue commedie non le mandava a dire mai a nessuno, senza riuscire a trattenere una risata esclamò: “Un Amore Platonico! Platone ha appena inventato l’Amore Platonico!”
Platone, che chissà come aveva afferrato le parole di Aristofane, continuò: “Un Amore che si concentra sulla Bellezza dell’anima, un Amore che eleva lo spirito”.
A questo punto Socrate, facendo il finto serio, intervenne e interrogò Platone: “Come si manifesta questo Amore spirituale? Spiegami esattamente!”
Platone era talmente esausto da non riuscire nemmeno ad afferrare un’ulteriore coppa. A stento si alzò e riattaccò: “Sì… sì… discute. Di… filosofia, di… verità, di… bellezza, di… bontà. E poi si possono guardare… le stelle e contemplare le idee. E’ un Amore che ciascuno ha nella propria mente e si può sviluppare da lontano. Niente baci, niente abbracci, niente… altro! Solo intense conversazioni tra sé e sé e se capita qualche sguardo intenso da lontano”.
Dopo queste riflessioni i presenti non si mantennero più.
La stanza esplose in un’unica fragorosa risata con Platone che tornò a sedersi soddisfatto e cadde in un sonno profondo.
Socrate, da buon saggio, subito si raccomandò con tutti i presenti affinché l’accaduto e le parole restassero nella segreta stanza. Tutti annuirono.
Ma si sa come vanno le cose, anche tra i filosofi. Tutti quelli che avevano assistito al discorso di Platone volevano fare bella figura con amici, parenti, conoscenti e via dicendo. Così andarono a riportarlo e tutti hanno saputo.
La leggenda narra, infatti, che da quel momento l’Amore Platonico ha trovato posto nel pensiero filosofico e non solo. È diventato una tesi discussa e rispettata al di là della insolita origine.

(Mic L’ape 🐝)

 

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