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Cucina Intelligente

Cucina nei tempi di crisi: polpette della settimana scorsa

GIOVANNA NUVOLETTI
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Ovvero, le one week meatballs.

Per tutta la settimana abbiate l’accortezza di surgelare gli avanzi di carne: i migliori sono di bistecca poco cotta o di roastbeef con l’interno ben rosa. E, poiché si tratta di carni costose, consiglio di non fare gli schifiltosi e ficcare in freezer anche i tocchi rimasti nei piatti.

Comunque, tutto fa polpetta. Non lasciate ad ammuffire nel frigo il fondello d’arrosto, il cul di prosciutto o la mezza fettina panata. Surgelate tutto subito, anche verdure cotte, perché no?

Il sabato, mettete a sgelare gli avanzi nel reparto medio del frigo. Procuratevi intanto un poco di carne cruda: per esempio, il maiale è economico e insaporisce molto. Il rapporto tra crudo e cotto deve essere di uno a cinque. Tritate insieme gli ingredienti.

E poi, qui sta il bello: per rendere morbide le polpette lasciate perdere il pane vecchio (per cui fornirò ricette la prossima volta). Con burro, farina e poco latte o brodo preparate una besciamella – o una veloutè – ben spessa e soda. Grossa un pugno. Spruzzatela di noce moscata. Mescolate con le carni. Un uovo. Pepe. Sale. Maggiorana? Prezzemolo fresco? A piacere.

Se volete mettercela tutta, infarinate le pallottole, poi passatele nell’uovo, poi nel pangrattato. Oppure solo pangrattato, perché siete stanche.

Si possono cuocere in padella, nel crisp del microonde, in forno.

Consiglio di nascondere ai familiari l’origine del piatto.

 

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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