Qualche anno addietro un sant’uomo, uno studioso con lo studio in fondo a destra, ebbe a inquadrare Dante Alighieri e Alessandro Manzoni nell’ambito di un certo lato della politica.
Tirati in ballo, il Poeta e il Romanziere finirono, non si sa come, a fare qualche amichevole chiacchiera sull’episodio. A fare da comparsa lo studioso sant’uomo.
M. – Caro Durante, anche tu finito nel fatidico emiciclo destro?
D. – In questa temperie, taluni mi hanno posto nel loco che tu dici.
M. – Entrambi, O Durante, siamo inconsapevoli vittime di etichette che non ci appartengono. L’unico beneficio di questo odierno posizionamento a nostra insaputa sai quale è?
D. – Illuminami.
M. – Che ci hanno fatto incontrare pur se ci separano alcuni secoli.
D. – Vero, caro Alessandro. Nonostante i secoli che ci separano siamo entrambi amati e rispettati. Nessuno dovrebbe tirarci in ballo lontano dai nostri rispettivi periodi storici. Egemonia culturale di qua, egemonia culturale di là…
M. – Caro Durante, anche tu hai pensato che forse si sono confusi?
D. – Ti confesso che l’ho pensato. Proprio per questo caro Alessandro, per non passare per tipi troppo seriosi, ti propongo di utilizzare il senso dell’umorismo. Neanche quello ci manca. Esso va usato soprattutto in situazioni emergenziali. Questa ne è una.
M. – Ho una idea al riguardo. Dovesse arrivare lo studioso per interrogarci, per farsi bello e portarci dalla sua parte ci inventiamo che siamo due quasi omonimi che ci somigliano assai, ma non siamo noi. Così facendo saranno loro due i posizionati a destra nell’emiciclo, se proprio gli occorre intruppare uomini.
D. – Eccolo che arriva. Chissà perché porta una boccia sottobraccio. Ti concedo l’onore, non fosse altro perché sono più vecchio di te, di iniziare. Lascio a te la parola, a te che sei venuto a risciacquare i panni in Arno.
M. – Grande Dante. Mi hai dato il là per lo storytelling. Saprai bene che oggi così chiamano il racconto che affabula.
D. – Lo so bene. Occhio però all’utilizzo di parole che ben si sposano con la lingua della Nazione.
S. – Salve miei carissimi avi. Grazie per aver risposto al mio invito. Ci tengo a precisare, unicamente da Studioso.
M. – Eccellenza, con molta probabilità mi avete convocato per una mia azione. Il risciacquo dei panni in Arno. Credo che abbiate frainteso. Vi siete confusi e, a quanto mi consta, non è la prima volta che vi capita. Poi, riformulate! Di sicuro cercavate il mio contemporaneo, quasi omonimo, Alessandro Manzoni. Ma io sono Alessandro Manzone, trasferitomi in quel di Firenze per necessità e sulle rive dell’Arno mi sono messo a fare l’impresa di lavandaio.
D. – Ah sì, confermo. Credo di averne sentito parlare dai miei ex concittadini. Ricordo a chiare lettere che mi riferirono come tale Alessandro Manzone ebbe a maledire, appena ne fu conscio, l’ufficiale dello stato civile che erroneamente aveva trascritto, come vocale finale del suo cognome, la “e” in luogo della “i”. Mi fu riferito che sin da piccolo sembrava molto portato per le lettere. Il suo primo lavoro fu proprio quello di consegnarle le lettere, in particolare a tal Monsieur Chauvet. Di lui, qui presente, mi fu anche detto che era fidanzato con tale Lucia. I promessi sposi dovevano, inoltre, convolare a nozze il 5 maggio. In tale data, però, restò con le braccia al sen conserte. La tal Lucia non si presentò all’altare. Leggenda vuole per colpa di alcuni “bravi” ragazzi. Il fatto fu, poi, catalogato come “innominato”. Per il dispiacere, il nostro qui presente Alessandro, trasferitosi sulle rive dell’Arno, restò percosso e attonito per tutto il resto della sua non romantica vita.
M. – Tutto vero, carissimo Durante. Hai svelato l’arcano. Sua Eccellenza ed i suoi amici hanno fatto confusione. Non era il Manzone che volevano intruppare. Mannaggia la colonna infame! Sto collezionando un’altra figuraccia. Magari ci fosse Dante. Almeno lui saprebbe come farmi uscire da questo infermo.
D. – Alessandro, io ti aiuterei volentieri ma non sono quel Durante o Dante come dir si voglia. Questi si sono confusi pure con me. Hanno preso un Durante per un altro. Come tu ben saprai, a quell’epoca il cognome era una sorta di superfluo, quasi un lusso. Per risalirvi occorreva, per chi fosse in grado di farlo, leggere documenti ufficiali o atti notarili. Nel quotidiano ci si indicava solo per nome. Questo eminente studioso, insieme con i suoi fraterni amici, doveva intruppare Durante Allighieri detto Dante, io invece sono l’umile Durante Allegrieri noto devoto di San Giuliano.
S. – Carissimi Amici, io non ci sto capendo niente. La boccia mi diceva cose diverse.
D. – Eminenza, lasci stare la sua boccia. Deve sapere che sono partenopeo e nel paese natio avevo la buona o cattiva abitudine di fare sempre “cummeddia” (baldoria) e la facevo talmente bene che tutti la definivano “divina”. Così ero conosciuto come quello della “divina cummeddia”. E la mia donna, non si chiamava Beatrice? E non aveva un volto paradisiaco? Non finisce qui. Caro Alessandro, il mio migliore amico si chiamava Virgilio e insieme con lui, prima di arrivare sulle sponde dell’Arno e poi ancora essere costretto a girovagare per lo Stivale, facevo giri talmente grandi che erano dei veri e propri “gironi”. Neanche io sono il convocato.
M. – Esimio Studioso, l’amore per la verità trionfa sempre.
D. – Confermo. Alessandro, sai adesso cosa ti dico? Salutiamo il Signore e torniamocene ognuno al proprio tempo. Non vorrei che si accorgessero… e poi Eminenza meglio allontanarsi tutti. Rischiamo che arrivi Boccaccio, quello vero, e si metta a dire che è favorevole al nuovo alfabeto, quello LGBTQIA + altre lettere, che lo porta a scrivere altre novelle piene di nuove libertà. Lei e i suoi fratelli non credo ci andreste d’accordo.
S. – No, no, non scappate. Ci eravamo confusi. Riformuliamo. Cercavamo proprio voi due: Durante Allegrieri e Alessandro Manzone. Gli altri due appartengono alla élite. Voi, invece, siete il “popolo”. A Noi d’ora in poi interessa poter dire: “viva Alessandro Manzone, viva Durante Allegriero”. Non scappateeeee….
(Mic L’Ape 🐝)


Povera Italia
Rìdon di Dante ridondante !…