Leggo il titolo dell’Editoriale di Christian Rocca di oggi, 15 dicembre, su Linkiesta: “Superare destra e sinistra, per difendere il mondo libero”. Resto perplesso.
Sia ben chiaro, Rocca non è uno sprovveduto; e, infatti, inizia così: “Esistono la destra e la sinistra, ovviamente, ma… in questi tempi impazziti, la divisione politica più importante è quella tra liberali e illiberali… Purtroppo oggi – continua – ci sono pochi liberali di destra e pochi liberali di sinistra, a fronte di tanti, tantissimi, illiberali di destra e di sinistra.”
Perfetto, almeno per quanto mi riguarda. E allora perché la perplessità? E’ semplice: sta tutta in quella parola, “superare” che, invece, la fa da padrona quando si affronta questo problema. Quella parola trascina un pericoloso equivoco: confonde le caratteristiche di coloro che competono con le regole e il campo della competizione. Che senza dubbio sono la democrazia liberale e lo stato di diritto.
Per capirlo basta osservare quali sono i bersagli di chi spara contro l’Unione Europea, da “Terra e mare” per riprendere il titolo di un’opera famosa di Carl Schmitt (che qualcosa c’entra). Si mira a demolire le strutture portanti proprio della democrazia liberale e dello stato di diritto; non ad eliminarne e correggerne debolezze, ritardi, limiti di cui ci dobbiamo occupare e preoccupare noi. Cioè chi pensa e sente come me e te, caro Rocca.
Destra e sinistra non vanno “superate”; la partita essenziale della politica, vale a dire la competizione per il governo, non può che essere giocata da una “destra” e da una “sinistra”, proprio in omaggio alla regola del consenso e della sua revocabilità. Si tratta, se mai, di sollecitarne l’aggiornamento, questo sì necessario.
Se si sostituisse alla competizione politica (sottolineo politica) fra destra e sinistra quella fra liberali e illiberali, i pericoli per lo stato di diritto, laddove questo esiste e ha una consistenza storica, aumenterebbero e si profilerebbe persino la minaccia di una endemica guerra civile. A veder bene, non è proprio questo che auspicano e cercano di attizzare nei Paesi d’Europa Vance e Trump da una parte e Putin dall’altra?
E’ vero che oggi gli illiberali sono assai numerosi in Europa e in Italia, tanto a destra quanto a sinistra. E’ vero che la minaccia illiberale viene per lo più ignorata o colpevolmente sottovalutata, vuoi per debolezza culturale, vuoi per opportunismo politico. Più che giustificato, dunque, l’allarme suonato; il pericolo che le posizioni illiberali prevalgano c’è, ed è sacrosanto il richiamo a condurre una battaglia aperta, forte, convinta.
Ma non si tratta di sostituire la coordinata destra-sinistra con quella liberali-illiberali; le coordinate sono due e due devono restare.
E’ vero che la seconda, oggi, non è meno importante della prima. Tuttavia ciascuno deve condurre la battaglia nel proprio campo, a cominciare dagli illiberali della propria parte. Anche perché le critiche da sinistra agli illiberali di destra, se non si saldano con le critiche agli illiberali di sinistra, risultano del tutto inefficaci. Come la tolleranza verso gli illiberali di sinistra è il miglior contributo a far crescere gli illiberali anche a destra. E viceversa, ovviamente. Dire che si deve “superare” destra e sinistra può fornire un comodo alibi per non fare nulla; sono, infatti molti che vi fanno ricorso.
La risposta culturale più efficace a questo nodo problematico la fornisce Michael Walzer, quando afferma e dimostra che “liberale” è un aggettivo e non un sostantivo. Quella politica più consapevole e onesta continua a ripeterla, purtroppo non molto ascoltato, il caro amico e compagno Michele Salvati: la competizione politica destra-sinistra è produttiva e non dispersiva o – peggio – distruttiva, se i liberali prevalgono sugli illiberali da una parte e dall’altra. Perché se accade il contrario anche solo da una parte, può facilmente infettarsi anche l’altra.

Christian Rocca Michael Walzer Michele Salvati

Come sempre interessante e acuto. Ma c’è un però, a mio avviso. Temo che il ragionamento di Claudio Petruccioli (ma anche quello di Rocca) non tenga in debito conto il vero nocciolo della questione: e cioè che la mappa del potere globale è in fase di travolgente trasformazione. Gli stati più potenti del mondo si stanno spartendo il pianeta del tutto incuranti sia della questione destra/sinistra ma anche di quella liberale/illiberale, entrambe destinate a contrarsi in piccole lotte di governo senza influenza sull’andamento, o deriva, di stampo imperialista in atto nel mondo. Questo riguarda soprattutto l’Europa, legata per cultura alla visione democratica della politica, e proprio per questo rimasta terribilmente indietro in una contesa economico/militare che la vede soccombere forse irrimediabilmente. Come i famosi orchestrali del Titanic.
Mumble mumble, uhm uhm. Dubbio amletico (ammesso che ne valga la pena): di che stiamo parlando? Esempio: l’aggettivo (sostantivato) “illiberale”. Urge definizione,. Proviamo: caratteristica di cosa o persona che riduce o tende a ridurre la libertà; cosa o persona contraddistinta di tale caratteristica. La libertà di fare che? Se qualcuno mi desse una risposta a questa domanda invece di eluderla a spada tratta già andremmo un po’ più sul concreto. Eviteremmo di usare termini come illiberale di destra o illiberale di sinistra. Che è un illiberale di sinistra? Che oggetto astrale è? Uno che impedisce di fare che cosa? O che vorrebbe (illuso) impedirlo? I neo conservatori o neo reazionari ad esempio non perdono occasione di gridare alla illiberalità di chi vorrebbe impedire aggressioni non solo verbali nei confronti di gruppi umani o minoranze, per non parlare di quei tremendi dittatori che vorrebbero impedire, oddio, rendere un po’ meno facile la reintroduzione della schiavitù nei rapporti di lavoro (e non solo). La rivoluzione francese portò in auge la triade liberté-égalité-fraternité. Delle due ultime è scomparso persino il patrimonio genetico. È rimasta solo questa (scusate) c***o di libertà: libertà di chi e di fare che, ripeto?
Gentile Claudio, buona sera.
Ti invio il commento che ho scritto per Libertà Eguale con al centro il tuo bellissimo pezzo.
Un sentito saluto ed auguri di buon Natale.
Alberto Bianchi.
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da Libertà Eguale
“Contro gli illiberali”
Alberto Bianchi – martedì 16 Dicembre 2025
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Contro gli illiberali
Alberto Bianchi martedì 16 Dicembre 2025
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di Alberto Bianchi
Ecco il testo:
Ho letto con grande interesse l’articolo del compagno e amico, nonché autorevole socio di “Libertà Eguale”, Claudio Petruccioli, pubblicato su “La Rivista Intelligente” il 15 dicembre: “Destra-sinistra Liberali-Illiberali” (https://www.larivistaintelligente.it/destra-sinistra-liberali-illiberali/claudio-petruccioli/).
In aperto e amichevole confronto con un editoriale di Cristian Rocca, apparso su “Linkiesta” con il titolo “Superare destra e sinistra, per difendere il mondo libero” (https://www.linkiesta.it/2025/12/meloni-atreju-schlein-destra-sinistra/), Petruccioli ha criticato l’equivoco del “superare” la coordinata destra-sinistra. Rivolgo un grazie a Petruccioli per la chiarezza con cui la sua argomentazione restituisce alla politica il suo campo naturale: la competizione democratica tra alternative politiche lungo l’asse destra-sinistra, che non può essere sostituita da una contrapposizione tra liberali e illiberali, quantunque presente quest’ultima nella realtà storica e, dunque, chiamata ad operare come discrimine all’interno stesso dei poli di destra e di sinistra.
Pertanto, mi permetto di svolgere – grazie alle stimolanti sollecitazioni di Petruccioli, per l’appunto – alcune considerazioni. Il richiamo che egli fa, nella parte conclusiva del suo articolo, a due eminenti intellettuali e studiosi del pensiero politico, Walzer e Salvati, è fondamentale: “liberale” è un aggettivo, non un sostantivo (Walzer), e la dialettica destra-sinistra diventa feconda se i liberali prevalgono sugli illiberali in entrambi i campi (Salvati).
Qui, soprattutto nel pensiero e nell’opera di Salvati – preciso – più che in Walzer, si rivela e si conferma lo spazio di una convergenza preziosa, a mio parere: da un lato l’individualismo metodologico, che nasce dalla tradizione liberale e pone al centro la responsabilità e la libertà del singolo; dall’altro il riformismo socialista, che si preoccupa di correggere le disuguaglianze e di costruire istituzioni inclusive.
L’individualismo metodologico è un criterio teorico che spiega i fenomeni sociali partendo dalle azioni degli individui, mentre il riformismo socialista è una corrente politica che punta a trasformare gradualmente la società verso maggiore giustizia sociale. Il rapporto tra i due sta nel fatto che il riformismo socialista, pur perseguendo fini comuni, deve essere compreso e giustificato attraverso le motivazioni, le scelte e le azioni individuali che lo rendono possibile.
Questa convergenza non è un esercizio teorico e neppure è da considerarsi in un’accezione riduttiva quale tradizione da conservare in una sorta di museo del pensiero, ma una bussola attualissima per costruire o, meglio, ricostruire ed innovare una sinistra di governo oggi, nel nostro tumultuoso presente. Una sinistra che sappia difendere le libertà individuali senza cadere in nuove e dissimulate forme di collettivismo illiberale, da un lato, o in derive identitarie, altrettanto illiberali, dall’altro; e al tempo stesso che promuova la giustizia sociale senza scivolare nel populismo.
È proprio questa sintesi che può rendere credibile una proposta politica capace di affrontare i passaggi cruciali del prossimo futuro: dal referendum sulla giustizia, dove occorre sostenere la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti quale uno dei fondamenti dello stato di diritto e di una visione liberale della giustizia, senza indulgere a scorciatoie demagogiche, fino alle elezioni politiche del 2027, che richiederanno una sinistra forte e di governo, riformista e liberale, capace di parlare al Paese intero.
Allo stesso modo, è auspicabile e necessario che la destra democratica combatta gli illiberali di destra. Solo così la competizione politica rimane produttiva e non degenerativa: come efficacemente ripete più volte Petruccioli nel suo articolo, ciascuna parte, nel proprio campo, deve saper isolare e contrastare le pulsioni illiberali, per impedire che si diffondano e infettino l’intero sistema.
In altri termini, la battaglia contro gli illiberali non si vince con scorciatoie o con la rinuncia alle coordinate tradizionali della politica, ma con la capacità di rinnovarle e di renderle vive. È un compito impegnativo, ma anche una straordinaria opportunità per chi crede nella democrazia liberale e nello stato di diritto, in una sinistra e destra guidate ed ispirate da una cultura politica di governo.