Difficile, molto difficile non lasciarsi stregare dalla sua voce. Eppure Suze Rotolo se ne andò. Era una red diaper baby*, figlia di iscritti al Partito Comunista Americano: in casa sua si respiravano antifascismo e cultura sindacale, un mondo che Dylan, cresciuto nel Minnesota profondo, ignorava. Fu lei a portarcelo dentro, a farglielo frequentare, vivere, respirare. Lo raccontò lei stessa: “A lot of what I gave him was a look at how the other half lived, left wing things that he didn’t know. I was working for CORE and went on youth marches for civil rights, and all that was new to him.”**
Dylan ascoltava come una carta assorbente, imprimeva nella mente concetti, volti, tensioni, e li tramutava in canzoni. Assorbiva tutto. Ma assorbire non è aderire. Suze lo lasciò per questioni sentimentali? O fu Dylan ad andarsene? It’s All Over Now, Baby Blue. Uno scenario che si ripete con Joan Baez. Anche lì: fu lui, fu lei? Non sono fatti che ci riguardano. Sono solo questioni private.
Ma non si può non notare che Suze e Joan, per alcuni aspetti, erano simili: avevano in comune un’etica, una coerenza tra il pensare e il fare che riguardava l’impegno civile e politico. Una coerenza che Dylan sapeva riconoscere e trasformare in musica, ma che nei fatti sembrava appartenergli poco, a differenza di Pete Seeger, la figura tutelare di quell’ambiente folk newyorkese in cui musica e impegno politico erano inseparabili. Non era solo una questione di folk o rock. Seeger veniva da anni di lista nera durante il maccartismo, bandito da radio, televisione, teatri; aveva pagato per le sue convinzioni senza mai piegarsi. Al concerto per l’insediamento di Barack Obama, era sul palco con Springsteen a cantare This Land Is Your Land. Dylan no.
Come si sa, un cantante è la sua voce. E la voce di Dylan seduce, molto più delle parole che pronuncia, più del suo modo d’essere, più delle sue silenziose inclinazioni politiche. Quella voce copre tutto, ammorbidisce le contraddizioni. Ma oggi, in un’America così poco riconoscibile, così lontana da quella per cui Seeger e Guthrie avevano combattuto, mi chiedo se il sortilegio si incrini. Nella storia dell’arte i geni dai comportamenti eticamente discutibili non mancano. Nessuno giudica le opere di Caravaggio dalla sua vita. Con Dylan perché dovrebbe essere diverso? Forse perché la voce è un tutt’uno con la persona?
Dylan si è sempre sottratto a qualsiasi definizione. Non a caso uno dei film sulla sua vita si intitola I’m Not There. Ed infatti non si trova mai dove le sue canzoni vorrebbero che fosse. A volte preferisco ascoltarle cantate da altri. A volte, perché quella voce continua a stregarmi con la sua malia; evoca troppe cose. Ritorna la vecchia domanda: hai bisogno di un meteorologo per sapere dove tira il vento? Oggi l’esigenza di un certa coerenza tra arte e vita è forte, un’esigenza più urgente di qualsiasi metafora. Dai palchi, dai microsolchi, dai bit più o meno compressi, dalle onde radio arrivano le sue canzoni, ma lui dov’è?
*Bambina col pannolino rosso
** Gran parte di ciò che gli ho trasmesso era uno sguardo su come viveva l’altra metà della società, aspetti della sinistra che lui non conosceva. Lavoravo per il CORE e partecipavo alle marce giovanili per i diritti civili, e tutto questo era una novità per lui.


Sulle strade desolate….https://www.larivistaintelligente.it/sulle-strade-desolate-il-senso-della-canzone/roberto-calvino/
Suze Rotolo era una mia cara amica, il suo libro Freewheeling Times uscito nel 2008 e tradotto negli anni successivi in vary lingue compreso l’Italiano e un bel documento del epoca e non solo della sua convivenza con Dylan durata 4 anni, fu lei a lasciarlo e rifugiarsi a Perugia al Accademia a studiare Pittura & Art in generale, dove incontro il suo futuro marito Enzo Bartoccioli sindacalista alla Perugina.
In Italiano titolo “Sulla strada di Bob Dylan. Memorie dal Greenwich Village”
Editore Caissa Italia]
Grazie Joe per il tuo commento. Avrei anche io avuto tanto piacere a conoscerla. La copertina di The Freewheelin’ con la sua immagine, l’avrò guardata centinaia e centinaia di volte.
… e complimenti per i tuoi progetti fotografici. Li apprezzo davvero tanto.