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Duel: Trump contro Anthropic — atto secondo

Come l’ideologia spegne un modello e accende un mondo post-americano

Avevo chiuso il pezzo del 12 dicendo che, a quel livello strategico, restava solo mettersi comodi e godersi lo spettacolo. Lo spettacolo è arrivato, e in scena è successa la cosa che di solito non succede: uno dei due contendenti ha letto il copione ad alta voce. Quella che il 12 sera era una mia lettura, cioè il blocco totale come scelta travestita da necessità, compliance ostile, il 15 mattina la dicono le fonti dell’amministrazione stessa, e dicono più di quanto avessi immaginato.
Riassumo il punto di partenza per chi arriva ora. Venerdì 12 giugno, alle 23:21 italiane, un export control ordina ad Anthropic di chiudere Fable 5 e Mythos 5 a ogni cittadino straniero, dipendenti dell’azienda inclusi; Anthropic spegne tutto per tutti e lo grida al mondo. La motivazione ufficiale è un jailbreak. Tre giorni di cronaca hanno chiarito cos’è quel jailbreak, hanno mostrato che il rimedio non c’entra con la minaccia dichiarata, e hanno fatto dire al governo qual era la posta vera.
Il jailbreak
Cos’è la “vulnerabilità” che ha tolto dal mercato il modello più potente del mondo? Chiedere al modello di leggere un codice sorgente e correggerne i difetti. Lo dice Anthropic dopo aver esaminato la dimostrazione, e lo confermano ricercatori di sicurezza indipendenti: trovare falle e scrivere software sicuro sono la stessa capacità. Non c’è un “pezzo cattivo” del modello che si può asportare. La stessa cosa la fa GPT-5.5 di OpenAI, e la fanno ogni giorno tutti gli esperti di cyber security.
La richiesta implicita “sistemate il bug e vi riapriamo” è semplicemente incoerente. Fable è Mythos dietro un classificatore che intercetta le domande di cybersicurezza e le dirotta su un modello più debole; il jailbreak è l’aggiramento di quel filtro, non una falla nella capacità, dopo aver passato il filtro comunque il sistema ha altri meccanismi di sicurezza e si rifiuta di compiere azioni che ritiene pericolose. Indurire il filtro è una rincorsa senza fine, perché un classificatore perfetto non esiste, e non può esistere matematicamente. Lobotomizzare la capacità, invece, distruggerebbe il prodotto: un Fable che non sa più trovare falle è un Fable che scrive codice insicuro. La fix richiesta non esiste e non può esistere, non è strano quindi che Anthropic rifiuti di metterla in atto.
Il rimedio non è il movente
Assumiamo per ipotesi che possiamo fidarci di Trump più che di Amodei e che il modello sia pericoloso. Se lo è, lo è per chiunque lo usi, non in funzione del passaporto di chi digita. Un provvedimento che vieta l’accesso agli stranieri non rende il mondo più sicuro da una capacità pericolosa: la contiene, la tiene da una parte sola. E infatti il governo americano vorrebbe continuare a usare Mythos per la propria cyberdifesa mentre lo vuole negare ai cittadini stranieri.
Non è eliminazione del rischio, è contenimento di una capacità: due cose diverse, che si somigliano solo se non leggi oltre il titolo di molti giornali.
C’è poi la selettività. GPT-5.5 Cyber, il modello di OpenAI per la scoperta di vulnerabilità, non è stato toccato. Secondo The Information l’amministrazione esclude di estendere la misura ad altre aziende e attribuisce la colpa ad Anthropic. Una norma di sicurezza nazionale che colpisce un solo modello di un solo laboratorio non è una norma di sicurezza: è un provvedimento ad personam.
Poiché la maggioranza dei ricercatori Anthropic sono stranieri, la norma, applicata sul serio, spegne il laboratorio che dovrebbe regolare.
La telefonata
Il fuoco l’ha acceso una telefonata. Secondo Wall Street Journal e Axios è stato l’amministratore delegato di Amazon, Andy Jassy, a chiamare il Segretario al Tesoro Bessent segnalando il jailbreak. Amazon però è il testimone più in conflitto d’interessi che si possa immaginare: detiene una quota enorme in OpenAI, una partecipazione minore in Anthropic, ospita entrambi i modelli su AWS, vende i propri chip per addestrarli e ha una sua attività di scansione delle vulnerabilità. Di disinteressato, in quella soffiata, c’è poco. E il beneficiario è lampante: Fable batteva GPT-5.5 su tutti i benchmark di ingegneria del software; toglierlo dal mercato consegna il primato a OpenAI senza che OpenAI muova un dito, proprio alla vigilia di una IPO di OpenAI, a pochi giorni dall’uscita prevista di GPT-5.6.
Il boomerang
13 giugno, il giorno dopo il blocco, la cinese Zhipu ha rilasciato GLM-5.2 a pesi completamente aperti, licenza permissiva, compatibile con gli strumenti di Claude, presentandolo apertamente come risposta. Non verifico qui le sue prestazioni reali, che sono inferiori; quello che conta è il segnale. Avevo chiuso il primo pezzo dicendo che quando il governo proibisce qualcosa perché “troppo potente”, quel qualcosa inizia a luccicare come un tesoro proibito. Il tesoro proibito avrà a breve non un clone, ma molti cloni open source, e l’esistenza stessa di un interruttore azionabile da Washington è il miglior argomento di vendita per chi offre un modello che nessuno può spegnere.
Contenere chiudendo l’accesso proprietario accelera la diffusione di quello incontenibile.
L’effetto sovranità
Non sono solo gli avversari a guadagnarci. Gli alleati, se così ancora possiamo chiamarci, hanno letto la mossa nella sua vera intenzione, e la lezione che ne traggono è l’opposto esatto di quella che Washington voleva impartire. La Commissione europea, il 14 giugno, ha confermato di star valutando le conseguenze pratiche per gli utenti europei; il portavoce Thomas Regnier ha detto che le contromisure non devono discriminare i partner e ha rilanciato la sovranità tecnologica. Se Washington può sfilare Mythos all’Europa a comando, e ricordo che per l’accesso dell’ENISA l’Unione aveva dovuto chiedere il permesso, allora “IA affidabile delle democrazie” è ostaggio. La stampa tedesca lo ha battezzato senza mezzi termini: un kill switch digitale, uno Stato estero che disattiva via email gli strumenti su cui girano le aziende europee. Mistral, azienda AI francese, esclusa a suo tempo dall’accesso a Mythos, si era già messa a costruire il proprio modello: ora ha più argomenti di prima.

In India il colpo è stato più diretto, perché l’India è il secondo mercato di Anthropic e ci aveva costruito sopra interi flussi di lavoro. La reazione è stata immediata: l’accesso alla frontiera non è proprietà, è una concessione revocabile senza preavviso. Pratyush Kumar, alla guida di Sarvam, lha messa in termini operativi: se il differenziatore tecnologico su cui ti reggi ha “anelli di controllo esterni”, devi accettare di essere vulnerabile. L’analista Prasanto Roy ha detto: i modelli americani sono legati alla geopolitica americana. Sul tavolo indiano sono finite proposte concrete, da un fondo annuale per la sovranità dell’ordine dei cinquecento miliardi di rupie all’invito esplicito ad adottare modelli open source cinesi.
Né India né Europa, oggi, hanno le capacità di Fable o Mythos. Preferiscono, però, un modello più debole ma proprio a uno più forte che un governo straniero può spegnere.
Domenica, il primo ministro canadese Mark Carney ha inquadrato il blocco non come l’incidente di una singola azienda ma come un rischio sistemico: la dipendenza collettiva da pochi modelli, ha detto, è una cosa che può succedere, nessuno ha sbagliato, ma sbaglieremmo noi se la accettassimo senza trarne la lezione, senza costruire e diversificare. Da ex banchiere centrale, ha tracciato il parallelo più calzante con la crisi del 2008, l’interdipendenza che trasforma la fragilità di un nodo in crisi di tutti.
Il vertice G7 si apre oggi a Évian-les-Bains, con la governance dell’IA in agenda e con Amodei, Altman e Hassabis attesi mercoledì a un pranzo di lavoro con i leader. I capi dei laboratori di frontiera entrano nella stanza pochi giorni dopo che Washington ha dimostrato, in diretta, di poterne spegnere uno a comando. È l’esibizione più eloquente che il tavolo della sovranità potesse desiderare.
Cade la maschera
Fin qui l’analisi tecnica e strategica. Il 15 mattina Axios pubblica il pezzo che la rende quasi superflua, perché a parlare sono le fonti dell’amministrazione. Il problema, dicono, non è il bug: è che Anthropic non ha saputo “parlare la lingua di Trump”, non ha “apprezzato le differenze ideologiche”, si è mossa male. “Ci hanno fregati”, sintetizza un funzionario. La via d’uscita, secondo una fonte vicina al pensiero dell’amministrazione, potrebbe ridursi a un aggiustamento di atteggiamento. A far da contorno, l’amministrazione che si lamenta perché Anthropic si è affidata a un esperto di cybersicurezza considerato un “democratico radicale”, poi elogiato da Chris Krebs, che Trump ha licenziato.
La condizione per riaccendere i modelli, raccontata sempre ad Axios, non è “Anthropic ripara il jailbreak”: abbiamo visto che quella fix non esiste. È che resti tutto spento “finché l’apparato di sicurezza nazionale americano non è irrobustito”, forse nelle prossime settimane. Cioè finché a sentirsi al sicuro è il governo, non finché un difetto è corretto. E la trattativa procede, come si conviene, a porte chiuse. Anthropic ha mandato a Washington i suoi tecnici: il cofondatore Tom Brown, la responsabile policy Sarah Heck, i ricercatori Graham, Orr e Carlini; sabato al tavolo c’erano il Segretario al Commercio Lutnick e il Cyber Director Cairncross; lunedì sono previsti incontri con la CIA e con il consigliere scientifico della Casa Bianca, Kratsios. Mentre scrivo
l’accesso non è ripristinato, i dettagli tecnici promessi “entro 24 ore” non sono usciti, e nessuno sa ancora che forma avrà l’accordo.
Ironia
Nel saggio Policy on the AI Exponential, uscito pochi giorni prima di tutto questo, Amodei chiedeva una regolazione dei modelli di frontiera sul modello della FAA: come un aereo, un modello va certificato prima di volare, e il governo deve poterlo tenere a terra, dentro un processo trasparente, equo, ancorato ai fatti tecnici. Ha ottenuto un aereo messo a terra dalla telefonata di un concorrente, con una riammissione al volo che dipende non dai fatti ma dall’umore del controllore.
Ha chiesto un’agenzia per la sicurezza e gli è arrivato un sopruso travestito da agenzia.
Chiusa
Avevo detto di mettersi comodi, e lo ripeto: il duello non è finito, e chi lo vince conta. Anthropic può rientrare con i modelli accesi e l’immagine intatta, oppure uscirne ridimensionata; Washington può rivendicare di aver piegato un’azienda recalcitrante, oppure incassare l’ennesima ingiunzione.
Ma c’è un piano su cui osservare non serve più, perché è già successo. Mentre i due attori si fronteggiavano al centro della scena, il teatro intorno a loro veniva ricostruito. La Commissione europea che rilancia la sovranità, l’India che mette sul tavolo un fondo e si volta verso l’open source cinese, Carney che parla di rischio sistemico alla vigilia del G7, Zhipu che apre i pesi il giorno dopo il blocco: nessuna di queste cose si annulla se domani i modelli tornano online. La dimostrazione che la frontiera dell’IA si può spegnere con un ordine esecutivo americano, anche per gli alleati, anche per chi quei modelli li costruisce, non si può più disimparare. Un dazio si tratta, una guerra prima o poi finisce; un interruttore, una volta che lo hai visto premere, entra nel calcolo di tutti e non ne esce.
L’Europa finora ha scetticamente trattato l’AI come qualcosa che aveva il tempo di regolamentare e studiare. Spero si renda conta che stiamo vivendo una corsa agli armamenti di un’ordine di grandezza maggiore di quella atomica. Non serve lanciare bombe per distruggere una nazione, basta spegnere un interruttore. Quello che vale per l’AI vale per tutto. I vostri dati, i vostri processi, tutto può essere spento con un semplice comando.
Pensata per tenere la frontiera in mani americane, la mossa ha insegnato al mondo che dipendere dall’America è il rischio da cui difendersi. In un fine settimana, Trump ha spinto definitivamente il mondo verso un ordine post-americano dell’IA più di quanto abbiano fatto anni di dazi e di guerre. Ha colpito l’unico dominio in cui la dipendenza era quasi totale, e stavolta la lezione è irreversibile. Si chiamavano Mythos e Fable, mito e fiaba. Secondo l’America erano troppo potenti per essere condivisi; ma le pecore affamate cercano altri pascoli, non stanno ad aspettare il lupo.

2 commenti su “Duel: Trump contro Anthropic — atto secondo”

  1. Intanto Antropic ci sta perdendo in tutti i modi: soldi e clienti in fuga e un dittatore che fa il bello e il cattivo tempo se non gli baci il c##o come direbbe lui

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