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Ebrea è la sete insaziabile, la rabdomanzia di nessi

GIOVANNA NUVOLETTI
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I cento punti del libro appartengono tutti a Anna Segre. Il suo libro non è un manualetto di ebraismo, né per ebrei, né per non ebrei. Non avvicina e non allontana. Parla di Anna, e di come se la vive, lei che è laica, lesbica, figlia di madre convertita. E insieme è come un concentrato di ebraicità acuta, potente, intensissima. Sintetizzato da una mente unica. Anna.
E, lo stesso, sono cento punti che toccano chiunque li legga. Chiunque. Perché ognuna di noi ha la sua ebrea, dentro. Basta cercarla. Essere minoranza, essere diversa in qualcosa, avvolgersi nelle strategie per nasconderlo, orgoglio e vergogna.
Essere ebrei è un immenso privilegio, anche se infinitamente punito nella storia – ma non ne parliamo, qui. Basta una goccia di sangue ashkenazi o sefardita, e sai chi sei, o lo speri. Hai una identità che nessuno ti può togliere, le uniche vere radici che arrivano al cuore della terra. Hai una famiglia ovunque. Una comunità piccola, che sa tutto di te – che feroce fortuna. Sei l’essere umano per eccellenza.

Ecco subito il punto 2, il sangue chiama: “pensare che una crociera tra le città del Nord Europa è come un tour dei pogrom più importanti degli ultimi due secoli: l’Europa è una cartina crivellata di stragi. Solo a un ebreo viene in mente?”. Oh, no, viene anche a me, per quel tanto di assassini occhiazzurrini da cui potrei discendere – per quel tanto di caldo, impalpabile e ebraico che mi sento nel corpo.
Dal punto 14: “essere ebrea è fare elenchi ordinati. E trovare poesia nella matematica e nella biologia”. E allora io lo sono. Figurati! La poesia è matematica, e viceversa. Ambedue raccontano la coscienza dell’infinito, che alberga nella nostra mente, e non nella nostra esperienza materiale.
Punto 19: UNIVERSALITA’ DELL’EBREITUDINE. “Ebrei i marginali, gli inaspettati,.. i misti, gli storti… gli uni contro i troppi”. Persino gli intelligenti, i curiosi di tutto, gli incontentabili dalle risposte banali sono insopportabili alla folla che preme intorno. Anche gli Asperger.
“Il 27esimo aspetto del mio essere ebrea è la sete insaziabile, la rabdomanzia di nessi”. Saperli vedere, a volte poterli inventare. Come la rete luminosa che intreccia le sinapsi nel cervello, o le galassie attraverso l’universo.
Punto 63. LA GRATUITA’ E’ AMBIGUA- “…nasconde lo sfruttamento e il ricatto morale, un guadagno da svelare, perché c’è sempre un guadagno. Per quanto parlare di denaro affacci sul turpe…” – il denaro è pulito, lo so. Non è il cattolico sterco di Satana. Ma quello per ricompensare un lavoro a sua volta pulito non lo si riesce a trovare, di questi tempi.
Il punto 79, PIU’ UTILE DI UN COLTELLO. “…scappavo nei libri. Il libro è un altrove, la porta di fuga… leggevo, cioè volavo via… non si pensi che leggere sia stato acculturarsi…” ma certo, leggere è meglio che vivere, è una medicina che si butta giù di fretta, mica da cincischiarci su. E’ una necessità, non c’è da vantarsene.

E’ quindi un libro che tutti, e soprattutto tutte, dovrebbero leggere. Intanto, perché è una lettura dura, sensuale, ironica e dolorosa, che ti trasporta con un ritmo secco e travolgente – da cui si esce diverse. Poi, perché la cultura occidentale, l’Europa, il pensiero nemmeno esisterebbero, non fossimo tutti intrecciati di ebraismo, e discepoli dei grandi maestri ebrei europei e italiani. E infine perché ognuna di noi, forse persino ognuno, troverà qui i SUOI punti di ebraicità, ognuno i suoi, tra i 100 di Anna. Provateci, è quasi un gioco, io l’ho fatto, anche se risulta più amaro che dolce. Poi fatemi sapere.

100 PUNTI DI EBRAICITA’(secondo me) – di ANNA SEGRE. Ed. ellint. 79 succosissime pagine. Euro 9,50

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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