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Editoriale del nulla

GIOVANNA NUVOLETTI
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“Cosa non siamo e cosa non vogliamo”, volevo cominciare. Ma se non so neanche quello?

Come forse altri, non so cosa succederà. Non lo so, non mangio pane e volpe, non conosco le colpe, non divoro le polpe – io non ho la ricetta.

Invece incontro, sul web e altrove, masse di gente che la ricetta ce l’ha. Che ha mangiato la foglia. Che ha mangiato i foglioni, e ce li sbatte, flàp flàp sulle facce.

Unica chiave generale: l’odio. Dentro fuori sopra sotto – la colpa è di tutti tranne che di colui che al momento sta urlando più forte il suo odio, con immane certezza.

Che si fa? Ci sbudelliamo fra noi? Impicchiamo i politici? Impicchiamo gli evasori fiscali? Impicchiamo i giudici? Impicchiamo la Kasta, ma anche i milioni di kastini furbini italianucci? Impicchiamo la destra la sinistra la non destra la non sinistra il centro il sopra il sotto i grillini i tassisti i dipendenti statali i farmacisti i ciclisti i commercialisti i falsi invalidi i comunisti gli anticomunisti i populisti – impicchiamo Berlusconi Santanché Grillo Renzi Bersani Santoro Napolitano Monti Fornero Travaglio Casaleggio Casini Giovanardi? Impicchiamo i giornalisti? Ci impicchiamo fra noi?

L’odio trilaterale. O anche esagonale. L’odio intestino e intestinale. All’interno di ogni odio altri miniodi reciproci sprizzano.

Già, la paura rende cattivi. Anche il dolore, ma non sempre.

Io non ci sto.

Sono arrabbiata, spaventata e triste ma non voglio odiare.

Se l’Italia se la dovesse cavare sono disposta a mangiarmi la versione cartacea di queste parole, in maionese e con grande felicità.

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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