È solo una commedia. Leggera leggera, con l’inconfondibile marchio del French Touch. Si sorride, si prova una gran simpatia per i protagonisti, ma guai a cercare tratti realistici. E tantomeno soluzioni nel caso di sensibilità per la tematica. Anche se l’ispirazione di Fammi il piacere nasce da una storia vera: l’invenzione di un sex toy, pare, rivoluzionario.
Intorno al 2010 una coppia tedesca, Michael e Bettina Hagen deve affrontare una faccenda di frustrazione sessuale. Lei, pur innamorata del marito con cui sta da parecchi anni, non ha mai provato piacere, quello “vero”, quello di cui si favoleggia nei film e nei romanzi. Insomma, la questione va risolta e il marito, ingegnere, giustamente si ingegna e crea il Womanizer. A giudicare dalle recensioni degli acquirenti invincibile nella sfida e diventati uno dei sex toys di maggior successo al mondo.
La vicenda è curiosa e François Cluzet, ingenuo e impacciato quanto basta, possiede la giusta ironia per vestire i panni del marito, tenero e preciso, sgomento per la rivelazione della moglie.
Lei è tutta pimpante (è Alexandra Lamy) e decisa (ma perché ha atteso vent’anni, ci si chiede?) a provare finalmente le magiche contrazioni della felicità. Prima incontra una sessuologa, poi frequenta sessioni new age liberatorie, infine parla col marito. E così l’orgasmo (che poi di questo si tratta), così misterioso, così impalpabile, così intimo e così diverso per ciascuno (maschi e femmine che siano) viene svilito a una faccenda puramente materiale dove a contare sono solo i ritmi delle vibrazioni, la leggerezza del tocco, gli indici probabilistici matematici. Questo peraltro ci salva da qualunque volgarità e, onore al merito, la misura (non fraintendete, non mi riferisco alle dimensioni) non viene mai superata.
Insomma, non prendetelo sul serio, il sesso, grazie al cielo, è qualcosa di ben più ricco e interessante che varia in ogni relazione, e accontentatevi di seguire la testarda e un po’ goffa coppia di mezza età che nel giro di qualche settimana si trova circondata da vibratori e altri aggeggini ritenuti idonei per la risoluzione del problema, tutti messi a punto nel laboratorio dell’ingegnere. Più una competizione sportiva che una storia d’amore.
La provincia francese ha sempre un fascino meraviglioso, la dimora della famiglia è la classica casa che piacerebbe a tutti, l’atmosfera è gradevole.
Aggiungete qualche situazione buffa e una figlia più o meno ventenne, coi piedi per terra e infastidita dalla rincorsa al piacere dei genitori e avrete tutti gli ingredienti del film.
Spero fortemente che non venga in mente a nessun regista italiano di realizzarne un remake. Potrebbe finire davvero male.
Fammi il piacere – Regia di Reem Kherici – Con Alexandra Lamy, François Cluzet – Nella sale dal 3 settembre

