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Febbraio

MASSIMO SALVADORI
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Foto di Kojima Ichiro

Febbraio ha le unghie affilate, i denti dell’orco, di pietra focaia, e braccia d’uccello alle radici dei rami.
Veglia senza sfiorarla la terra, la tocca solo ogni tanto, quando sogna di amarla perché ancora si rinnovi la vita e nuovamente la zolla si trasformi in scogliera.
Nella dilagante pianura il gelo fa di ogni casa un rifugio, un baluardo assopito, roccioso contro la notte e il demonio che corre nudo tra i campi, quando nessuno lo vede ed è allora il difficile inciampo, l’invisibile foglia che allunga l’affanno e la strada agli amanti.
Febbraio nasce a dirupo sul mare, per tutta la vita è perduto.
Febbraio sospira di roccia e di scogli.
È annegato per caso, d’inverno, in un soffio di cielo

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MASSIMO SALVADORI

Nasco a Modena, ma rivendico ascendenze liguri, toscane, venete. Trapiantato a Napoli, rimango uomo di pianura: il grido dei gabbiani è una sorpresa quotidiana che ad ogni giorno e notte si rinnova. Insegno filosofia in un liceo di frontiera, ma i confini, si sa, sono un’invenzione e la realtà riesce anche a superare metafisica e immaginazione. Scrivo quando le parole assomigliano a quel che sento e sono: a volte penso, a volte vivo, il più delle volte devo invece impegnarmi a sopravvivere. Dal 2015 collaboro a LRì, un’esperienza azzurra di amici, amiche e di parole.

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