Leon Aldo da Vinci e i famosi matrimoni con “innominati” e “bravi”.
C’era una volta un uomo sconosciuto che non riscuoteva successo da parte della principessa e, prima ancora, da parte della famiglia di lei.
Poi, una sera, a corte da Carlo il Moro ci fu una grande festa.
Lo sconosciuto riuscì ad imbucarsi e, quasi deriso per il suo stravagante abito, ebbe il privilegio di poter accompagnare, con un canto popolare, i musicisti di corte.
Sulle note e parole, tutto il salone delle feste di Carlo il Moro iniziò a danzare.
Era una musica diversa, erano parole semplici, quasi banali per qualcuno, ma avevano, nel profondo, un sentimento di lunga o breve durata che fosse, ma che in quel frangente era “per sempre”.
La principessa si sciolse, il suo elegante abito scuro diventò bianco, da sposa.
Era diventata regina e lo sconosciuto, re.
Si ritrovarono a danzare al sontuoso matrimonio reale, celebrato nel castello appositamente dedicato ai matrimoni.
Guancia a guancia, mano nella mano con in bella vista la fede nuziale, si commossero per tutte le difficoltà che avevano dovuto superare e sognavano figli per riempire quella grande reggia.
Fu proprio in quel momento di grande tenerezza che l’ex uomo sconosciuto sussurrò, con voce tonante, “perché un amore, non è amore per la vita se non ha affrontato la più ripida salita”.
Terminata la frase, mentre ancora danzavano accompagnati dai musicisti di corte, lui ricordò il tempo dell’attesa fino al grande giorno del “ballo alla Corte di Carlo il Moro”, che li aveva legati per la vita.
Sul più bello, apparve, sulla parte più alta dello scalone, la figura di Leon Aldo da Vinci. Un uomo, poco propenso a riconoscere il ramo partenopeo della famiglia, che aveva studiato da prete senza mai prendere i voti pur volendoli dare.
“Altro che davanti a Dio!”, esclamò, “questo matrimonio si celebra davanti a innominati e bravi che provengono tutti da un castello vicino Partenope, celebre per i matrimoni. E tu, Carlo il Moro, hai permesso tanto? Il nostro paese, il nostro nome è disonorato!”
Il novello re non fece una piega.
Nessuna sceneggiata in stile Leon Aldo da Vinci.
Con voce calma e tanta pacatezza, si rivolse alla sua regina dicendole: “so bene che è una grande incognita il futuro, ma non mi faccio spaventare da Leon Aldo. Insieme a te, io e te, alzeremo un muro, quello dell’indifferenza, così resterà chiuso lì dentro. Te lo prometto con la mano sul petto, accussì sarrà pe sempre”.
E vissero tutti felici e contenti… al pari del finale di quasi tutte le fiabe, come questa.
P.S.: l’autore per il finale non ha potuto inserire “musica, musicante”, perché già stavano suonando.
(Mic L’ape 🐝)


Sempre simpatico e punzecchiante… 😅
Simpatica
Michele hai un’annata fantasia le tue storie non sono noiose e fanno sorridere per l’umorismo che ci metti bravo complimenti by dony