Vi siete chiesti perché Trump, dopo aver ricattato gli europei con i dazi per avere la Groenlandia, è andato a Davos, ha insultato gli alleati e subito dopo ha ritirato la minaccia dei dazi e dell’invasione della Groenlandia? Non lo ha fatto per instabilità di mente o per capriccio, anche se molti sospettano la demenza senile e altri disturbi della personalità. La causa principale dei suoi improvvisi dietrofront sta nella reazione negativa del mercato di Wall Street. Questo è un punto di cruciale importanza, perché Trump teme soltanto l’instabilità del mercato (e Putin, per ragioni che alla fine scopriremo).
Durante il Forum economico di Davos, in Svizzera, il giornalista Fareed Zakaria ha intervistato Martin Wolf, capo commentatore economico dell’inglese “Financial Times” (25 gennaio 2026, CNN). Traduco i passi salienti. Non uso traduttori IA, che fanno solo perdere tempo e pazienza per controllare le innumerevoli inesattezze ed errori di comprendonio. Seguono le mie riflessioni finali sugli eventi terribili di questi giorni in America.
Zakaria: “Che ne pensi di questa Davos piuttosto insolita?”
Wolf: “È scioccante. Trump ha vinto un anno fa, e da allora quel che era del tutto anormale è diventato improvvisamente normale. Quando ha fatto il suo discorso qui a Davos, è stato una specie di “freak show” [fenomeno da baraccone, gabbia di matti]. Come parla, come si presenta. La sua ovvia megalomania. Come si inventa le cose. A tutto questo ci siamo abituati. Lui si è ritirato da una guerra commerciale per la Groenlandia, o era l’Islanda? Ha creato un Consiglio di Pace per il Medioriente [a cui nessun alleato della NATO vuol partecipare, a parte Orban]. L’economia americana sembra ok. Perciò, nonostante l’incredibile trambusto intorno a lui, le cose SEMBRANO normali”.
Zakaria: “Nonostante il circo politico, quel che colpisce e che abbiamo visto a Davos, è che tutti sono ottimisti riguardo all’America e all’Intelligenza Artificiale. Come te lo spieghi, un mondo in cui la politica sembra in subbuglio ma l’economia è in fermento?”
Wolf: “Stiamo beneficiando del capitale, della conoscenza e delle abilità costruite negli ultimi 20 anni. La Cina ha una macchina economica fenomenale, efficace. L’America pure. C’è innovazione tecnologica dappertutto. Perciò possiamo fissarci sul rumore e la furia [cita Shakespeare: “pieno di rumore e furore, che non significa nulla”, “Macbeth”]. Ma tutto questo si basa su ciò che abbiamo costruito per oltre 200 anni, in particolare dal 1945. L’economia è una fantastica macchina in moto. Fermarla è al di là dei poteri degli uomini potenti”. [Wolf si riferisce al crollo del mercato di Wall Street dopo la minaccia di Trump di imporre dazi per impossessarsi della Groenlandia.]
Zakaria: “La fiducia è stata erosa?”
Wolf: “Oh, sì. La fiducia è perduta. Ciò si collega ai costi a lungo termine. Le nazioni, le imprese, saranno preparate a scommettere il loro futuro sul commercio? È una domanda molto importante. In particolare, il commercio con gli Stati Uniti, data l’incertezza politica. Ma questi accordi economici sono stati estorti, letteralmente estorti. Gli USA ne hanno tratto centinaia di miliardi di dollari. Il Ministro del Commercio americano Lutnick si è congratulato con se stesso e con l’America per quanti soldi hanno estorto a tutti i loro alleati.
La gente lo sa. Tutti nel settore privato o al governo devono tutelarsi. È l’essenza del meraviglioso discorso di Mark Carney [Primo Ministro del Canada]. Quando tutti si tutelano, diventa costoso, ci sono rischi che non vuoi correre. Non scommetterai più sull’accessibilità, stabile e sicura per molti, molti anni, per cui la World Trade Organization era stata progettata. Non lo farai perché l’accordo con l’America potrebbe cambiare in una notte. Perciò i costi cumulativi del degrado dei principi, del degrado della prevedibilità del diritto, internazionale e interno, saranno molto pesanti. Lo vedremo succedere lentamente.
Gita Gopinath, che è stata capo economista del Fondo Monetario Internazionale, lo ha detto osservando la Brexit: ora sappiamo che i costi sono stati cumulativi. Dopo dieci anni possiamo vederli. È sbagliato guardare ai costi di quel che Trump ha fatto in termini di shock di una giornata. I mercati mostrano solo in parte gli effetti, perché guardano avanti. I costi cumulativi saranno: opportunità perdute, crescita rallentata, forse compensata dalle innovazioni tecnologiche, ma ne dubito”.
L’intervista a Wolf termina con quest’ombra di dubbio sulla possibilità che le nuove tecnologie salvino l’economia americana. Wolf sa che il mercato americano è drogato dalla speculazione su IA, ma il suo occhio esperto è su fattori di lungo termine, più nefasti: la fine dell’ordine internazionale basato su principi, leggi e regole di cooperazione, e la minaccia di nazioni rivali che si impongono con la forza e l’arbitrio su nazioni più deboli.
È vero che Wall Street ha subito recuperato. Trump ha fatto dietrofront sui dazi agli europei per rimediare al crollo delle quotazioni in borsa, che per lui è come il rintocco delle campane a morto. Il mercato è l’unica forza che Trump non può controllare, non può ricattare, minacciare o licenziare. Ma ogni crollo, per quanto breve, produce una crepa che continua ad allargarsi. Il dollaro è sceso dell’1,2%, ed ha continuato a cadere anche dopo il ritiro dei dazi di TACO. Questo acronimo, coniato proprio dal “Financial Times”, sta per “Trump Always Chickens Out” [Trump fa sempre marcia indietro], ed ha mandato su tutte le furie il narcisista della Casa Bianca. “Chicken” è il pollo, fifone, codardo.
A Davos, mentre Wall Street crollava, il Ministro del Tesoro americano Scott Bessent ha fatto uno strano intervento: ha chiesto all’Europa di non vendere i titoli di credito del governo americano. Gli europei possiedono collettivamente circa 8 trilioni di dollari in obbligazioni USA. Dopo le minacce di Trump agli europei, non c’è da stupirsi che qualcuno gli abbia ricordato di smetterla con le estorsioni, perché l’Europa può vendere le sue obbligazioni e mandare il governo USA in default (insolvenza). L’incapacità di uno Stato di ripagare i propri debiti provoca la svalutazione della sua moneta, il fallimento delle sue banche, la perdita dei risparmi dei suoi cittadini, e soprattutto il crollo della fiducia degli investitori internazionali, che non presteranno più il loro aiuto finanziario. La Cina, principale investitore/creditore del Debito americano, ha cominciato a vendere le sue obbligazioni a marzo 2025, fin dall’insediamento di Trump. Dopo l’ignobile ricatto dei dazi per avere la Groenlandia, il Canada, la Gran Bretagna, la Danimarca, la EU e il Giappone hanno cominciato a vendere i bond del Tesoro americano. E Wall Street ha tremato.
Gli investitori internazionali non vanno più nel panico, diversificano. Il Canada ha stretto accordi commerciali con la Cina, l’Europa li sta facendo con India, Brasile e Giappone, puntando sui mercati asiatici e latino-americani, invece che su quello americano. La forte crescita del prezzo dell’oro è il segnale inequivocabile che il dollaro non è più considerato la moneta di riserva mondiale per gli scambi commerciali. Il PIL americano si basa quasi del tutto sulla speculazione IA, mentre il resto dell’economia langue. Ora anche il mercato dei Magnifici Sette di IA è piatto. Gli investitori, come accennava Martin Wolf, si affidano a fonti di guadagno più sicure. Gli “insider”, i ben informati, vendono le azioni IA e i titoli di credito emessi dal governo americano per finanziare il suo Debito astronomico di 38 trilioni e mezzo di dollari, che cresce di 2.25 trilioni all’anno, con 21.79 miliardi in più ogni giorno solo per gli interessi (fonte: United States Congress, 9 gennaio 2026).
Ora uno sguardo veloce al mercato piatto di IA: i progetti per la costruzione di Centri Dati IA vengono cancellati. Le comunità locali americane bloccano la costruzione dei Centri Dati perché consumano tutta l’acqua e l’elettricità. In Georgia, Alabama e Maryland, sono in corso iniziative per bandire del tutto i Centri Dati. Per questo la Groenlandia resta un punto irrinunciabile, dove costruire la “Freedom City” ideata da Peter Thiel e tutti i Centri Dati di cui gli oligarchi hanno bisogno. L’invasione di Trump è solo rimandata.
Forse i progetti più remunerativi dell’oligarca Peter Thiel sono quelli della sua azienda “Palantir Technologies”, che ha venduto riconoscimento facciale e sorveglianza poliziesca e militare al governo americano. Le squadracce ICE usano i programmi di Palantir per scovare gli immigrati. Considerandosi impunite, hanno assalito, ferito e ucciso cittadini americani, e nascosto la morte di 8 immigrati nei loro campi di concentramento. La legge per il finanziamento dell’ICE è ferma in Senato, e forse sarà respinta, rischiando lo shutdown, il blocco del governo. Il budget finanziario destinato all’ICE è di 75 miliardi di dollari, una cifra astronomica per semplici agenti dell’Ufficio Immigrazione. Le intere forze armate francesi hanno un budget di 64 miliardi, compresi 511 aerei, 100 navi, 300 armi nucleari, e basi dalla Polinesia all’Africa, agli Emirati Arabi.
La giornalista e regista Sandi Bachon ha filmato la milizia dei Proud Boys per anni, a Charlottesville e durante l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Ha passato cinque mesi a filmare gli agenti dell’ICE, ed è convinta che siano le stesse persone. “E’ impossibile trovare un intero nuovo esercito di uomini immaturi, aggressivi e violenti, come nei videogiochi di guerra ‘Call of Duty’. Ecco perché sono mascherati. Ecco perché Trump li ha perdonati tutti”. L’ICE ha ben poco a che vedere con l’immigrazione, sta diventando un esercito parallelo per seminare terrore tra i civili. Sarà sicuramente usato per presidiare i seggi elettorali a novembre, con la scusa di cercare immigrati illegali, in realtà per intimidire e impedire il voto nei distretti democratici.
Il governatore del Minnesota Tim Walz ha detto, nel Giorno della Memoria, che a Minneapolis tengono i bambini nascosti in casa come Anna Frank nella soffitta di Amsterdam. I cittadini indignati non si sono fatti spaventare dagli omicidi, e sono scesi nelle strade sempre più numerosi. Bruce Springsteen ne è rimasto così toccato da scrivere una canzone: “Streets of Minneapolis”. La città, assediata da tremila bestioni mascherati, ha opposto resistenza pacifica, ha cantato, ballato, sfidato la loro brutalità impugnando solo i telefonini. Trump ha accusato il colpo e ha detto in TV che le migliaia di cittadini in strada sono “agitatori prezzolati”. La sua vanità, il suo fragile ego non regge una folla che, invece di osannarlo, lo fischia e manda a monte i suoi piani di dominio. Ora ci si mettono pure gli italiani a protestare contro l’ICE alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Anche i cittadini che protestano senza paura per i propri diritti violati sono una forza incontrollabile, che non puoi minacciare, ricattare o licenziare. E non puoi neanche ucciderli tutti.


Tutto questo fa paura
eccome – è un progetto organizzato di distruzione della democrazia – e di costruzione di alleanze fra dittatori
Bravissima Patrizia!!!
Una sintesi perfetta, efficace, dove si coglie tutta l’indiganzione di donna sensibile e colta.
Grazie, divulgarlo!!
la nostra Patrizia è davvero brava!
La sua megalomania lo trascinerà nel baratro. Ma gli americani se lo meritano.
Tutto l’orrore che abbiamo visto in questi mesi ben descritto e tutto ciò va fermato. Congress must act!
Ottima, come sempre
Ottima analisi