Sdraiata sul lettino, la signora Elsa Turriani cercava di rilassarsi sotto il massaggio della fisioterapista. Aveva avuto per tutto il giorno una forte emicrania e la sensazione che il cervello galleggiasse in una soluzione acida. Ogni piccolo movimento le provocava fitte acute, anche l’immobilità del lettino non le impediva di sentire un dolore sordo e persistente sopra il naso, in mezzo alla fronte. “È da tanto che non faccio l’amore,” pensava Elsa, “forse l’emicrania scomparirebbe. Ho preso freddo dopo la nevicata”.
La fisioterapista continuava a toccarla nei punti nevralgici, ma senza effetto sul dolore. “Sto sprecando il mio tempo qui,” pensava la signora Turriani con gli occhi chiusi e il corpo immobile, mentre il freddo le saliva dai piedi, senza mai arrivare a raffreddarle il cervello. “È quasi un’ora che cerco di rilassarmi. Non riesco a calmare i pensieri. E sono tutte preoccupazioni”.
Sentì un buffetto leggero sul braccio: la terapista aveva finito. Elsa si alzò, si rivestì in fretta e prese la borsetta per pagare. Il portafoglio era aperto. Anche il portamonete. Controllò il denaro. Svanito. Due pezzi da cinquanta. Erano rimasti solo gli spiccioli. “Oh, porca miseria!” fece tra i denti. La terapista alzò gli occhi dall’agenda dove stava annotando il nuovo appuntamento. “Signorina, mi spiace, mi hanno derubato. Prima di venire qui. Dev’essere successo nel mio ufficio”. Col portafogli aperto in mano, cercò di ricordare come, quando, chi. “Signora, non si preoccupi, pagherà la prossima volta”.
Elsa uscì in strada. Era già buio. Le luci di Natale brillavano sulla neve fresca. Alzò il bavero del cappotto contro il vento che veniva dal mare, e si avviò con passo incerto sulla strada innevata. “Chi è stato da me oggi pomeriggio? Tengo sempre la borsa chiusa a chiave dentro un cassetto dello schedario”. Erano passate in ufficio varie persone, tra cui il venditore di una libreria, per portarle tre volumetti rosso-dorati di Euripide. Elsa stava pian piano comprando tutta la preziosa collana di autori greci e latini. Erano costosi, ma il venditore, quando aveva capito che li avrebbe comprati tutti, le aveva concesso il 30% di sconto. “Forse mi hanno derubato quando sono scesa al bar, con la ressa al banco per il caffè”.
La signora Turriani si fermò sulla strada, colpita da un improvviso lampo di memoria. Aveva pagato il venditore per i tre volumi. Aveva aperto lo schedario, tirato fuori il portafoglio, pagato, e rimesso il portafoglio nella sua borsa, dentro il cassetto. Lo aveva chiuso a chiave? No, qualcuno l’aveva chiamata dal corridoio, e lei era corsa fuori dalla stanza, dimenticando il venditore. Tempo cinque minuti, era tornata, e lui era ancora lì seduto davanti alla sua scrivania. “Ho aspettato per salutarla, e chiederle se vuole ordinare altro”. “Vorrei comprare Seneca, ma se ne parla per il prossimo mese”.
L’aveva ringraziato per il servizio a domicilio e per il generoso sconto. Povera sciocca. Ora capiva perché il venditore, invece di riceverla in libreria, si scomodava a portarle i libri in ufficio. Li rubava, li vendeva a Elsa, intascando il 70% del loro valore, e adesso aveva osato derubare anche lei! Elsa non poteva più ordinare i libri da lui, sarebbe stata complice del furto. D’ora in poi li avrebbe comprati a prezzo intero in un’altra libreria, diradando gli acquisti.
Girò l’angolo verso la piazza alberata. I fari intermittenti di un’auto posteggiata la distrassero dal malumore in cui ora galleggiava il suo mal di testa. Ah! Giovanni! L’amore segreto di Elsa era lì in auto ad aspettarla. “Tesoro, sei venuto a prendermi?” Lo divorò con gli occhi e si accorse con gioia che non le importava niente dei soldi rubati e della brutta figura con la terapista.
Gli disse del furto. Giovanni la guardava, nella penombra dell’auto, con i suoi occhi neri da un milione di dollari ciascuno. Mentre guidava per i viali illuminati, le posò una mano sul ginocchio. Elsa la coprì con la sua e la strinse. Si accorse che le era passato il mal di testa.
Guardò il profilo scuro di lui. Avrebbe potuto perdere quel viso adorato, qualcuno avrebbe potuto rubarle quello sguardo d’amore. Era fortunata, perché adesso era felice. Quel che è preso è preso, pensò. E si promise di rubare al tempo altri attimi felici, di stare più attenta, alla gioia e ai ladri.

Benessere Distrazione Malessere

Bello quest’angolo di vita descritto con sapienti pennellate da Patrizia Tenda. Mi sembrava di essere lì con la signora Turriani dal fisioterapista, in strada, in ufficio, e meraviglia, in quell’auto.
Stare più attenta alla gioia, la cosa più importante. Ce ne dovremmo ricordare tutti ogni santo giorno.
❤️💖
Che bel racconto!!
Il passaggio dagli inciampi della vita all’amore che guarisce ogni pena!!!
Grazie