Gli “Hypokrités” del “dolce far niente”

Siamo tutti “Hypokrités” al giorno d’oggi, probabilmente da sempre… nei secoli dei secoli.
Oggi di più. Prima nell’era dei “Media”, poi in quella digitale e dei “Social”.
Hypokrités nel senso di attore, colui che interpreta, che risponde al coro. Indossa la maschera. Suscita emozioni. Per recitare, diventare altro da noi, far ridere o piangere, a seconda dell’occasione, per ottenere quel che si desidera, e magari anche subito, come richiede la società attuale così veloce. Questo desiderio o bisogno di essere “Hypokrités” viene fuori anche nei discorsi relativi al nostro lavoro, inteso come mestiere, professione, arte ecc. ecc.
Puoi sentire, o tu o io – caro lettore -, il macellaio, mentre batte con i suoi strumenti i nervi del pezzo di carne, dire che vorrebbe fare il massaggiatore. Nel senso, poi ho “interpretato”, di lavorare in un centro benessere. Insomma, avere a che fare comunque con la “carne”.
L’avvocato è sempre attratto dalla scrittura.
Vuol fare il romanziere, anche se, in fin dei conti, tra trama da costruire, personaggi da far nascere (vorrebbe fare anche l’ostetrico?), contrasti e beghe da risolvere nel corso degli eventi per giungere all’acme, tende, alla fine, a preferire i suoi casi già belli e pronti, solo da illustrare e difendere. Ma l’ultimo slancio da “Hypokrités” gli fa sempre dire: “potrei farli diventare romanzi”.
Può capitare di ascoltare, come capitò a Marziale alcuni secoli addietro, del becchino che vuol farsi medico, non fosse altro che per provare a capire quello che viene prima.
I più arditi, invece, anelano di lasciare le proprie occupazioni per tuffarsi nei nuovi lavori fino a qualche anno fa impensabili e non ancora “inventati”.
“Faccio lo psicologo e lo psicoterapeuta”, ho sentito dire, “ma mi piacerebbe prendere un master in Empatia Robotica, così da poter diventare Accarezzatore Certificato di Robot Depressi”.
Ecco, ancora, integerrimi esponenti delle forze dell’ordine che, sentendosi del campo, vorrebbero lavorare come “esperti di cybersecurity quantistica”, pronti a catturare i dati evasi illecitamente dalla “rete”.
Un noto imprenditore di centri per l’impiego sta, invece, pensando ad una trasformazione. Niente più persone fisiche da impiegare secondo curriculum, bensì “algoritmi licenziati” da piazzare.
A proposito di curriculum. Se avete un “bug” nel file del vostro curriculum che non vi permette adeguata presentazione, ecco il grande stilista che vuole diversificare: “sarto digitale su misura”.
Se l’infinito esiste… si potrebbero raccontare infiniti casi di… “cambio lavoro”.
Insomma, per concludere. Tutti “Hypokrités” che si lamentano. Vorrebbero cambiare e non lo fanno né mai lo faranno.
Quello che è certo è solo che TUTTI VORREBBERO NON FARE NIENTE MA… NESSUNO LO AMMETTE… “HYPOKRITÉS”!

(Mic L’ape 🐝)

2 commenti su “Gli “Hypokrités” del “dolce far niente””

  1. annalisa lucini

    L’Avv. Laperuta si conferma -ancora una volta- scrittore di gran talento e arguzia.
    Iustitia docet: tra le armi tacciono le Leggi! 🪶 📜 🐝

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