Grazie_gaetano

Grazie, Gaetano

Come si può dimenticare il grande Gaetano Scirea, “libero” della nazionale e vincitore del Campionato del Mondo 1982, oltre che pedina fondamentale delle squadre di club nelle quali ha giocato?
Ecco, tenetevi a mente questa domanda, che sembra retorica, perché adesso vi spiego come si fa.
Oggi, passavo casualmente nel territorio della Provincia di Alessandria e forse per un recondito collegamento di idee mi è tornata alla mente l’estate del 1989 e la notizia dell’incidente stradale che aveva portato via, in terra straniera, questo calciatore fuori dal comune. Premetto che non sono mai stato un fanatico del calcio. Anzi, a dirla tutta, proprio a partire da quel mondiale dell’82 ed in virtù del progressivo sconcio che ha invaso l’ambiente calcistico (truffe, scommesse pilotate, delinquenti infiltrati nelle tifoserie e ormai padroni delle “curve”, evasione fiscale perpetrata con la complicità della politica…) la mia passione si è molto, molto, molto raffreddata, fino a trasformarsi in una vera e propria repulsione per il sistema tutto dell’italico pallone.
Ma con giocatori come Gaetano Scirea come si faceva, invece, a non sentirsi coinvolti, a non appassionarsi?
Scirea era un giocatore forte, tecnicamente un fuoriclasse, ma non era questo l’aspetto che maggiormente lo faceva apprezzare. Prima di essere un campione dello sport era un ragazzo (è morto a 36 anni) di grande spessore morale, caratteristica che univa, guarda caso, ad una rara modestia. Elegantissimo nel gesto atletico, nonostante il suo ruolo di difensore non concepiva il gioco “duro”, al limite o oltre le regole dello sport.
I suoi interventi puliti, sempre sulla palla e mai sulle caviglie degli avversari gli hanno consentito di entrare nello sparuto circolo dei calciatori mai espulsi (in 702 partite ufficiali!). Gaetano correva leggero per il campo, dirigendo la difesa della squadra con un’autorevolezza e una visione dell’azione che, a detta di compagni, aveva pochi eguali. Ogni tanto, si sganciava dalla propria metà campo e correva verso la porta avversaria, trasformandosi in un attaccante difficile da fermare. Sul suo ruolino di marcia, oltre al Mondiale vinto, 78 presenze in nazionale e poi, 7 campionati italiani, 2 Coppe Italia, 5 coppe intercontinentali.
Perché Scirea mi è venuto in mente proprio oggi, mentre percorrevo le strade del Piemonte?
Innanzi tutto, per l’imminenza dell’anniversario della sua morte (3 settembre). Poi, perché mi sembrava di ricordare che la sua tomba fosse collocata, appunto, in provincia di Alessandria. Ho accostato la macchina e ho cercato sulla rete.
Non sbagliavo: la sepoltura si trova a Morsasco, vicino ad Acqui Terme, paese natale della moglie di Gaetano. Ho impostato le mappe e ho scoperto che mi sarebbe servita una deviazione di soli venti minuti.
Morsasco è un paesino di 600 abitanti, alla sommità di una collina. La parte antica è piazzata proprio sul cocuzzolo e più in basso, tutto intorno, ci sono ville eleganti, per quanto consentito dalla sobrietà piemontese, frutto delle pregiate produzioni locali di vino. Il cimitero, naturalmente un po’ decentrato, si trova sulla strada che va a Cremolino. È una necropoli ordinata e pulita. La tomba di Scirea si trova nella parte alta di una spianata in leggero declivio, probabilmente un’area utilizzata in passato per le inumazioni e ora trasformata in un prato assolato. La cappella di famiglia è tenuta benissimo, ma appare immediatamente “asettica” rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare per il presunto affetto di tanti tifosi. Il loculo di Gaetano è al quarto livello, troppo in alto per distinguere bene il ritratto del campione, sorridente sulla maiolica un po’ sbiadita dal sole. In basso, un vaso di ortensie finte, ormai senza più colore, sembra chiedere ad una mano pietosa di essere gettato nell’immondizia. Una sciarpa malridotta della squadra di club è infilata dietro una piastra bianchissima dove si stenta a riconoscere un ritratto del calciatore. Infine, la fotografia lasciata da un tifoso: certo lui con il campione a fianco. Ma il sole l’ha stinta ed accartocciata. Nient’altro.
Niente, davvero niente che possa far pensare ad una visita non dico recentissima, ma quantomeno databile a questa estate. Non un fiore accartocciato, non un lumino consumato. Fuori del cimitero, ci sono fiori di campo bellissimi. Nei giardini di quelle ville ho visto, passando, turgide rose e cespugli rigogliosi di ortensie colore del vino.
Tra i seicento abitanti di Morsasco e i trentamila dei paesi limitrofi, non c’è nessuno che voglia portare un fiore a questo campione? Dove sono finiti gli entusiasti di quella notte del 1982, quando in milioni gridavano il suo nome alla fine della partita contro la Germania?
“Sic transit gloria mundi”. Può essere che sia il destino anche delle persone più famose, di quelle che più ci hanno fatto divertire. Soprattutto, degli esempi che oggi mancano tanto. E comunque mi sono sentito tradito. Sono andato a raccogliere qualcuno di quei fiori di campo e li ho lasciati sotto la lapide, al sole del mezzogiorno. Domani saranno una manciata di fieno riarso.
Però, mi sono fatto un appunto mentale. Al prossimo giro, qualcosa porterò di sicuro.
Grazie, Gaetano.

1 commento su “Grazie, Gaetano”

  1. Castelli Bruno

    Bellissimo ricordo di un grande calciatore, ma soprattutto di un uomo che nonostante la grandezza, la notorietà si è sempre comportato in modo umile discreto. Ormai nel calcio la classe, l’ eleganza e lo stile anche e soprattutto di vita sono un mero ricordo di chi come noi inizia ad avere una certa età 😉❤️❤️❤️

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