Grazie per aver scelto la nostra compagnia

Non prenoto mai il posto quando viaggio in aereo, tanto in fondo non cambia niente. Se sei fortunato ti mettono a fianco un tranquillo lettore o qualcuno che quantomeno non abbia voglia di parlare come te. Se invece sei sfortunato ti capitano mamme pancine.
– Può cederle il posto? È una bambina. -, e poi capricci per tutto il viaggio, e pianti che sembra non stiano andando in vacanza ma in un collegio punitivo per bambini stronzi – che se lo meriterebbero pure.
L’ultima volta nulla di tutto questo, ma ho visto arrivare lei, avvolta nella sua nuvola grigia di assenza a sé stessa, traballante, incerta. Abbandona lo zaino pesante – solo a me controllano i bagagli? -, la borsetta, la sciarpa, la felpa e diosolosacosa sopra le mie gambe, dice – Scusa un attimo.
Nel frattempo che la mia gamba è sempre più anchilosata, fa tre telefonate inutili, monosillabiche.
– Stanno ancora facendo operazioni di bordo, la carta blu ricaricabile, non ricarica, non è possibile. –
Chiude e ancora parla da sola – Non sono in grado di far niente, tutti cretini. -, con voce priva di tono.
Abbandona la testa sopra le mie gambe, mentre mi faccio più piccola del mio metro e cinquanta per scansarmi, io che odio il contatto fisico con gli estranei. La voce dice che bisogna spegnere i cellulari, bagagli sotto i sedili, questa non spegne nulla, i bagagli ancora scaraventati sulle mie gambe e continua a frugare nello zaino con la testa giù. Ne vien fuori una quantità industriale di confezioni di farmaci, trangugia almeno 4 pillole di forma e colori diversi in maniera febbrile, quasi ingorda. Gli assistenti di volo la pregano di mettere tutto sotto il sedile, ma ormai sono cadute ovunque un sacco di scatole e pillole e non si raccapezza più.
– Serve aiuto? – Le chiedono. – Dobbiamo decollare e non possiamo finché lei non mette tutto sotto il sedile. – Non trovo un farmaco.
Contro la sua volontà infilano a forza malamente tutto. Decolliamo, mi si addormenta mezzo addosso. Atterriamo. Non si alza, e quando si alza…
– Signora, ha dimenticato la giacca.
La prende e poi – Signora, il telefono.
Mi assale un’improvvisa tristezza. Chissà dove deve andare, che Dio gliela mandi buona.

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