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Società

GRETA E IO

GIOVANNA NUVOLETTI
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Immagine di Aglaja - L'autrice da giovane (a sinistra) Greta (a destra)

Molti criticano, anzi insultano Greta Thunberg, la descrivono come manovrata da adulti, c’è chi addirittura vorrebbe metterla sotto con la macchina, e lo proclama nei social, con notevole successo.
Greta ha, come me, la sindrome di Asperger. Non è una malattia, è uno svantaggio pesante che però è anche un grande vantaggio. A cominciare dall’aspetto. Horror, dicono. E’ vero, noi Asperger abbiamo facce strane, sguardi gelidi – che non corrispondono alla nostra emozione interna, alla capacità di dare amore, nei comportamenti, e non a parole. E’ solo un fatto legato alla nostra carenza di neuroni specchio, che ci rende difficile sia capire che imitare le espressioni delle altre persone. Nello stesso tempo, si dice che godiamo di una capacità di fascinazione notevole, per me inspiegabile, ma di cui ogni mia terapeuta mi ha parlato – qualità che si accompagna all’istintiva ostilità che suscitiamo nelle persone convenzionali e conformiste. Abbiamo la capacità di fissarci su un tema, solo su quello, e non mollare – con passione e forza di volontà. Percentualmente, usufruiamo di una intelligenza superiore alla media; non sempre, ma spesso, ve lo garantisco. Siamo molto sinceri – il che non ci rende ovunque molto popolari, ma pure molto leali, il che ci rende amici affidabili. Siamo impossibili da manovrare, perché seguiamo sempre e solo le nostre convinzioni. Siamo pignoli, a volte noiosi…
Per me, la maggior parte del successo di Greta è attribuibile a lei e solo a lei. Immagino che quando Greta, già diagnosticata Asperger dagli 11 anni, ha cominciato a manifestare un forte interesse al cambiamento climatico, e abbia preso a saltare la scuola un giorno alla settimana per mostrare il suo cartello, sia stata la stessa persona che l’ha diagnosticata, a consigliare ai genitori di non ostacolarla. A noi Asperger venir bloccati nei forti interessi che ci sono tipici, fa molto male. E i genitori l’hanno lasciata fare. I ragazzini e le ragazzine, che sono privi di sciocchi pregiudizi, sono rimasti colpiti dalla convinzione di Greta, dalla sua fermezza, dalla sua decisione, dal suo fascino. E l’hanno seguita. In tanti.

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Per gli adolescenti avere una prospettiva di speranza è infinitamente importante. Tra i sanguinari minorenni black bloc arrestati a Parigi, e questi minorenni pacifici e entusiasti – magari illusi, ma portatori di speranza – sono infinitamente più importati i secondi. Gli amici di Greta lottano per il bene, non si accodano al male, tanto di moda. Li abbiamo visti nelle foto e in tv: bambini e ragazzi allegri, pacifici, sereni. Cresceranno come adulti con valori, con forza di carattere, coraggiosi. Il solo futuro possibile per una società ammalata di odio.
Sbagliano? Alla mia aspergerissima testa sorge il dubbio scientifico. Il clima, da quando esistono la Terra e la sua atmosfera, è sempre cambiato. L’attuale cambiamento è “naturale”, e legato ai capricci della stella attorno alla quale giriamo? Mah. Certo cambia a una velocità che mi pare inusuale, leggendo la storia dell’andamento di glaciazioni e riscaldamenti sul pianeta. Siamo stati noi con la nostra inusitata produzione di CO2? Non ne sono certa al 100%, ma, stando alle mie conoscenze di ex-giornalista scientifica, mi pare probabile. Comunque, mettiamoci dentro anche la lotta all’inquinamento, che c’è e si vede, è certo prodotto da noi umani, e sul quale abbiamo diretta influenza. Ecco, penso che la bella impresa di Greta meriti solo il successo. Anche se, per esser sincera, non serve a proteggere la Natura o il pianeta. E’ la specie umana che ha bisogno di protezione. La Terra ne ha viste tante e ancora è lì, e di noi può fare a meno. La Natura non è un tenero Disney, ma una serie di leggi severe. Conoscendo le quali, se riusciamo a renderci invivibile l’unico pianeta di cui disponiamo, saremmo davvero degli idioti. Meriteremmo l’estinzione, a forza di furbizia.
Perché tanto odio politico per Greta? Viene da ipocriti, da normotici, dal terrore di cinici e impostori, di donne bruttissime ma in cerca di visibilità, di uomini misogini, di diffusori di fake news in genere, di appassionati della violenza… Lo sapete bene da chi viene, l’odio, che sui social poi trova immenso spazio. Nello stesso tempo, alcuni media si sono lanciati esageratamente in suo favore con una valanga di luoghi comuni. La Repubblica è stata addirittura stucchevole. Il TG1 ha esagerato. Si tratta di comunicazione facile e superficiale, sia quella a favore che quella contraria. Ma il messaggio di Greta non ha bisogno di retorica, e non teme i nemici. Va avanti da solo. Oltre gli insulti idioti e i complimenti pelosi.

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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