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Storia

I 100 anni di Mario ragazzo dei GAP a Roma

DUCCIO TROMBADORI
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Mario Fiorentini

Mario Fiorentini (Roma, 1918), valente ex partigiano, eccellente matematico italiano ed ebreo, ha appena compiuto i 100 anni. L’editrice universitaria Efesto per l’occasione pubblica un libro di memorie e fotografico a cura di Mirko Bettozzi. Ho scritto una breve introduzione che rende omaggio alla Resistenza romana ed ad uno dei suoi principali protagonisti….Ho conosciuto Mario Fiorentini quasi mezzo secolo fa quando curavo la terza pagina de l’Unità e lui veniva di tanto in tanto per dare informazioni o consegnare un testo scritto. Correvano gli anni Settanta, anni ‘di piombo’, anni tormentati e molto difficili per la repubblica italiana esposta alle insidie della violenza, quando il PCI era nel mirino dell’estremismo di destra e di sinistra, in quanto forza garante dell’equilibrio democratico.
Mario Fiorentini era noto come matematico e collaborava con il nostro giornale, partecipava ai problemi della riforma universitaria e non perdeva occasione di tenere ferma la memoria su ciò che pareva quasi avesse perso di attualità: la memoria della invasione tedesca dell’ Italia dal crollo del fascismo fino all’ annunciato armistizio (8 settembre 1943) e la soggezione di Roma sotto il tallone del maresciallo Kesselring. Mario Fiorentini fu tra i primi e i pochi che non esitarono a gettarsi nella attività militare clandestina per sabotare il nemico, rendere la vita impossibile a tedeschi e fascisti in quella ‘città aperta’ che fu per quasi nove mesi teatro di temerarie azioni, eroici sacrifici ed atti di inaudita barbarie compiuti contro i martiri e i protagonisti del ‘nuovo patriottismo’ di cui la Resistenza fu animatrice. Senz’ombra di retorica Mario ricordava quegli episodi e intratteneva noi allora giovani illustrando metodi, scelte di vita, momenti cruciali della azione dei Gap a Roma e nel Lazio, dove lui e la sua valorosa compagna Lucia Ottobrini furono combattenti di prima linea; il suo racconto ci portava indietro negli anni come se quegli eventi fossero parte della nostra vita, come fossimo totalmente coinvolti nelle ragioni di quella giusta lotta.
Così Mario riportava con la stessa freschezza dei vent’anni la sua ragione di maturo antifascista, di comunista, di combattente per la libertà. E con tutta la discrezione del caso non parlava mai di sé in prima persona: valeva sempre nel suo discorso il plurale ‘noi’, indicativo di quella lotta che si voleva e sentiva corale e appassionata, dove il destino individuale coincide con le ragioni ultime della storia di tutto un popolo.
Mio padre Antonello fu in quel periodo il comandante dei Gap romani e con lui Mario Fiorentini divise le medesime ragioni ideali e di combattimento. Ma mio padre sulla sua esperienza partigiana aveva sempre preferito dilungarsi poco. Laconico per puntualità direttiva, egli preferiva riassumere il principale significato politico della Resistenza che importava trasmettere: l’indispensabile apporto della gioventù italiana al riscatto e alla liberazione nazionale dall’occupante tedesco.
Diverso, ma non opposto a quello di mio padre Antonello, era invece l’approccio ‘molto umano’ di Mario Fiorentini: egli amava rivivere i passaggi drammatici della lotta partigiana, sovente intrecciandoli con episodi e dettagli della sua vita sentimentale (l’amore con Lucia Ottobrini), delle amicizie di scuola e culturali (tutto il mondo dell’arte, del teatro, del cinema di cui pure aveva fatto parte, fin dal tempo delle prime inquietudini giovanili antifasciste), delle diverse, spericolate e spesso improvvisate azioni militari condotte dal piccolo, eroico, gruppo dei Gap, tutti ragazzi e ragazze, gettati in una lotta che ogni giorno scontava il bilico tra la vita e la morte.
Oggi, (per l’esattezza il 7 novembre) Mario Fiorentini festeggia il secolo di vita: e non sorprende notare nelle sue memorie la stessa energia che lo distingueva nei racconti di tanti anni fa. Uomo non incline ai più facili entusiasmi, egli però coinvolge in una testimonianza che commuove e invita al raffronto tra storia passata e compiti del presente. Così la pagina scritta si conserva quale esempio di vita morale: gli uomini e le donne in carne ed ossa, quei coraggiosi ragazzi che animarono la Resistenza, sono ancora presenti con il loro anelito di libertà da ogni forma di oppressione. Di questo messaggio è ricolma la vita e l’opera del ‘ragazzo’ Mario Fiorentini: rivivere con lui le ragioni del suo comportamento civile sono il modo migliore di manifestargli tutta la nostra gratitudine.

Una foto srtorica di di gappisti romani. Dall'alto e da sinistra: Alfredo Reichlin, Tullio Pietrocola, Giulio Cortini, Laura Garroni, Maria Teresa Regard, Franco Calamandrei, Valentino Gerratana, Duilio Grigioni, Marisa Musu. Sotto, accovacciati: Arminio Savioli, Francesco Curreli, Franco Albanese, Carla Capponi, Rosario Bentivegna, Carlo Salinari, Ernesto Borghesi, Raoul Falcioni. Seduti, davanti al gruppo: Fernando Vitagliano e Franco Ferri. Sdraiato a terra: Pasquale Balsamo.

Una foto storica di di gappisti romani. Dall’alto e da sinistra: Alfredo Reichlin, Tullio Pietrocola, Giulio Cortini, Laura Garroni, Maria Teresa Regard, Franco Calamandrei, Valentino Gerratana, Duilio Grigioni, Marisa Musu. Sotto, accovacciati: Arminio Savioli, Francesco Curreli, Franco Albanese, Carla Capponi, Rosario Bentivegna, Carlo Salinari, Ernesto Borghesi, Raoul Falcioni. Seduti, davanti al gruppo: Fernando Vitagliano e Franco Ferri. Sdraiato a terra: Pasquale Balsamo.

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DUCCIO TROMBADORI
DUCCIO TROMBADORI

Duccio Trombadori. Nato a Roma nel 1945, figlio e nipote d’arte, dal padre Antonello e dal nonno Francesco ha ereditato la passione per la politica e la pittura. Laureato in Filosofia, è stato giornalista, critico d’arte, saggista, docente di estetica alla università di Architettura di Roma. Ha iniziato a scrivere d’ arte su ‘L’Unità’ alla fine degli anni Settanta, ha continuato in seguito su ‘Rinascita’, ‘Panorama’, ‘Il Foglio’, ‘Il Giornale’, e sul Tg3. Esperto d’ arte italiana del ‘900, ha diretto una rivista d’arte (‘Quadri&Sculture’, 1993-1998) ed ha curato monografie di Mario Mafai, Francesco Trombadori, Antonio Donghi, Riccardo Francalancia, Giulio Turcato, Renato Guttuso, Mario Schifano, Mario Ceroli. Tra il 1993 e il 2013 ha collaborato a diverse edizioni della Biennale di Venezia, di cui è stato consigliere di amministrazione. E’ stato più volte consigliere di amministrazione della Quadriennale di Roma. E’ autore di un libro- intervista con Michel Foucault (1982) e di una biografia ragionata di Gino De Dominicis (2012) . Un suo libro di versi (’Illustre Amore’, 2007) è giunto finalista al Premio Viareggio. E’ pittore di piccoli paesaggi di gusto ‘novecentesco’ che ha esposto a Parigi e Roma tra il 1990 e il 2014.

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