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Manuale di sopravvivenza

Il buio e il dono

FRANCESCA TURCHETTI
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Man Ray - Ritratto di Dora Maar

E’ ora di alzarsi, apre gli occhi, solo buio, li chiude e li riapre, uguale buio totale. Sente che sta arrivando il panico, vorrebbe urlare, chiamare qualcuno ma è sola. Il cellulare, ma come chiama? Non vede e non sa dove l’abbia lasciato ieri sera. Si alza piano dal letto sbattendo ovunque, sta squillando meno male. Segue il suono della suoneria, non sa chi sia dall’altro capo, inizia a piangere urlando che è diventata cieca. Sua sorella arriva di corsa e la porta al pronto soccorso. Ore interminabili di attesa e di angoscia, finalmente arriva l’oftalmologo. Una serie infinita di esami, una serie infinita di domande senza risposta. “Tornerà a vedere?”. “Dipende, le risponde l’oftalmologo, “Se segue bene i trattamenti medici c’è una probabilità.” Una probabilità? Dille che non ce sono che è meglio! Le lascia il numero di un’associazione dove possa fare riabilitazione e nel contempo essere assistita. E’ disperata, provate a camminare chiudendo gli occhi per qualche minuto. Senti solo pericoli che arrivano da ogni lato, ma passerà, lei è forte, passerà anche questa.
Per ora non è passata. E’ andata all’associazione per non vedenti che il medico le aveva consigliato e ha scoperto un mondo nuovo, mai immaginato.

L’odore. Nel suo limite quotidiano esistevano profumi o cattivi odori. Invece ogni persona, ogni oggetto ha un particolare odore che lo contraddistingue. Può essere intenso, gradevole, profumato, aromatico, erbaceo fragrante, delicato, fastidioso, inebriante, speziato, dolce, fruttato, amaro, nauseante, puzzolente, aspro, fresco floreale muschiato orientale pestifero,mefitico,pestifero sgradevole, cattivo, orribile, buono, estasiante, celestiale, abominevole, schifoso, meraviglioso. L’odore è il personale biglietto da visita di ogni essere umano e animale.

Il tatto. Quando vedeva, lo dava per scontato, ora il tatto è la sua prima vista. Quante meraviglie, quanta miseria e disumanità può scoprire con il tatto. Può toccare, tastare, palpare, palpeggiare, maneggiare, brancicare, stuzzicare, sfiorare, accarezzare, lambire, lisciare, sfregare. Si avvicina allungando le mani verso l’altra persona, si nutre delle energie che sente, si brucia con le negatività che arrivano. Capta una pelle dura, coriacea, solida, così come è il carattere dell’essere umano che le sta di fronte. Ma può essere anche una persona rigida, granitica, poco malleabile, poco trattabile. Accarezza la sua pelle, morbida, soffice, tenera e ricorda la pelle di sua madre rugosa, calda e gelida nel contempo. Se accarezza le rughe intorno agli occhi sente se la persona le sta sorridendo sul serio, se è un finto sorriso, se è un sorriso d’affetto.

Non l’avrebbe mai pensato, lo stato di cecità l’ha accettato, lo considera come un dono. Si assottigliano le percezioni, l’empatia, la comprensione e anche la repulsione. Certo non sono tutte rose e fiori. Con questo suo accadimento non vuole sminuire le sofferenze giornaliere di un cieco. La vita quotidiana non è una passeggiata, entrare nei negozi, fare la spesa, prendere un semplice autobus è difficoltoso. A meno che non vada con il suo tenero canone, che la protegge e la sorveglia. Avverte su di sé tutti gli occhi addosso, ha imparato a fare finta di niente, a sorridere lo stesso, anche se si sente perforata dagli sguardi. Giorno dopo giorno va avanti. Fino a che un giorno, così come improvvisamente era arrivata la cecità scomparve. Aperti gli occhi rimase abbagliata da tutta quella luce, violenta, fastidiosa, invadente, dolorosa. I suoi parenti e amici sono contenti. Lei no, vuole ritornare cieca, dentro una nuvola di ovatta, protetta dal buio, lontana dai fantasmi, piena di tesori appena scoperti è già scomparsi.

“A mio parere, non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono” – (Dal libro Cecità di José Samarago)

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FRANCESCA TURCHETTI
FRANCESCA TURCHETTI

Orgogliosa di far parte della Generazione X in un mondo alla deriva, mi sono buttata sulla scrittura come panacea di tutti i mali. Più che scrittrice posso affermare senza timore di smentita di essere scribacchina, cercando di guardare e descrivere con occhio ironico e distaccato i moti del cuore, la vita difficile, i turbamenti di una vecchiaia che incombe; talvolta riusciendoci, altre volte fallendo in maniera poco onorovole. L'importante è provarci.

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