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Costumi

Il giallo del buon vino

Paolo Messina
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Il professor Sublimio, docente di calligrafia cosacca alla quinta università di Chiappaghiozzi, girava e rigirava le bottiglie dell’angolo enoteca nel suo solito negozio di specialità. Leggeva le etichette e mormorava.
«Chissà chi è quel pazzo che da qualche anno ha cominciato a mettere i solfiti nel vino. Roba da delinquenti! E quel ladro di Ganimede, che si ostina a voler vendere questo veleno, a dire con sfacciataggine che ci sono sempre stati! Che addirittura vengono fuori dall’uva quando fermenta! E che comunque prima, ai tempi di quel caro contadino di Barabbone e della sua fraschetta, addirittura lo scioglievano dentro le botti. Che assurdità! Che ci vuole a fare il vino? Pure gli ignoranti lo sanno fare, prendi l’uva, la pesti e la lasci lì. Senza sozzerie. Che ci vorrà mai a fare un buon vino, biodinamico per rispettare l’ambiente, una bella etichetta e un bel tappo di sughero? Potrei pagarla anche cinque euro, una bottiglia così. Magari di un bel Brunello frizzante.»
Posò tutte le bottiglie, cambiò scaffale, e prese su un’abbondante dose di uva passa del Klondike per soddisfare la sua golosità con l’ultima ricetta copiata alla tivvù da Monsterchef.
Il commissario Magretti, che aveva assistito a tutta la scena senza perdersi nemmeno una sillaba, uscendo dal negozio di Ganimede accese la sua pipa elettronica e disse tra sé e sé: «Ho già capito chi è il colpevole!»
Il professore fu arrestato, condannato a zappare la vigna sotto il sole, a potarne i rami con fatica sotto il severo sguardo di due gendarmi della Compagnia della Vite, infine a vendemmiare. Per dimostrargli che un ignorante come lui no, proprio il vino non l’avrebbe saputo fare, fu costretto a bere l’orribile poltiglia, venuta fuori dall’uva che a malapena era riuscito a spremere a pedate per lasciarla poi lì a fare i fatti suoi fino a novembre.
Gli furono mostrate le due pasticche di solfito affondare nel grosso silo del vino vero, che subito si fece chiaro e bello, e il Mago Merlino gli rese possibile vedere quanto altro solfito liberasse il mosto stesso. Infine fu condotto sulla piazza di Montalcino, dove su una grossa lavagna espiò scrivendo millenovecentocinquantacinque volte Brunello frizzante lo dice solo un ignorante.
La cattedra di calligrafia cosacca restò vacante per lungo tempo, e da allora i cosacchi non sanno più scrivere. Al professore, per paga, furono dati cinque euro e un biglietto sola andata per il Klondike, con l’assicurazione che lì avrebbe certo trovato la migliore uva passa del mondo, meglio che a Pantelleria.

Immagine: Roberto Calvino

Paolo Messina
Paolo Messina

Nasce nel 1960 a Porto d’Ischia in una sera d’aprile. Nel ‘66 la famiglia si trasferisce a Roma. Studia fino alla maturità scientifica, in uno dei più turbolenti licei della capitale negli anni compresi tra il golpe in Cile e il rapimento Moro. Qua conosce la sua compagna di banco e di avventura, Laura. Nel 1980 già lavorano entrambi, ma si accorgono che c’è solo un’estate a vent'anni, perciò comprano una moto, si licenziano e partono in un viaggio che finisce quando finiscono i soldi, tenuti nascosti in un rotolo di carta igienica. Nel 1981 grazie a un concorso fatto ai tempi del liceo Paolo ottiene un impiego presso una grande azienda di servizi a capitale statale. Comprano una piccola casa a Roma, zona Magliana, quella della banda, contando di poter tornare a Ischia appena possibile ma non è possibile. Nel 1991 mantiene la promessa di trasferirsi al mare e va in Maremma. Qui, quando non sopporta più di essere un triste impiegato in un triste ufficio di una triste azienda si licenzia. Ora è titolare di una piccola ma prestigiosa azienda nel settore enogastronomico di qualità tipica e biologica. Da quasi quarant’anni non è sposato con Laura. Paolo Messina ha scritto due raccolte di racconti, stampate in proprio da PC in poche decine di copie, e la raccolta “Interferenze Indiscrete”, tramite il sito “Il miolibro” de La Feltrinelli. ha pubblicato nel 2007 per Il Filo editore la raccolta di poesie “Baci di Arcobaleni Sbiechi”. Del 2011 pubblica su La Rivista Intelligente, di cui dal 2012 è collaboratore stabile.”

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