Un gruppo di persone, una trentina, provenienti da tutta la Francia e dalle età più disparate, scopre di essere discendente di tale Adèle Meunier. vissuta a fine 800. Esiste ancora una casa, sommersa dall’edera e dalle piante selvatiche, che il comune decide di vendere. La vecchia abitazione è chiusa dal 1944. e occorre sfondare la porta per poter entrare. Tra i proprietari ancora in vita, ne vengono scelti quattro che entreranno e faranno una stima di ciò che c’è all’interno. Guy, Cèline, Seb e Abdel – rispettivamente apicultore, ingegnere, youtuber e insegnante – oltre a rovine in varie stanze troveranno un’infinità di quadri e ritratti, appesi alle pareti. Le ricerche storiche confermano che Adèle, nata in Normandia, durante la Belle Epoche si sposta a Parigi, in cerca della madre che non ha mai conosciuto. Vissuta con la nonna, alla morte di questa, sente più pesante la sua solitudine.
In un incredibile gioco temporale la scena, dall’oggi, si catapulta ai primi del secolo scorso, con Adèle seduta su un carro, guidato da un cavallo. Sulla nave per Parigi incontrerà due giovani artisti, Lucien e Anatole, uno già portato per la fotografia (quando per sviluppare una foto ci volevano 2 settimane…). Dopo lunghe ricerche troverà al fine sua madre ma la scoperta sarà così scioccante da indurla a scappare via. Inconcepibile allora, la ragazza chiederà ospitalità ai due e con un lenzuolo a fare da divisorio tra lei e loro, dormirà nella stessa stanza. Le immagini dal presente al passato continuano ad avvicendarsi senza che lo spettatore ci faccia più caso, tale la perizia nel tramutare i fotogrammi di oggi con quelli di ieri. Intanto i quattro supervisori della proprietà si conoscono sempre più a fondo, scoprono bisnonni e trisnonni in comune e vanno avanti nel catalogare i dipinti della casa. Tra questi, uno in particolare, suscita la loro attenzione: un quadro dalle pennellate preziose che ritrae una giovane donna seduta sul prato.
Di sorpresa in sorpresa, il tableau vivant della vita della loro antenata si srotola sotto i loro sguardi stupefatti. Il regista Cédric Klapisch, pur lasciandosi andare a qualche cliché, costruisce una storia che rapisce e che ammalia gli spettatori con i suoi colori.
“I Colori del tempo” – Francia 2025


Questo film mi piacerà moltissimo…sto facendo la stessa cosa con i miei antenati , almeno due degni di non morire per sempre nell’ oblio…Mezio Agostini, musicista direttore del conservatorio di Venezia…e Gabriele Galantara disegnatore, umorista ,caricaturista e socialista,sono suoi i manifesti socialisti dell’epoca…gli altri miei avi mi sono ugualmente cari per la fatica della vita nel loro tempo…
Bellissimo!
Bello!
grazie Costanza, la tua recensione è un pozzo di suggerimenti 😉
Grazie