“Dove sei andata a sbattere questa volta?” chiese mia madre come mi vide aprendo la porta di casa. Tornavo da scuola carica di libri e quaderni tenuti insieme da una cinghia elastica, affamata dopo tante ore di lezione. Capitava spesso che inciampassi e cadessi perché sono stata sempre piuttosto goffa nei movimenti, forse a causa della forte miopia scoperta quando avevo solo tre anni.
“Non ho sbattuto da nessuna parte, mamma”, dissi poggiando i libri sul tavolino dell’ingresso.
Lei continuava a guardarmi pensierosa.
“Mmm… hai un brutto livido sul naso, come te lo sei procurato, allora? Un pugno, una gomitata?”
“Ma non mi è successo proprio niente!”, esclamai con enfasi, un po’ seccata dall’insistenza di mamma che mi fissava accigliata tenendo le mani sui fianchi.
Corsi in bagno a specchiarmi. E sì, il livido c’era su quel naso greco che detestavo tanto e che spiccava in tutta la sua importanza sulla mia faccetta tonda e aggraziata. Mi sarebbe piaciuto ereditare il nasino di mamma, piccolo, perfetto, all’insù, alla francese.
Invece mi dicevano che ero tutta mio padre, il suo ritratto al femminile. Uffa!
Comunque, perché mi fosse comparso quel segno bluastro, quasi viola sopra le narici non riuscivo a spiegarmelo. Fu la prof di latino l’indomani a illuminarmi: “Signorina Ferraro” esordì con voce gracchiante e stridula, “Sono giorni che stai con il dito nel naso, finora ho fatto finta di niente, ma visto che sta diventando un vizio, devo richiamarti davanti a tutti i compagni. Via quel dito dal naso!”, urlò: “Una volta per tutte!”.
Arrossii come mai prima; in effetti, quasi senza accorgermene, da giorni tenevo l’indice sinistro sotto la punta del naso, spingendola verso l’alto, che chissà se a furia di fare pressione si sarebbe alzata un pochino. Il risultato, piuttosto, era stato il livido; avevo involontariamente bloccato la circolazione del sangue, così che si era raggrumato.
Per anni ho accarezzato l’idea di un intervento di rinoplastica, prendendo a modello il naso di mamma, ovviamente, ma mia cognata con una semplice osservazione, mi ha fatto desistere.
“Ma tu, che ti disperi se il parrucchiere non ti accontenta con il taglio, che faresti se sbagliasse il chirurgo?”.

La mamma dell'Autrice
Adolescenza Chirurgia plastica Errori

Lineare lo stile e piacevole la lettura. Un breve racconto ma intenso e ricco di spontaneità e freschezza. Complimenti all’autrice.