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Scienza

Il mare negli occhi

SALVATORE RONGA
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Nulla vi è di più caro della pupilla, nulla di più prezioso, nulla il cui destino ti stia più a cuore: sei la pupilla degli occhi miei.
Ma ciò che fa traslucida la pupilla e fa baluginare lo sguardo è il sovrapporsi di più veli d’acqua: un mare abita l’occhio, stipato tra la cornea e il cristallino, e, come tutti i mari, mai lo stesso, sempre mutevole e cangiante, giacché a questo mare fu dato il nome di umore, “umor acqueo”.
La luce, per raggiungere l’occhio, si incurva sulla parete convessa della cornea, per poi frangersi, sventagliare tutta la sua consistenza nei flutti dell’umor acqueo, quasi che la natura liquida di questa coltre ne amplifichi e, in egual modo, purifichi la potenza, preservando il cristallino da questo gravame.
E’ grazie a questo mare, tutto interno all’occhio, che il cristallino può nuotare, restando al suo posto, perché in vero non si sposta, ma esso muta la sua struttura convessa, appiattendosi e curvandosi, come il cappello d’una medusa gelatinosa che oscilli l’orlo della tesa per sospingere le correnti.
Ed è così che il cristallino mette a fuoco, senza che nulla bruci, se non il desiderio di vedere.

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SALVATORE RONGA
SALVATORE RONGA

Nacque a bordo di un’isola nel golfo di Napoli, Ischia. Sbarcò raramente, così da poter attribuire al rollio ogni tormento esistenziale. Sperimentò varie forme di gastrite. Perse i capelli, ma non perse tempo a raccoglierli. Amò più di quanto i suoi amici sospettassero e odiò molto meno di quanto i suoi nemici avessero creduto. Venne alla luce il 13 luglio 1969 e da allora non fa che scrivere e riscrivere il suo epitaffio.

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