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Il murale sulla morte di Pasolini

DUCCIO TROMBADORI
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Il murale di Nicola Verlato

 

Nicola Verlato è giunto a Roma da Los Angeles. Vive negli Usa da dieci anni. Ma ama l’Italia, soprattutto il suo veneto bizzarro (vicentino-veronese qual è) e lo sbracato romanesco. Così, senza una lira in cambio, è tornato per il piacere di dipingere. Ci teneva di partecipare al progetto di pittura murale in corso a Roma per dare un po’ di lustro alla periferia.

In poco più di quindici giorni ha tirato su un dipinto in Via Galeazzo Alessi, una strada che sta tra la via di Torpignattara e Via del Mandrione, tra la Casilina e la Tuscolana, un luogo descritto e frequentato da Pier Paolo Pasolini quando narrava le vite violente dei suoi ‘ragazzi di vita’. La pittura murale si stende su un muro cieco di un edificio per più di quindici metri. Nicola la ha dipinta da solo a tempera e olio salendo per impalcature dalla mattina alla sera, con l’aiuto della sua piccola e gentile moglie giapponese. Nicola è un lavoratore infaticabile, un Tintoretto moderno che se potesse coprirebbe di pittura una intera città.

Il suo dipinto murale ricorda la morte di Pasolini. Egli ha figurato il poeta nell’attimo di strapiombo nel gorgo della morte precipitato da un immaginario pozzo sovrastante da cui sbucano le teste di chi lo ha ucciso e altri. Pasolini cade giù nel buio della notte eterna, la quale però è rischiarata come un Campo Eliso da vegetazione e dalla presenza di una figura femminile – la madre – che lo attende in braccio come fu da bambino, e due figure di poeti – uno Petrarca, l’altro Ezra Pound – quest’ultimo nudo e in torsione del corpo, con la testa rivolta verso l’alto.

C’è questo e dell’altro nella immagine dipinta da Verlato con i colori spenti del bianco e del nero. Essa fa parte di una complessa progettazione monumentale (pittura, scultura, video) che Nicola ha studiato per dedicare a Pier Paolo Pasolini un altro coinvolgente omaggio visivo.

Dominato dal piacere di dipingere allo scopo di illustrare sentimenti civili e commentare pubblicamente passaggi del tempo storico Nicola Verlato si esprime sulla falsariga indicata da Tintoretto e mescola il gusto scenografico con quello di una michelangiolesca corporeità. Pittore quanto mai legato a modi storici della figurazione italiana, Verlato vi accompagna la virtù estetica di rivelare i segreti del suo ‘procedimento visivo’ a suggello di un eccentrico contemporaneismo.

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DUCCIO TROMBADORI

Duccio Trombadori. Nato a Roma nel 1945, figlio e nipote d’arte, dal padre Antonello e dal nonno Francesco ha ereditato la passione per la politica e la pittura. Laureato in Filosofia, è stato giornalista, critico d’arte, saggista, docente di estetica alla università di Architettura di Roma. Ha iniziato a scrivere d’ arte su ‘L’Unità’ alla fine degli anni Settanta, ha continuato in seguito su ‘Rinascita’, ‘Panorama’, ‘Il Foglio’, ‘Il Giornale’, e sul Tg3. Esperto d’ arte italiana del ‘900, ha diretto una rivista d’arte (‘Quadri&Sculture’, 1993-1998) ed ha curato monografie di Mario Mafai, Francesco Trombadori, Antonio Donghi, Riccardo Francalancia, Giulio Turcato, Renato Guttuso, Mario Schifano, Mario Ceroli. Tra il 1993 e il 2013 ha collaborato a diverse edizioni della Biennale di Venezia, di cui è stato consigliere di amministrazione. E’ stato più volte consigliere di amministrazione della Quadriennale di Roma. E’ autore di un libro- intervista con Michel Foucault (1982) e di una biografia ragionata di Gino De Dominicis (2012) . Un suo libro di versi (’Illustre Amore’, 2007) è giunto finalista al Premio Viareggio. E’ pittore di piccoli paesaggi di gusto ‘novecentesco’ che ha esposto a Parigi e Roma tra il 1990 e il 2014.

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