Il posto delle fragole

Una Ellerina (un’amica di LRI, cioè di questa rivista), giorni addietro, ha postato su Facebook una sua foto del passato, riconducendone il senso a un suo “posto delle fragole”; inteso, come nel film omonimo, come il rifugio del cuore e dell’anima.
Nel giro di poche ore, altri utenti di FB hanno postato foto o frasi del loro posto delle fragole.
Ebbene si, lo possediamo tutti e con nostalgia lo evochiamo, chi per bellezza, chi per gioventù anche “bruciata”, chi per dolore sofferto.
Strana coincidenza, un mese fa sono andata su You Tube a cercare il trailer dell’inizio del film di Bergman.
Bergman ci presenta così l’arrivo della morte: “gli orologi non hanno più lancette. Restano, stampate sull’orologio, le ore, come numeri di una sequenza che non ha più valore. Le lancette non ruoteranno più in senso orario, metafora del cammin di nostra vita, la vita si ferma. E’ finita.”
Per completare la scena, Bergman fa arrivare una carrozza nera senza cocchiere, con un cigolio assordante, che tutt’a un tratto sbanda, e una sua ruota finisce contro il palo di un lampione, staccandosi.
Nell’urto, una bara nera scivola in strada; dall’interno fuoriesce una mano bianca scheletrica che afferra la mano dell’uomo destinato a morire e se lo trascina dentro.
E’ finita.
Questo e’ l’atto finale della morte che e’ venuta a prenderselo.
Ho voluto rivedere questa scena del film, perché qualcosa di simile mi accadde nella infanzia.
Ricordo che stavo rientrando all’imbrunire dopo un pomeriggio di gioco, saltarellando sul marciapiede, con il pallone sottobraccio, quando, arrivata all’altezza della porta di casa, trovai una carrozza nera, quasi simile a quella del film, con una bara aperta, vuota , in obliquo, che poggiava per metà sulla carrozza e per metà sulla ghiaia del pavimento del cortile.
Il cocchiere l’aveva per un attimo, abbandonata, il tempo necessario per scendere dalla carrozza e suonare il campanello del destinatario: “… buonasera, sono arrivato, a che piano devo salire?”
Rivedendo la scena, a distanza di tanti anni, mi sono detta: questo e’ uno dei miei posti delle fragole, dove da bambina allegra e spigliata quale ero, la morte mi si fece vedere, nella sua interezza, peraltro non spaventandomi. Ed è questo che ne dà il senso.

5 commenti su “Il posto delle fragole”

  1. Scorrevole e piacevole.
    Racconto di una esperienza che avrebbe potuto essere scioccante e invece diventa una storia che scivola via con delicatezza,

  2. Non sempre la morte appartiene ad una fiaba o la vivi con distanza perché non ti tocca da vicino. La possibilità che quel nocchiere, con la bara mezzo fuori e mezzo dentro, sia venuto a prendere uno dei tuoi genitori, cambia tutto. Hai interrotto i tuoi giochi, perché qualcuno ti ha avvertito, parole nel vento che ti hanno sfondato un timpano, arrivi traffelata da un nodo in gola e da un presentimento che la tua esistenza stia per cambiare senza via di scampo. Avevi visto giusto, niente è per sempre e per te in quel momento lì, si è chiusa l’infanzia, il pallone ti scivola dalle mani. Non andrai a riprenderlo.

    1. La morte non e’ una fiaba per gli adulti, perché l’adulto
      ha maturato la consapevolezza di cosa essa sia. Al ragazzo che arriva da un momento di gioco, la morte si fa vedere, ma non lo spaventa. Quanto ho scritto e’ veramente accaduto, come in quell’età spesso interrompevamo la partita di pallone in cortile, per salire nella stanza del nonno morto, sempre con il pallone sotto braccio, senza farlo scivolare.
      E questa e’ la morte che mi apparve in diverse occasioni, come il carro funebre abbandonato, che mi colpì, ma non mi fece pensare a nessuno dei miei famigliari.

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