Il regno del corridoio

C’era una volta un bambino. Questo bambino aveva un numero esagerato tra fratelli e sorelle, tanto che all’ ora di pranzo la famiglia riunita occupava ben otto sedie intorno al tavolo, allungato con le apposte tavole per la verità un po’ traballanti. Ognuno, a tavola, aveva il suo posto e non erano ammesse variazioni. Un’ immagine del desco familiare avrebbe ricordato la carrellata sulla nazionale italiana schierata al centro del campo nella finale di Madrid ’82: tutti belli alti e piazzati, poi arrivava il turno di Bruno Conti e la telecamera era costretta ad abbassarsi per inquadrarlo, piccolo e impunito. Come il bambino di cui sopra.
La casa di famiglia era abbastanza grande, d’accordo, ma c’era un problema: le camere erano tutte occupate. Genitori, sorelle, fratelli, tutti bisognosi dello spazio propedeutico all’ isolamento, alla concentrazione, per motivi più che validi, su tutti lo studio.
Così al lungo pomeriggio del bambino restavano due sole alternative: la cucina, per garantire compagnia e intralcio alla regina della casa nell’ instancabile svolgimento delle sue funzioni.
E il corridoio.
Il lungo budello era piuttosto oscuro, scandito da porte tutte rigorosamente chiuse. Già, il sacro studio degli universitari non andava turbato per motivo alcuno.
O quasi. Perché il bambino, stufo di fare su è giù col triciclo, a folle velocità e schiantandosi spesso e volentieri contro gli stipiti, o di costruirsi la mitica tenda Cheyenne con due ombrelli neri incrociati vicino alla porta di casa, prendeva coraggio e bussava. A volte riceveva anche udienza, due o tre minuti, non di più. Poteva scapparci un ghiacciolo arcobaleno, comprato al bar sotto casa per l’ occasione. Una chiacchiera sul campionato di calcio. L’ ascolto clandestino di una canzone di Buscaglione registrata sul Geloso. Più spesso, un vaffa.
C’era anche chi usciva, per il lavoro, le lezioni, per perdere tempo con amici vitelloni a zonzo per la città.
Certo è che, alle rispettive ore del rientro a casa il bambino, allertato dai rumori dell’ ascensore, era in grado di distinguere e identificare con precisione chirurgica il diverso tintinnio delle chiavi. E prepararsi ad una degna accoglienza dei reduci, prima della nuova tavola, pronta per cena.

 

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