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Racconti

Il ruggito del somaro, ovvero come fermai gli USA

Paolo Messina
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Fu quando un presidente degli Stati Uniti venne in Italia. Atterrò a Ciampino. Io e il mio somaro turbodiesel da ventotto quintali si doveva passare di là o si faceva come Colombo, che per andare in India arrivò in America. Ma fu l’America a venire da noi.
Avevamo un po’ di vantaggio, passammo di fretta per incroci pieni di pattuglie, ognuna con la sua radio, in un simulacro d’efficienza come quelli della Spectre. Ero riuscito ad anticiparli, ma a via dei Cerchi li ebbi tutti addosso. Prima gli elicotteri, come quelli di Coppola. Poi uno stuolo di moto, scooter e tricicli che nemmeno gli animaletti del bosco con Biancaneve. .
Dall’altro lato del Circo Massimo andò il corteo ufficiale di limousine, carabinieri e vigili di scorta. Dietro di me piombarono invece dei furgoni blindati grossi come tirannosauri e qualche auto in mezzo. Su una di quelle il Presidente, l’uomo che con un solo dito fa partire mille caccia e centomila bombe atomiche. Tutti fermi, quando un mite vecchietto su una Punto ammaccata invoca il Diritto Romano del semaforo verde e parte. Lo placcarono in mezzo all’incrocio, a due dita dalla portiera di una Panda vecchio tipo con una ragazza alla guida, che proprio in quel momento avanzava per ordine di qualche stratega. Io cerco scampo, un triciclista mi urla: «Vada via, si tolga di mezzo!». .
«Sì, ma dove?» dico io. E lui, perentorio, mi indica un angolo improbabile: «Si metta lì!». .
Pizzardoni e marines non hanno fatto le stesse scuole. Eseguo. .
Tre quarti di coda del mio somaro meccanico riempiono l’unica mezza corsia rimasta, e se avesse potuto avrebbe pure scalciato. Il primo tirannosauro blindato non passa attorno alla Panda, che non si può muovere perché davanti ci sono io nel furgone. Il mite vecchietto riparte, lo fermano in tre, mentre tutti suonano, pure Biancaneve. Il Presidente è là, in balia dei miei scarichi di nafta euro4. Il vecchietto protesta perché era verde, la ragazza mette su un CD di Vasco. Io sto fermo e piantato lì come un piolo: voi mi ci avete messo e guai a chi mi sposta. .
Per districare la malloppa c’è voluto l’intervento della CIA. .

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Paolo Messina
Paolo Messina

Nasce nel 1960 a Porto d’Ischia in una sera d’aprile. Nel ‘66 la famiglia si trasferisce a Roma. Studia fino alla maturità scientifica, in uno dei più turbolenti licei della capitale negli anni compresi tra il golpe in Cile e il rapimento Moro. Qua conosce la sua compagna di banco e di avventura, Laura. Nel 1980 già lavorano entrambi, ma si accorgono che c’è solo un’estate a vent'anni, perciò comprano una moto, si licenziano e partono in un viaggio che finisce quando finiscono i soldi, tenuti nascosti in un rotolo di carta igienica. Nel 1981 grazie a un concorso fatto ai tempi del liceo Paolo ottiene un impiego presso una grande azienda di servizi a capitale statale. Comprano una piccola casa a Roma, zona Magliana, quella della banda, contando di poter tornare a Ischia appena possibile ma non è possibile. Nel 1991 mantiene la promessa di trasferirsi al mare e va in Maremma. Qui, quando non sopporta più di essere un triste impiegato in un triste ufficio di una triste azienda si licenzia. Ora è titolare di una piccola ma prestigiosa azienda nel settore enogastronomico di qualità tipica e biologica. Da quasi quarant’anni non è sposato con Laura. Paolo Messina ha scritto due raccolte di racconti, stampate in proprio da PC in poche decine di copie, e la raccolta “Interferenze Indiscrete”, tramite il sito “Il miolibro” de La Feltrinelli. ha pubblicato nel 2007 per Il Filo editore la raccolta di poesie “Baci di Arcobaleni Sbiechi”. Del 2011 pubblica su La Rivista Intelligente, di cui dal 2012 è collaboratore stabile.”

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