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Il San Silvestro del geometra Burlando

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(da leggersi con spiccata còcina zeneize)

“Auguri, geometra, buon anno!”
“Grazie, architetto, anche a lei e famiglia!”

“Buon anno nuovo, geometra!”
“Grazie, signora Parodi, anche a lei e famiglia!”

“Geometra! Tante belle cose per il nuovo anno!”
“Grazie, signor Passalacqua, anche a lei e famiglia!”

“Buona fine e buon principio, geometra! Dove trascorrerà San Silvestro?”
“Grazie, signorina Gianna, anche a lei e famiglia!”

Il geometra Burlando svicola in un vicolo del centro storico parato a festa – “Mia ( = Guarda) un po’ tutte ‘ste luci, poi dice la crisi…”, simulando una fretta plausibile, come plausibile appare il non aver udito, tra la folla chiassosa dell’ultimo dell’anno, la domanda della signorina Gianna. Si maledice per essere uscito in questo tardo pomeriggio del 31 dicembre. Come può aver dimenticato che occorre fare la spesa per due giorni? Glielo ha ricordato mezz’ora fa il frigo, quando – aperto per uno spuntino – gli si è rivelato più vuoto del suo cervello. Così eccolo ora a spintonarsi tra gente fastidiosamente allegra e rumorosa, nel vano tentativo di aprirsi un varco ed entrare dal macellaio per prendersi mezzo chilo di fettine da far scaloppine e magari un’albanella di mostarda. All’ennesima gomitata nello sterno beccatasi da un’imponente matrona con annesso marmocchio urlante, il geometra Burlando desiste e imbocca la via di casa. “Dove trascorrerà San Silvestro?” la querula domanda della signorina Gianna gli risuona nella mente “Dove trascorrerà San Silvestro?” continua a sentire quelle parole e ogni volta la voce della molesta signorina gli rimbomba più stridula, più acuta, più insopportabile. Intanto si è fatto tardi, già si abbassano le saracinesche e c’è un fuggi fuggi generale verso cenoni, feste, ricchi premi e cotillon. Il geometra, di pessimo umore, già pensa che dovrà ordinare qualcosa su Just Eat (“e son palanche”, mugugna tra sé e sé) quando nota il minimarket “Nonsoloetnico” poco distante dal suo portone. Che stupido a non averci pensato prima! “Quelli son sempre aperti”, si rinfranca, notando sollevato la chilometrica scritta che campeggia sulla vetrina esterna, circondata da lucine intermittenti e multicolor: “Aperto 7/7 fino alle 23 – Entrata libera – Latte e pane fresco – Alimentari vari – Ortofrutta – Bevande – Vini – Infusi – Liquori – Prodotti per la casa – Artigianato – Cartoleria”. “E belin, nient’altro?” pensa sogghignando. Una signora vestita con un sari color oro gli si avvicina sorridendo e gli domanda come può aiutarlo. Burlando, scorbutico come sempre, non ricambia il sorriso e replica che vuol dare solo un’occhiata. La signora ha un sorriso che non demorde e gli porge un cestello per riporre la spesa. “Ma come fate a stare sempre aperti? Non ce le avete le feste, voialtri?”, le chiede con voce un po’ rabbonita, mentre prende il cesto e si guarda attorno. “C’è crisi – gli risponde con voce gentile la donna – e allora, per farci una clientela, non ci resta che stare sempre aperti. Certo, è dura. Qui ci siamo io e mio marito, che però lavora anche in un bar, a Sottoripa, dalle sette di sera alle tre del mattino. Io sto qui fino alle ventitré, poi mi viene a prendere mio figlio, che studia – vuol fare il geometra, sa? – e poi ce ne torniamo a casa e il giorno dopo si ricomincia. Ma non c’è altra scelta. Noi veniamo dal Bangladesh, siamo a Genova da cinque anni” “Complimenti, parla bene l’italiano” bofonchia Burlando, per chiudere il discorso, ma la signora prosegue, sembra aver bisogno di parlare con qualcuno: “Viviamo qui vicino, in un appartamento di due stanze, siamo in sei: io, mio marito, nostro figlio, i genitori di mio marito e sua sorella. In tutto, paghiamo ottocento euro al mese”. La signora sospira e poi tace, non ricevendo risposta da quel cliente poco affabile, che ora si sta aggirando tra gli scaffali, suo malgrado colpito da odori e colori che preannunciano sapori diversi dal consueto. Dimentico del suo mezzochilodifettinedafarscalppine si lascia irretire da risi e spezie profumate, da frutti e verdure mai viste prima, da scatoline di latta con erbe e fiori per infusi, birra, liquori indiani e succhi esotici. Ecco per quel grigio cliente malmostoso un’inaspettata tavolozza di colori odorosi: cumino, curcuma, zenzero, cardamomo, cannella, un’inebriante mescolanza per il masala. E poi baumi, zucchine indiane, scatolette di acciar (”Cocktail di limoni, peperoni, mango bolliti nell’aceto, con spezie e olio di soia”, legge su un’etichetta scritta a mano), sacchetti colmi di lenticchie e fagioli dalle mille sfumature. E poi la frutta esotica. E il pesce surgelato del Bangladesh. E l’artigianato. “Quanti inutili oggetti” prova a lagnarsi in cuor suo il geometra, smentito dal suo stesso soffermarsi affascinato su quei legni decorati da madreperla, argento e ottone. Un contenitore di legno intarsiato, sistemato nella parte più bassa dello scaffale, attira in particolare la sua attenzione e Burlando si piega sulle ginocchia per esaminarlo meglio, quando improvvisamente sente un grido femminile soffocato, mentre una voce maschile sibila sottovoce: “Zitta e vuota la cassa, presto, se non vuoi un proiettile in testa!”. Burlando, nascosto dallo scaffale, striscia fino alla cassa e vede il tipo con la pistola brandirla in un gesto impaziente, indicando alla signora col sari di far presto.

È in quel momento che sparisce il geometra di mezz’età Gianfranco Burlando e riappare Gian, ventenne rugbista del CUS Genova di trent’anni prima, che placca da dietro il rapinatore, facendolo finire a terra e…

(DISSOLVENZA)

“Belin, dove sono? Cosa è successo?”

“Lei è il geometra Burlando Gianfranco?”

“Certo che sono io! COSA BELIN È SUCCESSO?”

“Stia calmo, geometra, sono il maresciallo Caputo. Lei è svenuto quando dalla pistola del rapinatore, picchiando sul pavimento, è partito un colpo. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, neppure il suddetto rapinatore che si è dato alla fuga. La signora Raji qui presente, ci ha telefonato avvisandoci dell’accaduto e la nostra pattuglia si è recata immantinente sul posto, trovando lei, geometra Burlando, al suolo senza conoscenza e la signora Raji suddetta, che cercava di farla rinvenire, senza peraltro riuscirvi”.
Il geometra ora ricorda tutto, e riferisce la sua versione dei fatti al maresciallo Caputo, che presa buona nota della testimonianza, si accinge a lasciare il locale “Perché sa, questa sera finisco il turno alle 11 e sono in tempo a tornare a casa per festeggiare la mezzanotte con mia moglie e i miei figli” si congeda sorridendo il maresciallo “E lei, geometra, dove trascorrerà San Silvestro?” Ancora quella domanda insidiosa… Burlando sta per replicare “Nel mio letto, dove vuole che vada?”, quando una voce maschile, ignota, risponde al suo posto: “Ma qui con noi, naturalmente!”. È il signor Raji che, precipitatosi in negozio non appena avvertito dell’accaduto, si avvicina a quel cliente che ha salvato la moglie e l’incasso, e gli ripete, guardandolo con i suoi profondi occhi scuri: “Vero, signore, che si ferma da noi? Ne saremmo così felici…”.
Il grigio geometra Burlando sembra ora risplendere di tutti i colori delle spezie che lo avevano incantato, mentre sente se stesso rispondere “Ma certo! Grazie!”.

(Sipario. Buon 2019 da Aglaja)

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AGLAJA

Aglaja è una disegnatrice grafica, illustratrice, pittrice e vignettista con il vizio della scrittura, che si cela nei panni di Gabriella Corbo, insegnante di lettere. Per undici anni (dal 2003 al 2014) ha illustrato e disegnato vignette su blog e sito dello scrittore e giornalista Enzo Costa, sui suoi blog d’autore di Repubblica.it (dove ha tradotto in immagini i “Lanternini” di Enzo e ha tenuto una propria rubrica di vignette, “Domenicaglaja”) e dell’Unità.it (“Malumorismi”). Ha illustrato i libri “Rime Bacate”(Editori Riuniti), "Col senno di prima" (Editori Internazionali Riuniti), "Cercati col Lanternino" (Red@zione), tutti di Enzo Costa. Sempre con Enzo, ha partecipato al Festival Internazionale di Poesia di Genova 2012, con la proiezione di sue vignette che illustravano le rime dell’autore. Nel frattempo, diverse sue immagini “serie” cominciavano a essere esposte in mostre tematiche. Nel 2010 ha vinto il primo premio al concorso nazionale Sapete come mi trattano?, indetto dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), per la categoria vignette, premio attribuitole dal Comitato d’onore, composto da esponenti di spicco del mondo della cultura (tra cui, per le vignette, Massimo Bucchi di Repubblica) e del movimento per i diritti delle persone con disabilità. Aglaja ha esposto le sue vignette, illustrazioni ed immagini, con i testi di Enzo Costa, nella mostra “Figuriamoci”, allestita al Muvita dal teatro Sipario Strappato di Arenzano (Genova), e nella mostra “Tra il dire e il disegnare c’è di mezzo il mare”, al Museoteatro della Commenda di Prè (Genova), una summa dei lavori della “ditta” EnzoCosta&Aglaja, sul tema del mare e dell’accoglienza, con divagazioni satirico-oniriche: è stata l’ultima, felice, occasione che ha visto insieme i “soci” Aglaja ed Enzo, mancato pochi giorni dopo l’inaugurazione. Dopo la scomparsa di Enzo Costa, Aglaja ha cessato la sua attività di vignettista satirica (salvo concedersi qualche “strappo”), preferendo dedicarsi alla pittura digitale, in cui fa vivere il suo mondo surreale. Ancora alla Commenda di Prè, Aglaja ha così inaugurato nel 2015 la sua prima personale su tela: “Come è profondo il mare”, gli abissi immaginari di una viaggiatrice statica. Del 2017 è il progetto “Scrittori liguri”, partito dall’idea di inventare ritratti impossibili di 19 grandi scrittori della Liguria partendo dalle loro parole. Il progetto si è concretizzato in un evento, “Equinozio delle Arti”, a Palazzo Tursi, e in una personale nel corso del Festival della Poesia di Genova, a Palazzo Ducale. Nel settembre dello stesso anno, si è inaugurata una nuova mostra al Museo del Mare di Genova dal titolo Fondali immaginari, dove le foto subacquee del fotogiornalista Adriano Penco sono state rivisitate dalla fantasia di Aglaja e dai suoi disegni surreali. Nel 2018 quattro opere di Aglaja su tela hanno fatto parte di Mosaic, a cura di Art Commission, un’installazione collettiva itinerante (in Italia e all’estero) a tema libero, che prende vita e forma assemblando i lavori degli artisti partecipanti. Ultimamente, Aglaja ha iniziato a sperimentare la serigrafia: i suoi disegni ora sono serigrafati su piastrelle, una tecnica che restituisce come non mai la luce e la brillantezza dei colori, così come sono preparati graficamente per lo schermo. Cura l’archivio dei lavori del suo socio, ne pubblica illustrandoli – sulle sue pagine social e su La Rivista Intelligente – brani e poesie inedite. Ha raccolto le poesie intimiste di Enzo Costa, uscite nel dicembre 2017 per Rayuela Editore, con un ritratto dell’Autore disegnato da Aglaja in copertina. Continua ad essere una prof. resistente e una disegnatrice/scrittrice impenitente. E viceversa.

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