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Il suicidio degli USA

Ormai sappiamo che Trump è senza cuore, ma è anche senza cervello. Non ha anticipato le ripercussioni della guerra in Iran. Non si è preparato. Se avesse riflettuto sulle conseguenze negative del conflitto, o ascoltato gli esperti militari che lo sconsigliavano, non si sarebbe avventurato nel vicolo stretto e cieco di Hormuz. Ora l’Iran tiene in ostaggio il mercato globale dell’energia. Perché mai dovrebbe rinunciare allo scacco matto all’America? Il termine “scacco matto” è un’antica frase persiana che significa: “Il Re è morto”. Questo è il primo ruzzolone di un grande crollo.
“Gli Stati Uniti hanno speso oltre 70 miliardi di dollari per perdere una guerra che ha arricchito gli oligarchi e impoverito gli americani, ha sabotato le loro alleanze e rafforzato i loro nemici. L’insensata guerra all’Iran, oltre che essere del tutto immorale, è assolutamente autodistruttiva”, ha detto Timothy Snyder all’Istituto di ricerca “Council on Foreign Relations” il 20 aprile 2026. Questa guerra catastrofica suggerisce che il principio guida della politica estera di Trump sia il suicidio della superpotenza americana.
“Gli imperi sono crollati nei secoli, ma nessuno Stato ha mai scelto di suicidarsi, e neppure è riuscito a farlo con tanta rapidità”, dice Snyder. Lo storico inglese Arnold Toynbee non concorderebbe. Scrisse infatti (“A Study of History”, 1934) che “le civiltà muoiono per suicidio, non per omicidio”. Cadono perché in decadenza e alla mercé di governanti parassiti che riducono il popolo in miseria, dominandolo con la forza e saccheggiando le ricchezze della nazione. È proprio quel che sta accadendo ora negli Stati Uniti e nella Russia di Putin.
Trump non ha mai spiegato al Congresso o ai cittadini dove sia l’interesse nazionale in questa guerra perché, oltre all’arricchimento personale attraverso l’aggiotaggio, tutta la politica di Trump, interna ed estera, è anti-strategica, un massacro autoindotto. Nel suo lungo saggio, intitolato “On Superpower Suicide” (Substack, 9 maggio ’26), Snyder elenca alcuni punti fondanti del potere statale, di cui riassumo i concetti in citazioni salienti dello storico americano, commentandole.
Sovranità statale. “Non vi è alcun segno che l’amministrazione attuale consideri gli USA uno Stato. Trump tratta gli Stati Uniti come un’opportunità commerciale per pochi individui scelti”, come gli oligarchi che si sono arricchiti depredando la Madrepatria Russa.
Interesse nazionale. “Il Gabinetto di Trump non mostra alcun interesse per il benessere del popolo. Al Presidente non importa nulla della nazione”. Non è soltanto avidità, è l’indifferenza e il sadismo di pochi narcisisti maligni che trovano conveniente il crollo delle istituzioni che hanno fatto grande l’America. Hitler, il primo “narcisista maligno” così definito da Erich Fromm, nel 1945 emanò il “Decreto Nero”, l’ordine di distruggere tutte le infrastrutture tedesche, perché la Germania, non essendo riuscita a vincere la guerra, meritava la distruzione. Il popolo tedesco aveva fallito, quindi doveva soccombere. Questo nichilismo è presente a Washington. Trump non cadrà da solo, trascinerà con sé la nazione.
Successione. “Per mantenersi nel tempo, una superpotenza deve trasferire la sua autorità ad altri, mentre le istituzioni continuano a funzionare.” In America la democrazia rappresentativa ha sempre garantito la successione, ma ora è un Politic-Bjuro capitalista, una congrega oligarchica che passerà il comando a J.D. Vance, pupillo di Peter Thiel. In questo schema dinastico, Trump è una variabile impazzita, e ha fatto più volte capire che vuol restare al potere per sempre. Perché darsi tanto da fare per una sala da ballo da un miliardo di dollari, se fra tre anni dovrà sloggiare e lasciare la Casa Bianca a quel burattino artificiale di Vance? Trump sta considerando anche l’opzione di scegliere uno dei suoi figli a succedergli, silurando Vance, ma non possiede alcun istinto paterno, e quei figli sono stati traumatizzati da lui fin da piccoli, sono delle amebe, delle frane umane. Intanto, per non essere esautorato nelle elezioni di novembre prossimo, Trump mette in discussione il diritto di voto, con manipolazione delle mappe distrettuali e altri brogli elettorali.
Elites. “Perché uno Stato prosperi e mantenga il potere, al comando devono essere poste persone competenti. Gli USA avevano un servizio civile che era l’invidia del mondo, e un servizio militare basato sul merito. L’amministrazione Trump ha disattivato il servizio civile ed epurato il comando militare dei suoi uomini migliori. L’epurazione è stata fatta da persone del tutto squalificate per qualsiasi ufficio, figuriamoci per i Ministeri.” Che individui come Tulsi Gabbard (Ministra dei Servizi Segreti), Kash Patel (direttore FBI), Peter Hegseth (Pentagono) siano stati nominati Ministri del governo federale è una prova evidente del tentato suicidio dell’America.
Educazione. “Una superpotenza deve avere una popolazione istruita, preparata a capire e affrontare le sfide del mondo. Trump ha scelto di fare il contrario.” Ha tolto i fondi alle università più prestigiose, minacciandole di ritorsioni se lasceranno ai professori la libertà di insegnamento e agli studenti la libertà di discutere e criticare. Nelle biblioteche di tutta l’America vengono eliminati i testi sulla schiavitù dei neri, sullo sterminio dei Nativi Americani e su altre diversità. Esiste una sola Storia da imparare: la supremazia del maschio bianco cristiano eterosessuale in America. Le tasse dei contribuenti vengono trasferite dai poveri ai ricchi, mentre Internet, senza regole, trasforma la sfera pubblica in un teatro di disinformazione, misoginia e odio razziale.
Scienze. “Le grandi potenze sorgono dall’alleanza tra politica e scienza. Dagli anni 1940 gli Stati Uniti hanno creato istituzioni statali per finanziare la scienza e attrarre scienziati.” Grandi menti come Einstein, immigrate dall’Europa occupata dai nazisti, sono state alla base del superpotere americano. Oggi Trump ha tagliato i finanziamenti a laboratori di ricerca prestigiosi, come John Hopkins e Harvard, e ha scoraggiato l’immigrazione di giovani scienziati, mentre i ricercatori americani esperti fuggono in Europa. Il partito repubblicano al potere ha messo in dubbio la stessa scienza, quella medica e quella del cambiamento climatico. Ha smobilitato le vaccinazioni, creando un’epidemia di morbillo. Ha licenziato specialisti nella disinfezione delle navi da crociera, e ora su una di queste è scoppiato l’Hantavirus con morti a bordo. Ha cancellato progetti per rinforzare le coste atlantiche, ed ora l’innalzamento dei mari renderà le coste della Luisiana inabitabili.
Energia. “Gli idrocarburi (carbone, petrolio, metano) stanno diventando obsoleti. Eppure l’amministrazione Trump ha cancellato la transizione a un’energia pulita finanziando tecnologie senza futuro.” Ha bloccato tutte le iniziative promosse da Biden contro l’inquinamento di aria e acqua, le agevolazioni per auto elettriche, pale eoliche, pannelli solari, mentre il prezzo dei combustibili fossili è alle stelle. Questa politica distrugge la salute degli americani, e favorisce le industrie estrattive che traggono profitto dai prezzi alti del petrolio e dal carovita. È la forma più elementare e letale di suicidio dell’America e di omicidio dei suoi cittadini più vulnerabili. La Cina beneficerà enormemente di queste scelte brutali.
Tecnologia. “Le grandi potenze sono sorte per mezzo di nuove tecnologie, soprattutto militari. Spendendo cifre astronomiche, l’amministrazione Trump ha scelto di favorire armamenti del passato”, snobbando le armi del futuro, come quelle ideate dall’Ucraina per resistere all’invasione russa. Quando gli Stati arabi del Golfo sono stati attaccati dai missili iraniani, si sono rivolti a Zelensky per comprare le sue nuove armi di difesa, che l’America non possiede. Trump vuole navi corazzate da 2° guerra mondiale, che porteranno il suo nome e che una piccola mina iraniana può affondare. “Questo atavismo strategico è un pericolo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.”
Diplomazia. “L’arte diplomatica è stata distrutta da Trump. È necessario un corpo diplomatico di esperti che parlino le lingue e comprendano la cultura delle altre nazioni. Trump li ha licenziati. Pensa che il mondo farà quel che lui vuole perché l’America è grande e cattiva”, e lui è l’unico esperto a fare accordi e affari. La realtà è che Trump non sa negoziare, sa solo bullizzare e offendere. Ad eccezione della Russia di Putin, di fronte a cui mostra una vulnerabilità sospetta. Trump ha messo le negoziazioni con l’Iran in mano a due incompetenti (Witkoff e Kushner), che hanno interessi economici personali nelle zone di conflitto. Gli iraniani sanno negoziare, e capiscono che le iperboli sconclusionate di Trump sono vuote. Sanno che Trump è preda del suo ego incontrollabile, e giocano d’anticipo. Il suo bisogno disperato di grandiosità è il marchio narcisistico di questa Presidenza recitata per la TV. “La diplomazia degli Unni era molto più sofisticata”.
Alleanze. “Tutte le grandi potenze hanno alleati. Trump ha deriso alleati utili” (l’Europa, la NATO) e li ha marginalizzati senza alcun motivo, se non per capriccio personale, per rancore e per far piacere a Putin. Trump non ha il senso dello Stato né quello dell’interesse nazionale, quindi non capisce a che cosa servano gli alleati. È indispettito perché sta perdendo una guerra e ritira le truppe americane dalla Germania, truppe stanziate lì perché l’America argini le mire imperialiste della Russia. Forse le ritira per dar via libera a Putin. Sembrano scelte basate sulla ripicca personale: ha insultato gli alleati, e poi pretende che lo aiutino nella guerra sconsiderata contro l’Iran. Non ha neppure rispetto per gli alleati arabi che ospitano le basi militari USA, che hanno finanziato la sua famiglia, e che ora vedono distrutte le proprie centrali petrolifere e bloccate le proprie economie da scelte strategiche errate di cui non sono stati neppure informati.
Finanze. “Un bilancio disastroso è causa di molti collassi del potere statale nel corso della Storia. Sotto l’amministrazione Trump il debito nazionale USA ammonta a quasi 40 trilioni di dollari. Il debito nazionale è più alto del PIL per la prima volta dalla fine della 2° guerra mondiale. L’enormità del debito attuale non è dovuta ad emergenze come una guerra mondiale, ma al rifiuto di tassare i ricchi e le compagnie multinazionali. In queste condizioni non si possono combattere e vincere guerre, né mantenere i servizi sociali che permettono a una società moderna di funzionare. Il governo USA è diventato un’assistenza clienti per i miliardari.” Le guerre non possono essere vinte da persone incompetenti che prendono decisioni sbagliate e usano le armi sbagliate. L’attacco all’Iran, mentre erano in corso i negoziati, ha tradito il popolo iraniano a cui pareva volesse portar soccorso, ha decapitato una leadership disposta a negoziare. Al suo posto c’è ora un regime più feroce, più repressivo e determinato a non cedere Hormuz.
Non si può porre fine alle guerre senza un’abile diplomazia, senza alleanze, mentre si specula sugli alti e bassi del prezzo del petrolio in un gioco vergognoso di corruzione. In futuro si saprà se quest’uomo che ha graziato un pastore evangelico, suo consigliere spirituale e stupratore di una bambina di 12 anni, sia anche un traditore al servizio del nemico dell’America.
Il fatto che Trump sia riuscito a portare la superpotenza americana al suicidio in un solo anno dimostra che le condizioni precedenti non erano sostenibili. Ingiustizie storiche strutturali hanno reso possibile l’attuale tentativo di auto-annientamento. Snyder non si sofferma su queste ingiustizie strutturali, perché sono troppe, e mai emendate. Io mi limito a indovinarne qualcuna vistosa: il sistema dei Collegi Elettorali, creato per ostacolare il voto dei neri, quando in democrazia dovrebbe valere il principio “una testa, un voto”; la Repubblica Presidenziale, che concentra troppo potere su una persona sola; una Corte Suprema scelta dal Presidente in carica, con mandato a vita: 9 giudici vecchi e intoccabili che dettano legge a tutta la nazione! Solo due strade sono ora percorribili, secondo Snyder: la caduta autoindotta della Repubblica, oppure il riesame degli ideali americani e una ristrutturazione della politica che dia più potere e giustizia ai cittadini.
È mia modesta opinione che la seconda ipotesi sia percorribile solo se a novembre prossimo l’affluenza alle urne sarà schiacciante, superiore al 64% degli aventi diritto nel 2024, o del 55% nel 2016. Se metà dell’elettorato americano sarà pigro, indifferente, disinformato e non andrà a votare perché il candidato è nero o perché è una donna, si meriterà calamità più gravi e numerose delle piaghe d’Egitto.

 

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