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In questa casa Garibaldi dormì

SALVATORE RONGA
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La luna si levava sui colli. La finestra era un rettangolo giallo. La Patria attendeva. Anche lo scalpello, a pochi centimetri dalla lastra di marmo. Poi un’ombra smorzava il lume, e – toc toc toc- il martello batteva le ore della Storia.
Bastava che il Nostro si assopisse, anche solo per una pennica pomeridiana, e subito il lapicida ci dava dentro. Tramandava ai posteri l’avvenuto trapasso nel mondo dei sogni – così il numero dei mondi passava a tre.
Le signore della Buona Società, animate da spirito patriottico, si contendevano il sonno del generale. ”A casa mia ci ha dormito così bene che abbiamo dovuto svegliarlo con le cannonate”. ”Si è addormentato subito, come un sasso”. ”Ha sbadigliato, ma più volte, comunque aveva sonno”. ”Ha russato così tanto che tremavano anche i vetri alla finestra”.
Per l’Eroe dei due mondi il Risorgimento fu la stagione del sonno.
Lo dicono fonti epigrafiche disseminate su e giù per lo stivale. ”In questa casa Garibaldi dormì”.

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SALVATORE RONGA

Nacque a bordo di un’isola nel golfo di Napoli, Ischia. Sbarcò raramente, così da poter attribuire al rollio ogni tormento esistenziale. Sperimentò varie forme di gastrite. Perse i capelli, ma non perse tempo a raccoglierli. Amò più di quanto i suoi amici sospettassero e odiò molto meno di quanto i suoi nemici avessero creduto. Venne alla luce il 13 luglio 1969 e da allora non fa che scrivere e riscrivere il suo epitaffio.

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