Oggi mi va di intervistare una persona anziana. Non che io sia giovane, eh. Ma lui ha dieci anni più di me, un traguardo rispettabile. Michel Polnareff non è qui con me, è un colloquio immaginato e immaginario, sia chiaro. È come se intervistassi una bambolina che fa no, no, no, dietro la vetrina. Chissà quanti lettori se la ricordano: pochi, tantissimi, nessuno, solo io.
Quei tre accordi con cui ho spaccato i timpani del mio prossimo con una chitarraccia da quattro soldi sono tutta colpa di Michel. Un po’ francese, un po’ russo e tutto ebreo, faccia femminea con un gran naso e una erre difficile da superare in arrotazione, piccolino e fragile, che un soffio di vento se lo portava chissà dove. L’ abbiamo pensato tutti: è un omosessuale parecchio coraggioso, per quella fine anni sessanta. Invece lui stava, all’ epoca, indovinate, con Emmanuelle. Cioè, Sylvia Kristel, sogno erotico di una generazione.
La bambolina diceva no a noi, quattordicenni spesso muniti di occhiali e brufoli, non al francesino coi capelli ossigenati!
Michel è ancora attivo, in tutti i sensi, sulla scena del musicale (per dirla con Elio) e dopo sessant’anni ci fa un gran piacere.
L’ intervista, come previsto, non c’è. Solo tre accordi. Ma hanno cambiato la vita di una generazione. O forse, solo la mia.

Michel Polnareff

Imperdonabile!!😂
Ma come? Un’intervista senza…intervista?😜
Eh, ma “Love me, please love me”, vuoi mettere?
Però anche ” Âme Caline”.