Europa_istruzioni_per_lignavia

Europa, istruzioni per l’ignavia

Fate conto che il cinema etico di Krzysztof Kieślowski abbia incontrato il talento per il reportage di Ryszard Kapuściński.
Aggiungete un’attrice con una faccia e un corpo veri come Eszter Tompa. Se siete un genio come Radu Jude e avete delle idee, vi bastano a questo punto un iPhone e una decina di giorni di riprese.
Il risultato? Europa ’51 di Rossellini attualizzato ai disastri del nostro vecchio continente, devastato da razzismi, nazionalismi, fascismi, ragionamenti da poco e povertà dilagante.
Siamo vecchi dinosauri sembra volerci dire subito il regista a inizio film, quando segue Glanetaşu, un senzatetto che cammina raccogliendo spazzatura nel Dino Park, un giardino con dinosauri animatronici nei pressi di Cluj-Napoca. Impreca, inciampa e raccoglie quel che trova in un grosso sacco di plastica.
Siamo nella Transilvania che, un tempo ungherese è dal 1918 territorio rumeno.
Glanetaşu torna in città, chiede per strada senza successo un lavoretto o pochi spicci e rientra nel suo rifugio di fortuna, nelle cantine di un edificio che deve essere ristrutturato.
Arriva una squadra capitanata da Orsoloya, ufficiale comunale addetta agli sfratti: deve sgombrare, non può più stare lì. L’uomo abbozza, dice che sta finendo di sistemare e chiede se possono tornare dopo mezz’ora. Orsoloya, che è gentile, accetta, ma quando torna il poveraccio è impiccato al calorifero con un filo di ferro e non c’è più niente da fare.
E come nel Decalogo di  Krzysztof Kieślowski Orsolya non può sfuggire allo strazio etico. Per la legge non ha nessuna colpa, ma lei se le sente addosso tutte. Si sente responsabile della fine di quel poveraccio e gira per la città cercando comprensione. Incontra la madre, un suo superiore, un vecchio studente (prima insegnava diritto all’università), un’amica, un pope. Tutti l’assolvono ma quello che lei cerca è in realtà una condanna. Un’espiazione.
Nei pellegrinaggi della donna conosciamo la città con tutti i suoi problemi, specchio di quelli di tutto il Continente. Appunto, Kontinental ’25. E il racconto potrebbe essere un libro di Ryszard Kapuściński.
Sopravvivono gli scorci magici del passato. Come a Praga, come a Budapest. Vie lastricate con belle case antiche curate, vecchie chiese, costruzioni di austroungarico. Ma basta attraversare una strada per assistere alla devastante speculazione immobiliare di cui è rimasto vittima anche il senzatetto.
C’è il conflitto fra ungheresi (Orsolya ha origini magiare) e i romeni, animato da feroce disprezzo reciproco. C’è persino chi rimpiange il pre-1918, il momento in cui la Transilvania scelse di appartenere politicamente alla Romania. Ci sono moltissime  parole (buone: il film ha vinto il premio per la sceneggiatura all’ultima Berlinale) che raccontano non solo la società ungherese, ma l’Europa tutta e anche il mondo. Dall’Unione europea ai migranti, da Orban a Trump.
Orsolya  vaga e noi impariamo, conosciamo, in un film che è finzione ma anche saggio politico. Senza mai annoiarci perché il regista alterna il realismo drammatico a situazioni grottesche e surreali, che in certi siparietti ricordano il cinema di Kaurismaki.
Il momento più grottesco è la passeggiata nel parco di Orsolya col pope: raramente si è visto tratteggiato sulle schermo un ritratto così impietoso di un uomo di fede. Neanche il pope è sconvolto da quello che è accaduto e non ha niente di diverso dagli altri nella sua convinta assoluzione.
Le persone ormai sono rassegnate e accettano tutto quello che non funziona, il massimo che si concedono è un po’ di rammarico, ma ogni reazione e azione sono lontane. L’ignavia regna, nessuno ha voglia di mettersi in gioco, di fare qualcosa per gli altri. Intanto l’Europa va alla deriva.

Kontinental ‘25 – Regia di Radu Jude -Con Eszter Tompa, Gabriel Spahiu, Adonis Tanta – Nella sale dal 25 giugno

In questo link le sale dove è possibile vedere il film a partire dal 25 giugno

 

 

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