La bambola rubata

Fin da piccola, ricordo l’aggirarsi in casa d’una segaligna figura femminile vestita sempre di nero.
Si chiamava Anna, era vedova con due figli; silenziosa ma efficiente veniva tutte le mattine in tram da una zona sperduta sull’Ardeatina per aiutare mamma e nonna a organizzare la casa.
Rimaneva con noi fino a dopo aver servito il pranzo, quindi ripuliva tutto e se ne tornava in tram dalla sua famiglia.
Io e mia sorella le eravamo molto affezionate e spesso, per non farla pranzare da sola, ci sedevamo con lei in cucina anziché in sala con la famiglia, provocando i rimbrotti della nonna.
Quando, per motivi familiari, Anna decise di lasciarci, per noi fu una tragedia, anche se davanti alle nostre faccine tristi promise che sarebbe ritornata.
Al suo posto, dopo vari colloqui, arrivò una bella signora bionda di aspetto fine e delicato che sembrò assai affidabile agli occhi dei nostri genitori e che da subito piacque anche a noi bambine.
Quell’anno Babbo Natale era stato molto generoso con noi, avevamo meritato tantissimi doni, tra cui una bambola neonata ciascuna: la mia era paffutella, vestita di rosa e con una boccuccia a cuore semiaperta; in dotazione aveva un biberon riempito con un liquido biancastro che avvicinato alla boccuccia, a seconda del movimento, faceva scendere o salire il livello del finto latte, simulando così una poppata.
Tenevo moltissimo a quella bambola e volevo assolutamente nutrirla, quindi dopo un primo periodo di solo biberon passai allo svezzamento preparandole improbabili pappette.
Un giorno, mentre tentavo di imboccarla con una poltiglia di foglie macerate, ahimé, con il cucchiaino graffiai la rosea guanciotta e mi accorsi disperata che in un punto si era tolto un po’ di colore.
Povera piccolina, per la troppa cura l’avevo quasi sfregiata!
Dopo l’infortunio pensai di lasciarla a riposo e per qualche giorno giocai con altre bambole; fu perciò un duro colpo quando cercandola non la trovai più.
Disperata guardai in tutte le stanze, rovistai persino tra i giochi di mia sorella pensando che forse potesse averla nascosta, ma nulla, la bambola era sparita.
Passarono i mesi e piano piano mi rassegnai a non vederla mai più.
Intanto il legame con la nostra nuova domestica si andava rafforzando, lei ci parlava sempre delle sue due figlie, perciò il suo invito a pranzo una domenica ci sembrò una bellissima occasione per poterle incontrare.
Mentre nonna storceva il suo naso aristocratico, i nostri genitori fortemente democratici ci diedero il loro benestare ad andare.
Era una uggiosa domenica autunnale, mamma ci aveva lasciato con mille raccomandazioni, la signora aveva preparato per noi un delizioso pranzetto, le sue bambine, anche se più piccole di me, si erano dimostrate accoglienti e simpatiche, la naturale conclusione di quel pomeriggio fu andare a giocare nella loro stanzetta.
Non potrò mai dimenticare il momento in cui entrando la vidi, sì proprio lei, la mia bambola in bella vista, seduta su un mucchio di altri giochi.
“Forse hanno una bambola uguale” pensai prima di dare in escandescenze, ma avvicinandomi per prenderla notai quel piccolo segno, riconoscibile, proprio sulla guancia.
Che fare? Urlare dicendo è la mia, l’avete rubata!
Anche la mia sorellina si accorse che si trattava proprio della mia bambola; ci guardammo senza parlare.
Non so se a quell’età si può essere saggi, so solo che non gridammo a squarciagola smascherando il furto, credo ci fermò l’idea che magari era stata la mamma a regalarla a quelle povere bambine senza il papà.
Riuscimmo a giocare nonostante il magone e finalmente arrivò l’ora in cui la mamma venne a prenderci.
A casa singhiozzando le raccontammo l’accaduto. Lei non accusò nessuno; si accovacciò vicino a noi e ci spiegò con calma che forse Babbo Natale non aveva fatto in tempo ad andare da quelle bambine che abitavano tanto lontano, e che quindi la loro mamma per farle felici aveva preso in prestito una bambola da noi.
Perché proprio la mia? L’ingiustizia era palese e la spiegazione, nonostante gli insegnamenti del Libro Cuore, venne assai faticosamente digerita.
Cosa si dissero i grandi non ci fu mai svelato, fatto sta che la bella signora bionda rimase fino al rientro di Anna. Non rivedemmo mai più quelle bambine né tantomeno la mia bambola neonata di cui ricordo ancora perfettamente la rosea guancia paffuta, resa unica da quel piccolo sfregio.

2 commenti su “La bambola rubata”

  1. Che bella storia!
    Un intreccio di sentimenti e di circostanze che sfociano in una morale che forse ha sfaccettature variegate.
    Complimenti oltre che per l’esposizione del racconto anche per la dovizia di dettagli, grazie a un’ invidiabile memoria.
    Brava amichetta.🥰

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