Quando ero bambino tutti, anche i contadini, in Emilia erano cacciatori e tutti avevano il cane. Si dividevano tra coloro che avevano i cani da ferma e chi i segugi per la lepre.
Io mi appassionai al cane da ferma,
Ebbi una pointer meravigliosa che mi accompagnò nelle uscite per i primi anni, quando andavo al liceo.
Educai io quella cagnetta: nel mese di Giugno arrivavano le quaglie.
La caccia inizia in settembre e in quel periodo estivo di inizio estate io imparai con il la mia cagnetta a riconoscere i luoghi della fauna “selvatica”, vidi cosa voleva dire per il cane “sentire”, “puntare”, “mettersi in ferma”.
Era un rapporto speciale fra uomo e cane che solidarizzavano.
Era questa la bellezza della caccia, che aveva dei riti, compreso il rispetto per la selvaggina, che era comunque identificata e regolata.
Naturalmente non avevo mai visto un cinghiale in Emilia, che oggi, invece imperversano in tutta la Regione e anche in tutto il nostro Paese, importati, per volontà delle cosiddette associazioni dei cacciatori, in Italia dall’Ungheria, con scopi cosiddetti “venatori”, senza nessun ragionamento faunistico e dí compatibilità territoriale, creando guai e danni incalcolabili.
La mia fu una “passione” discutibile certo, ma era un mondo che aveva delle regole e un senso.
Allora i cacciatori “veri” disprezzavano un po’ quelli che cacciavano nelle “ riserve”, dove spesso i fagiani venivano immessi nella natura senza nessuna altra ragione che essere cacciati, senza viverla.
Quante albe e giornate peró passai con il fucile in spalla e il mio pointer di fianco, sperando di vederlo in ferma, perché aveva “sentito” le starne o una beccaccia o addirittura una lepre.
Incrocio che avveniva talvolta, ma in ogni caso erano certo più le volte che si tornava a casa “senza aver sparato un colpo”, come si diceva allora.
La caccia vissuta così è la storia di una epoca finita, perché é finita quella agricultura dei contadini senza macchine e del paesaggio naturale che permetteva un rapporto reale fra uomini che vivevano in campagna e la flora e la fauna che potevano ancora convivere.
Fu comunque anche il Politecnico che mi tolse questa passione erede di un periodo “agreste” che non si poté più riproporre perché coincideva con i tempi di studio e soprattutto di esami.
Io ogni tanto, per spiegare che cavolo di mondo é quello degli attuali propugnatori della “caccia” con questa assurda proposta di delegare alle Regioni questa vicenda, racconto come e quando decisi di smettere definitivamente.
Erano ancora i primi anni di Politecnico ed un giorno presi la mia pointerina per fare un giro e mi avviai nella campagna. Dopo un’ora, la pointerina si mise in tensione e si pose in ferma.
Aveva trovato un volo di starne, evento certo non comune.
Avete mai visto un cane in ferma? È uno spettacolo meraviglioso, istintivo e forte: il cane si blocca, getta uno sguardo verso di te, come se ti parlasse e inizia uno rapporto che si conclude con il volo delle starne e il colpo di fucile. Se il colpo va a buon fine il tuo cane recupera la starna e la deposita ai tuoi piedi.
Quel giorno non fu così. Le starne ovviamente si alzarono, ma eravamo tra le viti che sono il paesaggio delle nostre colline ed io riuscii a stento a vederle volare via .
Succedeva e pazienza comunque, era stata in ogni caso una emozione.
Dopo poco sentii degli spari, provenienti da fondo valle. “Stai a vedere che questi si sono presi le mie starne!”, mi dissi.
Dopo poco raggiunsi il luogo e vidi tre o quattro disgraziati che sparavano apparentemente in aria.
“Ma a cosa sparate?”
“Alle rondini” risposero con aria naturale. “Bisogna pure divertirsi”.
Era molti decenni fa e io compresi che non avevo nulla da sparire con quei “cacciatori”.
Che questo nostro Governo proponga oggi di estendere la caccia mi lascia basito ed è la dimostrazione provata che siamo in mano ad una classe dirigente senza cultura e dignità.


Per me, questo profuma d’infanzia, un mondo che non c’è più, un insieme di fragranze e rumori perduti.
Io, per fortuna (mia), ho saltato la prima “fase evolutiva”. Ho sempre pensato, fin da piccolissimo, che un animale ucciso, massimamente per fini di divertimento, fosse una vita inutilmente spezzata e peggio ancora comportasse inutili sofferenze ad un essere senziente. Ma fa sempre molto piacere constatare che c’è chi prende coscienza di queste convinzioni. Quanto alla nuova legge sulla attività venatoria, niente di cui stupirsi. L’ennesimo regalo di un Governo, il cui operato tutti possono giudicare, ad una categoria che in passato portava voti ai politici e vantaggi economici per i soliti noti fabbricanti di armi. Ma… i tempi mi auguro siano cambiati. Negli ultimi 40 anni il numero di licenze di caccia è diminuito del 60%, mentre la popolazione italiana si dichiara, nell’80% dei casi, contraria alla caccia. Mi auguro che questa sparata elettorale (ché tale è in sostanza) si riveli un perfetto boomerang.
d’accordo con te, su tutto.