La mia nuova casa, già la vedo.
Sarà un luogo che mi assomigli, lontano dai frastuoni del mondo. Un rifugio dove poter essere me stessa, che mi conceda lo spazio che chiedo e mi accolga come un abbraccio silenzioso, appena varcata la soglia.
E allora, nel grande specchio dorato all’ingresso, mi vedrò, finalmente serena. Un tappeto in corridoio rallenterà i miei passi, per lasciare fuori tutta la fretta degli altri.
Ci saranno stucchi antichi, rosoni intorno a lampadari scenografici, tracce di liberty qua e là: sulle pareti, nei dettagli. I pavimenti cambieranno da stanza a stanza, tra legno che disegna geometrie e cementine dai colori vivi, con qualche boiserie bassa, forse verde salvia.
Non mancheranno finestre ampie e alte, in ogni stanza. Le pareti saranno tinte di luce pastello; i libri saliranno come rampicanti verso soffitti generosi, dove lo sguardo potrà perdersi e ritrovarsi.
E su quelle librerie che si inerpicano, su mensole che diventano sentieri, i miei due gatti — il certosino grigio e il tigrato rosso — troveranno i loro percorsi: punti di osservazione da cui scrutare il mondo e custodire misteri.
Voglio che la casa raccolga ciò che mi piace: souvenir di viaggi, oggetti di famiglia, piccoli tesori scovati ai mercatini, poster, disegni, quadri scelti nel tempo. Mobili non acquistati per riempire, ma selezionati con cura, uno dopo l’altro: modernariato, artigianato, recuperi eclettici, anche qualcosa di bohémien.
Colori che a volte brillano, altre volte riposano.
Ci sarà un angolo per leggere e scrivere: una poltrona accogliente, una luce gentile, una scrivania che ospiti libri e quaderni aperti. Un posto dove fermarsi, leggere, prendere nota dei propri pensieri, che il caos di adesso spesso confonde.
La biancheria del corredo, rimasta troppo a lungo in un baule, tornerà finalmente a respirare. Sembrava aspettare un’occasione migliore della vita stessa. Ma la vita è qui. È ora.
Le tende saranno antiche, impalpabili, si muoveranno leggere come i ricordi: lino, organza, tulle. In qualche punto, la luce passerà attraverso una vetrata Art Nouveau, colorandosi, senza fretta.
Non ci saranno fiori recisi in casa. Solo piante vive, qualcuna sospesa. Le piante finte mi fanno tristezza.
La cucina sarà ampia, spesso profumata di dolci appena impastati. Da una grande finestra potrò guardare fuori e fermarmi un secondo, con le mani infarinate.
La musica avrà un posto tutto suo: una radio vintage, un giradischi, dei vinili graffiati, sempre gli stessi. Perché certe canzoni non smettono di tornare: sono frammenti di vita importanti. E finalmente lo spazio per il mio pianoforte, abbandonato da tempo, che mi dica: prova. La vita è musica, un tasto alla volta. Un’armonia che si compone.
Fuori, il terrazzo respirerà con la compagnia silenziosa delle piante a cui, a volte, parlare. Gli arredi comporranno un angolo di campagna provenzale: tavolo e sedie in ferro battuto, con un po’ di patina del tempo. Profumi leggeri, cinguettii, versi lontani di gabbiani. Respiri.
Uno sguardo che arrivi fino alla collina.
Il resto, alla giusta distanza.

Immagine dell'Autrice con AI

Manca un camino e il profumo di legna che lentamente si consuma
Un racconto che mi appartiene e mi rappresenta nei minimi dettagli. Bellissimo. Persino i gatti sono identici. Grazie per tanta intima bellezza!
Un sogno, una speranza…un progetto…un posto sicuro per vivere…