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Racconti

La confessione

ANTONIO QUAGLIARELLA
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Lui fissa i fari che incrocia. Lei guarda fuori – il buio, il niente. Se qualcuno li vedesse direbbe: sono sposati!
Lui ha voglia di fumare, ma le ha promesso, in un momento di debolezza, che non lo avrebbe fatto mai più. La mano va istintivamente alla radio ma non è inserita. Tutto questo grande silenzio è ormai l’unica cosa che condividono. Eppure si può immaginare che ognuno pensi a ciò che passa nella testa dell’altro.
Ormai non manca molto alla fine, anche del viaggio. Lei ha finito di dire ciò che voleva, sembrava leggesse nel nulla. Lui ora immagina un sorriso sul suo volto, la pensa contenta di essere riuscita a liberarsi del macigno che ora sta schiacciando lui.
Chissà se ci aveva pensato… no, a lei importa solo di se stessa: non liberata dal passato, ma finalmente libera del futuro. Lui, con fastidio, la apprezza per il coraggio. Il momento è duro da incassare ma ha un allenamento lungo una vita, sa come si fa a perdere.
Lei ormai sa che confessando ha cancellato la sua immagine di fedeltà, ma anche se ciò le dà piacere, non vuol darlo a vedere, perché ha un ultimo sussulto di rispetto verso quello che è stato il suo uomo e ora non più.
Entrambi si stanno cancellando per sempre.

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ANTONIO QUAGLIARELLA

Pugliese del ’44, una decina d’anni in ogni provincia e, partendo da Lecce, ha emigrato nel 2003 in Lombardia. Proprio l’anno del grande caldo, con questa regione in testa per il maggior numero di anziani sopravvissuti. Sempre nel campo finanziario, ha smesso (fortunatamente) di dare consigli il 30 aprile del 2013. Servizio militare assolto con gioia e onore nei Parà, la Toscana gli entra nel cuore in quel periodo, era 1968. Non resiste per tanto tempo a niente e a nessuno, quando ha potuto farlo si muove di conseguenza, riconoscendosi il merito di saper vivere con piacere in contesti molto complessi e diversi e questo sin da bambino. Ogni volta prova la stessa sensazione di avere di fronte una vita nuova di zecca da scoprire e questo gli moltiplica le forze. Viene cooptato nel Rotary International e si merita la Paul Harris Fellow, appena prima che istituissero il numero chiuso per i terroni. Questo continuo frazionamento di vita lo porta alla convinzione che l’ultima persona vicina non potrebbe mai avere sottomano una storia completa (quasi) della sua vita. Così comincia a scrivere. Ne fa le spese, di questo fiume di inchiostro, La Rivista Intelligente e la sua “mamma” Giovanna. Essere sé stessi sempre, qualche volta anche juventino, ha un prezzo da pagare. Solo una donna sempre al suo fianco, dai tempi della migrazione e l’accoglienza, continua a fargli sconti e a dargli credito e lui l’ha legata a doppio filo alla sua vita, ormai finalmente stanziale.

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