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Un film oltremisura

L’esordio alla regia di Kristen Stewart, 36 anni, già bambina prodigio, diventata famosa a 18 anni con la saga sul vampiro romantico Twilight, incuriosisce. Anche perché tutte le dichiarazioni rilasciate dalla neoregista mentre girava erano dense di entusiasmo.
Dopo aver visto il film di due cose sono sicura. La prima è che la Stewart sia sincera e che il romanzo portato sullo schermo l’ha appassionata. Ma sono anche certa di un’altra cosa: se ci fosse stato un produttore o anche solo un buon amico con il potere di farla ragionare, di contenere i suoi ardori, avremmo avuto un film migliore. Perché il difetto principale di La cronologia dell’acqua è: too much. Dovunque e in tutti i  sensi.
Oltremisura la storia della protagonista (non è detto che tutto quanto si scriva sia vero): nata in una famiglia disturbata, con un padre violento e incestuoso, borderline fin da ragazzina, propensa alle dipendenze, che siano alcol, droghe o sesso poco cambia, bisessuale, il che va benissimo, ma pure predisposta a rapporti sentimentali squilibrati, che comprendono anche una relazione sadomaso con una editor/domina.
E ancora, una madre debole e alcolizzata, una bambina nata morta, autolesionismo, matrimoni e relazioni che naufragano una dopo l’altra e il sacro fuoco della scrittura che non riesce a realizzare.
E pazienza, teniamoci la storia perché questo contiene il memoir di Lidia Yuknavitch che è anche docente di scrittura creativa (e ti pareva).
Ma arriviamo al secondo aspetto: lo stile scelto. Vogliamo definirlo cinema sperimentale? Videoarte? La voglia di rifarsi alle pellicole d’avanguardia degli anni Sessanta e Settanta? Di tutto un po’, ma, e questo è il problema, anche e sempre di più. La macchina da presa è incollata ai protagonisti in primi, primissimi piani che poi si fermano sui dettagli più minuti in inquadrature che sono più quadri che fotogrammi. Non contenta Kristen Stewart mescola i piani temporali, andando avanti e indietro nel tempo, con flashback, allucinazioni, incubi a occhi aperti, immagini che si liquefano in una pellicola che sembra prendere fuoco.
Il presunto potere salvifico dell’acqua, che dà il titolo al film e al libro, ne esce sacrificato e ridotto a tante nuotate, in piscina, in mare, nei laghi, con sequenze incapaci di comunicare il senso profondo di una rinascita.
Credo che Kristen Stewart abbia girato molto e si sia trovata alla fine con troppo materiale, che l’ha costretta a un montaggio sulle montagne russe. Aveva così tanto a disposizione che nei titoli di coda, inframezzati da fotogrammi, ne passa più d’uno che nel film non era presente.
Così nella ricostruzione della vita al massimo di Lidia l’impressione finale è quella di un gran disordine. E anche qui, un po’ va bene ma se al disordine non si contrappone altro per due ore e 13 minuti di film, il risultato è un’indigestione di storie e immagini impossibili da digerire.
Eppure del talento Kristen Stewart lo ha, perché qua è là ci sono flash incisivi e gli attori, soprattutto la protagonista, sono filmati e seguiti con enorme partecipazione.
Il film si salva quando in rari momenti imbocca una strada più tradizionale. Funzionano certe sequenze con il padre (Michael Epp), funziona la relazione con l’editor sadomaso (Kim Gordon), ci si diverte con Jim Belushi, eccentrico docente a un corso di scrittura non creativa ma collettiva. In queste pause narrative si tira il fiato, per troppo tempo invece si sta col cuore in gola.
Una notazione, fra gli attori c’è Earl Cave, figlio del musicista Nick Cave che crea uno strano corto circuito  per la sua grande somiglianza con Kristen Stewart.
La grande voglia di sperimentazione, la nostalgia del cinema underground, la trasgressione avrebbero potuto funzionare con un filo conduttore più “pulito” e ragionato che facesse da collante al tutto.
Certo, la regista avrebbe dovuto moderare la passione e affidarsi almeno ogni tanto a qualche istante di  razionalità: il risultato sarebbe stato un film forse non perfetto ma almeno discreto e soprattutto più fruibile.

La cronologia dell’acqua -Regia di Kristen Stewart – con Imogen Poots, Thora Birch, Charles Carrick, Tom Sturridge, Susanna Flood, Esmé Creed Miles, Kim Gordon, Michael Epp, Jim Belushi, Earl Cave – basato sul memoir di Lidia Yuknavitch (edito in Italia da Nottetempo) – Nelle sale dal  10 giugno

2 commenti su “Un film oltremisura”

    1. Guardandolo oscillavo fra indulgenza e insofferenza. Davvero, avrebbe avuto bisogno di maggiore misura e ordine. Opera prima, sceneggiatura incerta, materiale ostico troppo girato. Vediamo se ci sarà una seconda prova

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