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La memoria perduta dell’umanità

Giudice, sceriffo, sindaco: simulacri del potere e delle sue separazioni, in una realtà estinta da secoli, il mondo della democrazia. Come estinti sono il cielo azzurro, le specie infinite che percorrevano la terra, il sole sul viso, la pioggia, il vento, il mare, i fiori e gli alberi.
Mondi morti con la natura che ricopre la crosta terrestre, distrutta da cataclismi provocati dagli uomini stessi.
Sono queste le premesse di una delle serie più rilevanti, visivamente e politicamente affascinanti degli ultimi 10 anni: Silo, basata sulla trilogia di romanzi distopici dello scrittore Hugh Howey.
La natura e la struttura sociale e politica che oggi conosciamo sono relegati in Silo a vere e proprie voci senza afflato, alla mercé dell’unico potere reale, quello informatico.
Chi detiene la conoscenza informatica, homo faber con tratti fin troppo riconoscibili, resta il solo vivente che può interagire con le AI che gestiscono segretamente enormi silos sotterranei in cui l’umanità è relegata da secoli per proteggersi dai veleni di una Terra non più abitabile.
Il capo dell’IT, scelto dal sistema per le sue doti di dissimulatore e per la capacità di resistere al richiamo dell’etica, viene istruito sul da farsi da un’intelligenza che guida le scelte unicamente sulla base di dati e statistiche, su principi di mera utilità e autoconservazione, senza alcuna umanità nella piena e totale razionalità dell’ 1 e dello 0.
Questo mondo sospeso tra necessità, pazzia claustrofobica e dominio, separato per caste in cui chi comanda vive i piani alti del silo giù fino agli operai e ai contadini in basso, teme particolari categorie di indesiderati.
Si tratta dei curiosi, delle persone troppo intelligenti o brillanti, di chi cerca la memoria conservando o spacciando gli oggetti fuorilegge del vecchio mondo, il nostro, “reliquie” di cui si è perso talvolta persino il ricordo del senso e dell’uso.
Programmi di gestione e selezione delle nascite vengono applicati così per relegare l’intelligenza umana a una tranquilla medietà, che possa sedare sul nascere o evitare in anticipo qualsiasi tentativo di rivolta o sogno di scoprire cosa fosse il mondo di prima, vagheggiato come un mito.
Il ricordo, con la storia e l’identità personale e sociale, vengono cancellati e riscritti con l’aiuto della chimica.
La protagonista, Juliette Nichols, interpretata da Rebecca Ferguson in stato di grazia che sembra nata per la parte, sente di dover scoprire i misteri e la catena di errori che hanno portato alla terra inabitabile fuori dai silo, e sente di doverlo fare per recare verità ai suoi che hanno perso la storia, ma anche per noi, i suoi antenati.
Fondamentale nella risoluzione di Juliette – Juliette come la protagonista di “quella tragedia perduta di cui non si rammenta più il titolo” – la scoperta di un vecchio depliant pubblicitario di vacanze in Florida, una toccante reliquia nascosta e tramandata illegalmente da generazioni, con le immagini di una natura meravigliosa che Juliette fatica a decifrare, affascinante come le stelle.
Perché le stelle, per gli abitanti del silo, sono solo punti in cielo filtrati da un monitor, di cui si è perso persino il nome.
Perdere il nome è perdere il pensiero.
Juliette, ingegnere meccanico e combattente operaia intelligente e ribelle, figlia che non sarebbe dovuta nascere di madre giudicata a sua volta troppo brillante e morta suicida, perché medico che rifiuta di adempiere ai programmi di selezione delle nascite, sarà la portatrice di quella “Magnifica Humanitas” imperfetta, fragile e irripetibile che non è morta nei silo, solo sopita come una fiamma sotto la terra.
Ritrovare la memoria in Silo, seguire Juliette nella sua avventura, significa ritrovare la propria identità ma soprattutto ripercorrere la catena temporale delle scellerate decisioni di cui vediamo già oggi la direzione nel mondo reale.
In Silo il precipitare della specie umana ha già raggiunto il suo fondo, letterale e figurato.
A noi, oggi, tocca riconoscere gli indizi veri di questa china che ci parla per assonanze impressionanti e inquietanti, mentre ancora percorriamo la superficie della Terra, bellissima eppure ferita.
Riconoscerli nei mali del cambiamento climatico, nei deliri del superomismo accelerazionista, nel tecnofascismo disumano dell’illuminismo oscuro, nei tentativi di cancellare o edulcorare il passato di troppi revanscismi, nelle sirene che vorrebbero spacciare la sicurezza in cambio della libertà fisica e intellettuale; prima che sia troppo tardi.
La fiamma del personaggio straordinario di Juliette può indicarci la strada.

(Tre stagioni su Apple+ la quarta e ultima nel 2027)

 

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