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Manuale di sopravvivenza

La sindrome del supermercato (o della “vera sinistra”)

CHIARA BORIOSI
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Una delle prime cose a cui devi imparare a rassegnarti quando sei alta un metro e ottanta, è fare da commessa volontaria ai clienti del supermercato.
Di solito, funziona così.
Entri per prendere al volo una cosa, pagare alla cassa veloce ed uscire di corsa, tempo stimato per l’intera operazione 42 secondi netti in favor di vento.
E invece, ti ritrovi a soccorrere la vecchietta che non arriva alla confezione dei pannoloni che una mente sicuramente perversa, oltre che intrinsecamente idiota, ha piazzato a due metri e venti da terra.
Poi c’è il bambino che non arriva ad agguantare la scatola di pennarelli che pare la bandiera piantata sulla cima dell’albero della cuccagna da scalare a mani nude.
E vorresti non aiutare la signora cortodotata che ha bisogno proprio del detersivo per i piatti che sta in sulla vetta della torre antica dello scaffale più alto?!
E intanto è passata mezz’ora e nel frattempo non ti ricordi più cosa dovevi prendere tu, mentre un reduce di almeno quattro guerre con la dentiera fischiante che bufera scansati proprio ti chiede se, già che ci sei, potresti calargli dall’alto la sabbia per il gatto.
Ma questo sarebbe il minimo, ché effettivamente la mia la si potrebbe considerare una sorta di missione sociale.
A quanto pare, a suo tempo la Fata Madrina mi ha guardata in culla e ha detto: “questa è lunga, diamole in dono la sorte di fare da braccio di riserva ai bassetti di questo mondo”.
Che non è proprio come ricevere in dono la bellezza di Grace Kelly o il talento di Jane Austen ma pazienza, non si può pretendere.
Quello che invece mi tormenta è l’esistenza di tutto un mondo di racconti, miti e leggende metropolitane sul tema degli incontri per single ai supermercati.
Storie pazzesche di amori nati sopra un mazzo di ravanelli, di passioni scoppiate scegliendo un pacchetto di croccantini per cani, di scambi di sguardi intriganti e maliosi tra gli scaffali dei surgelati.
E lì mille domande mi si affollano in testa. Ma dove succedono queste cose? Ma quando, in quali supermercati, e soprattutto con chi?!
E se accadono davvero, perché le altre incontrano il sosia di Patrick Dempsey appena fanno la fila per il carrello, e a me invece vengono incontro solo tutti questi scappati dal cronicario?!
E siccome una spiegazione una deve pur darsela, finisce che pensi che a furia di parlare di politica ti si è sviluppata la sindrome della “vera sinistra”, quella che ruota sempre intorno alle stesse eterne domande: da dove veniamo, dove andiamo ma, soprattutto, perché sbagliamo sempre strada per arrivarci?!

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