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La Zizzona

GIORGIO LAIKA VANNI
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Immagine di Aglaja

Amo le strutture sferiche e rotonde perché il piacere ha queste forme. Non sto parlando di sesso perché il piacere è un discorso molto più ampio. A tutto tondo, appunto. Ed il cibo rientra a pieno titolo nella categoria. Alla bellissima ninfa etrusca Bapti-Palia gli Dei avevano insegnato l’arte della mozzata di bufala, l’odierna “mozzarella”. Ma era vincolata al segreto perché questa prelibatezza doveva cibare solo i palati divini. Lei lo custodiva gelosamente ed ogni giorno produceva queste golosità con il latte delle sue bufale, aromatizzandole con mirto o altri aromi. Un giorno vide un giovane, il pastore Tusciano, e se ne innamorò. E, per amore, gli confidò il segreto che lui, ingenuamente, diffuse.
In breve tempo i pastori iniziarono a produrre la mozzata di bufala e gli Dei, adiratissimi, punirono entrambi a vagare in quelle paludi senza mai più incontrarsi. Così fu ma i loro spiriti erano destinati a unirsi. Lui divenne il fiume Tusciano che scorre in lei, l’attuale città di Battipaglia, capitale della più sensuale e voluttuosa mozzarella che sia mai stata creata: la Zizzona.
Maestosa, pesa da uno a 15 chili. Gustarla è un’esperienza che, se non definisco ‘mistica’, poco ci manca. Odora di erba e campagna. Tagliandola sprigiona tutto il suo aroma perché il latte sgorga come fosse una sorgente di nivea purezza. Ma è sicuramente la forma che non passa inosservata perché rappresenta un seno, piccolo o grande, sempre perfetto con tanto di capezzolo turgido a impreziosire quest’antica opera d’arte gastronomica.
Mangiarla è pura gioia ma toccarla e stringerla fino al limite della sua consistenza, palparne la sofficità e la morbidezza . . . beh, forse tutto questo ha parecchio a che fare con il sesso.

Foto di Gianni Papa

Foto di Gianni Papa

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GIORGIO LAIKA VANNI
GIORGIO LAIKA VANNI

Ho iniziato a scrivere a 15 anni le cronache dei concerti del Grande Rock che passava per Roma. Né critiche né recensioni ma la trasmissione delle emozioni sull'onda della musica, specie il progressive. Ci presi gusto e tra lunghe pause, crisi, sopravvivenza e altro pubblicai il mio primo romanzo nel '98, "Oltre la nostra frontiera" da cui trassi uno spettacolo teatrale che ha girato un po' tra Roma, Napoli e l'Italia centrale. Poi venne "L'uomo che ritorna" e il copione teatrale "Damnatio memoriae" centrato sulla storia di Celestino V. Ammiro gli autori visionari come Orwell e Huxley, non mi so vendere, mi sento spesso un pesce fuori dall'acqua ma studio "cinismo" e "sarcasmo" da anni, purtroppo con scarsissimi risultati. Collaboro con LRì da agosto 2017 che ringrazio per la visibilità che mi concede e cerco di ripagarla con le mie "visioni", criticabili quanto si vuole ma quasi sempre fuori dal coro e non scontate.

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