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Pensieri Letterari

lasciarsi andare

SALVATORE RONGA
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Foto di Salvatore Basile

il sale su per le narici fino al cervello, gli occhi strizzati, la curva dell’acqua indugia lenta e gioca con il mento, con la fronte, le ciocche si scompongono a ventaglio e nervi gelidi pizzicano il cuoio, le braccia piegate e il palmo delle mani fuori, così a lungo che la punta delle dita è asciutta, anche la buccia delle ginocchia; il piacere è conflitto, è misura del contrasto, e ti da la vertigine delle tante cose che ancora devi scoprire, perché sei solo un bambino;

lentamente l’acqua invade la conca delle orecchie e la riempie, e il bacino si sposta con un movimento impercettibile perché il corpo sa, anche se tu non sai, e trova sempre un suo equilibrio; ora non solo vedere, anche sentire è attutito, eppure più profondamente acuto, quel che è lontano è vicino, e viceversa, ma a sprazzi, seguendo l’andamento del mare e del guscio vuoto che sei: il motore di un fuoribordo, lo schiaffo di un tuffo, il borbottio di due ragazzi, come se l’infinito liquido in cui sei immerso avesse vene che lo collegano ai confini del mondo;

diventa così facile lasciarsi andare, troppo facile fingere di morire per tenersi a galla con uno sforzo che non immaginavi connaturato, ed è l’istante in cui contro ogni legge di natura anche morire per davvero non ti fa più paura, perché è il nulla, e quel nulla lo hai abitato; ma ci stai pensando e chiudi gli occhi, e mentre vai giù ritrovi braccia e gambe per risalire in superficie e riprendere fiato.

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SALVATORE RONGA

Nacque a bordo di un’isola nel golfo di Napoli, Ischia. Sbarcò raramente, così da poter attribuire al rollio ogni tormento esistenziale. Sperimentò varie forme di gastrite. Perse i capelli, ma non perse tempo a raccoglierli. Amò più di quanto i suoi amici sospettassero e odiò molto meno di quanto i suoi nemici avessero creduto. Venne alla luce il 13 luglio 1969 e da allora non fa che scrivere e riscrivere il suo epitaffio.

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